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“Respect”, la recensione del biopic su Aretha Franklin con Jennifer Hudson

Arriva in sala “Respect”, un normale biopic con un unico pregio: la voce di Jennifer Hudson come cantante. Nient’altro.

La vita di Aretha Franklyn è nota. Il film “Respect” si lascia sfuggire un’opportunità: portare a conoscenza di tutti che donna sia stata. Poteva essere un film potente, coinvolgente, due ore e mezza di emozioni. Senza le canzoni interpretate dal premio Oscar Jennifer Hudson, probabilmente sarebbe un normalissimo film HBO.

La Hudson “è” il film: con grande coraggio, affronta anche i brani gospel del grande disco inciso nel 1972, “Amazing Grace”, registrato nella New Temple Missionary Baptist Church a Los Angeles . Ma non basta.

"Respect", la recensione del film su Aretha Franklin

“Respect”, recensione del film su Aretha Franklin

Nella sua voce mancano i graffi della voce di Aretha, ma quelli sono frutto di anni di sofferenza, dolore, lotte. È quella spezia in più che ti fa sentire una scossa lungo la schiena quando ascolti the Queen of soul. Forse per questo il video originale della regina del soul prima dei titoli di coda, ti arriva come un’onda potente: l’unico vero brivido dell’intera pellicola. La regista, Liesl Tommy, ci regala una perla tratta dal repertorio della cantante, una delle sue ultime esibizioni alla cerimonia di insediamento di Barack Obama, ma fa un autogol mettendo a confronto le due voci. 

"Respect", la recensione del film su Aretha Franklin

I temi c’erano tutti: l’abuso su una minore celata da un muro di ipocrisia di una comunità religiosa , la gravidanza di una Aretha poco più che bambina, le violenze domestiche da parte del marito Ted White (Marlon Wayans), le battaglie civili dei neri d’America con Martin Luther King (erano amici di famiglia e Aretha canterà al suo funerale), l’alcolismo, la sua malattia mentale, il razzismo dei bianchi contro i neri e dei neri contro i bianchi, il maschilismo imperante.

"Respect", la recensione del film su Aretha Franklin

La vita della Queen of soul è di per sé un copione. Vederla  ridurre a una lenta sequenza di episodi, far apparire Aretha come una perenne vittima di uomini sbagliati, a partire da suo padre, delude. La vita di Aretha resta sfocata sullo sfondo. Nessuna figura o situazione è approfondita. Sembra una classica biografia autorizzata.

Forest Withaker interpreta benissimo il reverendo C.L. Franklyn, predicatore battista egocentrico, marito maltrattante e padre manipolativo. 

"Respect", la recensione del film su Aretha Franklin

Probabilmente “Respect” era un film che la regista avrebbe dovuto affrontare avendo alle spalle una maggior esperienza. Sprecare tanto materiale umano e artistico, è un peccato.

A dispetto del titolo, la figura di Aretha Franklin non è stata rispettata

Manca in “Respect” di Liesl Tommy la grinta che tuona nelle parole del brano della grande Aretha, manca la consapevolezza di una donna nera nell’America degli anni Sessanta e Settanta, attivista, che si fa voce dei diritti delle donne afroamericane. Manca la Aretha che nel film viene avvicinata da una donna al termine di un concerto dicendole “grazie per aver raccontato anche la mia storia”.

What you want
Baby, I got it
What you need
You know I got it
All I’m askin’
Is for a little respect 

Questa è l’Aretha che manca nel film Respect. Ed è un vuoto che si sente.

‘Cause baby, there ain’t no mountain high enough
Ain’t no valley low enough,
Ain’t no river wide enough
To keep me from getting to you, baby 

No, purtroppo questo “Respect” impedisce di arrivare a te, piccola.

“Respect” di Liesl Tommy, con Jennifer Hudson, Forest Whitaker e la partecipazione di Mary J. Blige sarà al cinema dal 30 settembre.

"Respect", la recensione del film su Aretha Franklin

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Redazione

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