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#lessfilters_morebeauty: l’hashtag contro l’abuso di filtri lanciato dalla modella Ilaria Capponi

Ilaria Capponi, modella, ex cestista e terza classificata a Miss Italia 2007, lancia dal suo profilo Instagram l’hashtag #lessfilters_morebeauty. Un’iniziativa per sensibilizzare contro l’abuso di filtri sui social.

Classe 1990, nata ad Umbertide, in provincia di Perugia, a 17 anni si è classificata terza a Miss Italia. Ha sfilato per brand prestigiosi, tra i quali Fendi e Gattinoni. Ilaria Capponi è anche una ex cestista: il suo talento nella pallacanestro le ha permesso di essere convocata nella nazionale giovanile, e nella squadra del Viterbo in Serie A.

Al concorso di Miss Italia Ilaria era data per favorita. Quell’anno invece, era il 2007, vinse la magrissima Silvia Battisti, che con la sua taglia 38 non rispecchiava certo i canoni della bellezza mediterranea. Così, con la sua taglia 42, Ilaria Capponi è diventata l’icona delle ragazze in carne, definizione che fa un po’ sorridere perché Ilaria è alta oltre un metro e ottanta.

Ilaria Capponi e il suo impegno per una bellezza vera

Celebre la sua denuncia, qualche anno fa, dei canoni di bellezza imposti dalla moda, che lei ha definito “disumani”: ospite di Eleonora Daniele a Storie Italiane, Ilaria Capponi ha parlato dei rischi a cui sono esposte tante adolescenti. Ilaria, che ha confessato di aver sofferto in passato di disturbi alimentari, vinta la battaglia con sé stessa, si è messa a disposizione degli altri. L’esperienza segnante di anni di bulimia, lasciata alle spalle solo grazie all’amore per il suo sport, ha portato Ilaria a maturare una sensibilità e consapevolezza particolari sulle debolezze dei ragazzi in età adolescenziale. È stata volto del progetto “Lo sport che salva la vita”, promosso dalla Federazione Italiana Pallacanestro, che ha affrontato la tematica dei disturbi alimentari negli adolescenti. 

L’hashtag #lessfilters_morebeauty

Ora Ilaria Capponi, laureata a pieni voti in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano e cofondatrice della società di comunicazione Axelcomm, torna a farsi portavoce di un nuovo, importante messaggio: quello contro l’abuso dei filtri sui social network, e contro le immagini artefatte veicolate dai social. Ilaria si fa portavoce di tutte quelle persone che seguendo stereotipi tanto effimeri quanto virtuali, si sono perse in un’inconsapevole mortificazione del sé. Una mania dilagante, quella di migliorare le proprie foto su Instagram con l’uso dei cosiddetti filtri, che è stata condannata da molte celebrities. Una delle ultime, qualche settimana fa, Clio Zammatteo.

Su Instagram, dove è seguita da oltre 31mila followers, Ilaria Capponi ha pubblicato un video: «Con quale faccia esco oggi? La mia!», lanciando una challenge per “coloro che sono assuefatte dalla propria immagine perfezionata”.

 

Ilaria ha pubblicato anche una foto dove il suo volto è ritratto diviso in due parti. Da un lato è modificato con il filtri, dall’altro al naturale.  E ha lanciato l’hashtag #lessfilters_morebeauty, che sta diventando virale sul web. Tante le colleghe del mondo dello spettacolo che hanno condiviso il video, e partecipato alla challenge lanciata da Ilaria. Proprio da qui è nata l’idea vincente di coniare un nuovo hashtag che potesse finalmente far riflettere.

La perfezione non esiste, è una finzione manipolata

«Siamo ormai assuefatti da un’immagine digitalizzata di noi stessi, distorta e volta a riassumersi in mera copia di perfezione», dice Ilaria Capponi. «I ragazzi sui social network inseguono modelli di bellezza distonici rispetto alla realtà, corpi senza difetti, volti resi sempre più simili l’uno all’altro da filtri che ne uniformano i connotati. I tanti cloni “perfezionati” di noi stessi inseguono stereotipi artificiali di perfezione, resa tale da una invasiva postproduzione delle immagini spacciate per realistiche. L’avatar digitale di noi stessi non permette imperfezioni, non contempla diversità e mortifica la bellezza dell’unicità di ogni individuo, reprimendola in quella tanta ricercata “perfezione” che altro non è che manipolata finzione, il nuovo biglietto d’ingresso per la social community. Il tragico trionfo dell’apparire rispetto all’essere, in cui l’imitazione è regola e la superficialità una conseguenza inevitabile».     

L’importanza di trasmettere questo messaggio sui social

Ilaria prosegue sottolineando la forte responsabilità della comunicazione per immagini, attuale più che mai per le nuove generazioni social. «Si parla tanto di diversity, d’inclusività, ma ci si perde ancora in un bicchier d’acqua. I ragazzi di oggi comunicano tramite i social. È da lì che devono partire le azioni per sensibilizzare coloro che saranno i protagonisti della prossima società. “Inclusività” non è l’inseguimento della perfezione omologata, ma la valorizzazione delle differenze, la promozione del sé, della propria unicità.

L’abuso di filtri è una trasposizione errata del concetto d’inclusione: l’assunzione di volti in linea con stereotipi imposti dalla social community azzera in maniera pressoché totale i messaggi positivi sul rispetto e l’esaltazione delle differenze, ergendo a passaporto d’accesso per il consenso altrui la mera perfezione estetica standardizzata. I tratti somatici si appiattiscono, così come le imperfezioni, lasciando spazio a nasi minuscoli, occhi giganti e labbra carnose. Un filtro e via, per sentirsi degni di una società ormai focalizzata sull’involucro più che al contenuto».     

Non si può essere schiavi della ricerca della perfezione

«La ricerca di quella irreale perfezione è una rincorsa che lascia l’amaro in bocca, schiavi di un’immagine virtuale, distorta e manipolata che sempre più prepotentemente si sta imponendo come punto di riferimento», conclude Ilaria. «La dissociazione tra l’individuo e il suo alter ego digitalizzato alimenta un senso d’inadeguatezza nella vita reale delle persone. I ragazzi non si mostrano più per quelli che sono, si nascondono dietro ad un avatar a loro avviso migliore, conforme ai connotati comuni di un sempre maggior numero di profili social, reprimendo tragicamente la loro personalità, la loro unicità per uniformarsi alla massa. Stiamo andando alla deriva. È ora di finirla con questa follia, perché le conseguenze sulle nuove generazioni sono devastanti». 

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