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Corea del Nord: il regime di Kim Jong-un vieta jeans e abiti alla moda

Corea del Nord, vietati jeans e abiti alla moda
A maggio, il governo Nord Coreano ha varato una legge che impone come vestirsi. Questo nonostante l’articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti umani sancisca che “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”.

In Corea del Nord tale diritto non viene rispettato: sono ammessi la tortura, il lavoro forzato nei campi di prigionia e la pena di morte. Inoltre, il governo controlla le attività dei cittadini nord coreani, impedendo loro di lasciare il Paese, bloccando Internet e i sevizi di telefonia mobile.

Il regime limita tutti i diritti civili e politici, la libertà di religione. Discrimina i gruppi a rischio come le donne. Ignora le libertà di pensiero, di espressione e di movimento. Ed ora il governo della Corea del Nord impone ai cittadini anche come vestirsi.

La moda è libertà, e fa paura alla Corea del Nord

Una forma di libertà è anche decidere sul come vestirsi. Acquistare un abito non è un atto fine a sé stesso. Scegliere di seguire le proprie tendenze vuol dire affermare di non essere allineati, ma inconsapevolmente si entra a far parte di un gruppo, o meglio di un ordine sociale, che vuole contestare un determinato modo di apparire. Al contrario, si desidera comunicare agli altri di abbracciare la tendenza e di essere parte di una società contemporanea e in linea con i tempi.

La moda è un fenomeno evolutivo e insieme un’arte. Gli abiti che indossiamo sono comunque espressioni di libertà alle quali non si deve rinunciare. È una forma per esprimere la propria dipendenza dal sentirsi liberi di scegliere ed esibire l’appartenenza a un preciso stato sociale. Accondiscendere ai dettami della moda non vuol dire ostentare la propria disponibilità economica. Gli abiti di tendenza, infatti,  possono essere acquistati anche nei negozi di Fast Fashion e non necessariamente nelle boutique delle Maison più famose.

È plausibile supporre che sia stato il dandysmo il momento di svolta, dove si è manifestata per la prima volta una forma di libertà di espressione, una voglia di uscire da schemi prestabiliti e dedicarsi ad una ostentazione della bellezza e della cura del proprio aspetto.

«La moda è inclusività culturale»

Pierpaolo Piccioli, Direttore Creativo Valentino

Gli abiti sono storie, memorie e codici della personalità: dettagli che assecondano il corpo e rompono i canoni. Per tal motivo sono anche identificativi di una società occidentale tecnologica ed evoluta, nemica di alcuni regimi che la combattono in ogni sua forma. La Corea del Nord, acerrima avversaria di qualsiasi cultura che non sia la loro, per voce del suo leader Kim Jong-un, ha bandito qualsiasi forma di spettacolo, arte e moda che possa ricordare quella occidentale. 

Corea del Nord, vietati jeans e abiti alla moda

Kim Jong-un impone una divisa: chi non si adegua può essere condannato a morte

I giovani nord coreani, in particolar modo tra le generazioni millennial e la Gen Z, apprezzano moltissimo la tendenza denim, gli skinny jeans o strappati corti alla caviglia, i piercing e la capigliatura mullet. Ma ora dovranno eliminarli a causa di un leader che si è trasformato in un fashion addict privo di scrupoli, a tal punto da punire con la morte chi non seguirà i suoi dettami modaioli. Pantaloni e camicie classiche per gli uomini e gonna rigidamente al ginocchio per le donne. Una simil divisa da costringere i cittadini all’interno di alcuni codici tali da renderli solo un numero e il più anonimi possibile.

È un sistema per limitare l’influsso del soft power straniero sul Paese. La Corea del Sud ha tentato di destabilizzare il Nord facendo leva sull'”arma morbida” del K-pop e dei K-movie, termini che indicano rispettivamente il settore musicale e cinematografico sudcoreano. Ma l’acerrimo nemico di sempre rimangono gli Stati Uniti, con il loro stile di vita che ha influenzato molte generazioni.

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