Wondernet Magazine
Psicologia

Victim blaming, quando la vittima diventa colpevole: la parola allo psicologo

Victim blaming, quando la vittima diventa colpevole
Negli ultimi giorni, stampa, notiziari e talk show televisivi non hanno fatto altro che parlare del video di Beppe Grillo in difesa di suo figlio. Senza entrare nel merito della vicenda giudiziaria e del reato del quale è accusato il giovane, vogliamo occuparci invece del victim blaming, un fenomeno odioso che nasce da pregiudizi sociali e culturali.

Il victim blaming, ovvero la colpevolizzazione della vittima. Nell’ormai famoso video che ha fatto il giro di notiziari e talk show, Beppe Grillo non si limita a difendere il figlio e i suoi amici, accusati di violenza ai danni di una ragazza. Grillo accusa la giovane che ha sporto denuncia di non averlo fatto immediatamente. Poi minimizza dicendo che, in fondo, i giovani erano quattro ragazzi di 19 anni che si stavano divertendo, ed afferma che la vittima fosse consenziente.

Victim Blaming, la parola allo psicologo

La colpevolizzazione della vittima: un meccanismo odioso, non nuovo, che riaffiora ogni volta che accade un episodio di violenza sessuale. La vittima che “se l’è cercata” perché indossava abiti succinti, oppure perché era in giro di notte, come se fossero reati. Sono invece il retaggio culturale radicato, e difficile da estirpare, di una certa mentalità maschile e maschilista. Abbiamo chiesto allo psicologo Stefano Callipo, presidente dell’Osservatorio Violenza e Suicidio, di parlarci del victim blaming, e di quali siano gli effetti sulla vittima. 

Dott. Stefano Callipo
Psicologo Clinico, Giuridico e Psicoterapeuta. Presidente Osservatorio Violenza e Suicidio

 

Il video di Grillo sta facendo molto discutere. Come valuta il suo intervento a difesa del figlio?

La percezione che offre quel video in realtà non mi fa pensare ad un intervento a favore del figlio. Non c’è nulla di protettivo in ciò che ho visto, se non un accorato tentativo di un padre giustamente preoccupato. Le parole risuonano molto forti, appaiono violente in una situazione già violenta. In vero noi siamo funzionalmente protettivi verso i nostri figli quando li aiutiamo a comprendere ed accettare i loro sbagli, i loro errori.

Victim blaming, quando la vittima diventa colpevole

Quali possono essere i possibili effetti psicologici del video?

Gli effetti psicologici possono essere forti ed estesi. La diffusione del video può mettere in atto il fenomeno del Victim Blaming che porta le persone ad attribuire una certa colpa dell’accaduto alla vittima con forti danni emotigeni. Il Victim Blaming è un meccanismo che non dovrebbe mai verificarsi perché i suoi effetti potrebbero essere, nei casi estremi, devastanti per chi a subisce. 

Le sedi regionali dell’Osservatorio Violenza e Suicidio, che ho l’onore di presiedere, sono spesso testimoni di quanto tale fenomeno in realtà serpeggia nella collettività di fronte a casi gravi come la violenza domestica.

Quali sono i limiti da considerare in questi casi?

Partendo dal fatto che i processi si svolgono nelle aule dei tribunali, e non in quelli mediatici, è importante capire che esistono dei confini emotivi che devono essere rispettati. Non si può intervenire in difesa di un figlio accusando gli altri, specie se questi ultimi sono fragili e, sia pur in via di ipotesi, vittime della situazione. Esiste un rispetto dei confini emotivi, psicologici e fisici. Quando un soggetto subisce un trauma, una delle prime cose che si fa per aiutarlo è quello di metterlo in sicurezza sottraendolo dalla situazione e dall’evento traumatogeno. E tale sicurezza esige rispetto, non attacchi mediatici. Ovviamente se parliamo del caso specifico non sappiamo come siano andate le cose, quindi al momento non esistono colpevoli. Lasciamo lavorare serenamente la magistratura.

Quali sono gli effetti psicologici di una denuncia, su una vittima di violenza?

Il momento della denuncia per una vittima di stupro o di violenza è un momento molto delicato, poiché la vittima si espone ad una nuova traumatizzazione. Importante in questa fase la presenza solidale di persone e familiari attorno alla vittima. Possono emergere emozioni difficili da gestire, non ultimo il sentimento della vergogna, ci si può sentire senza protezione, totalmente esposti. Importante quindi che la vittima di stupro o di violenza sia accompagnata durante tutto il percorso, prima, durante e dopo la denuncia, da una professionista, in grado di sostenerla e accompagnarla nel difficile compito di gestione emotiva per la drammatica situazione che sta vivendo.

Articoli correlati

Scuola, i pro e i contro del ritorno alla didattica in presenza: i pareri di psicologi e psichiatri

Valeria Torchio

Lascia un commento