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Silvia Curzi: «Tradizione, innovazione e sostenibilità alla base del successo internazionale di Vic Matié» 

Silvia Curzi è la direttrice creativa di Vic Matié, uno dei leader internazionali del comparto calzaturiero. L’emblema di un lusso accessibile e di una femminilità senza confini e pregiudizi

Nel suo attuale percorso di successo Vic Matié conta sulle capacità e l’impegno di Silvia Curzi, direttrice creativa e general manager del brand. Una professionista pragmatica che, dopo gli studi in Sociologia, ha appreso sul campo, sin da giovanissima, tutti i segreti di un prodotto perfetto, dal disegno alla produzione, dalla comprensione delle esigenze del mercato agli equilibri creativi. Il brand è nato nel 1987 ad Arcevia, nelle Marche, grazie a Renato Curzi che quindici anni prima, aveva dato il via alla storia imprenditoriale di famiglia con la fondazione di un’azienda manifatturiera specializzata nella produzione di scarpe in gomma.

Vic Matié produce anche accessori disegnati da Valentina Curzi, sorella di Silvia, giovane designer creatrice del marchio RBRSL, premiata con il Sustainability Award ai TaoAwards. Il successo di Vic Matié deriva da una sintesi perfetta tra creatività, design, artigianalità e competenza assoluta nella lavorazione della materia. Un esempio fulgido di produzione Made in Italy, innovazione, ricerca e sperimentazione. Per saperne di più abbiamo incontrato Silvia Curzi e le abbiamo rivolto qualche domanda.

Intervista a Silvia Curzi, direttrice creativa di Vic Matié

Silvia, ci racconta il percorso che l’ha portata a diventare direttrice creativa di Vic Matié? 

Silvia Curzi: Trattandosi di un’azienda familiare, praticamente tra le scarpe di Vic Matié ci sono nata! Ricordo che insistevo tantissimo per farmi portare in ufficio di sabato, quando non c’era la scuola, per potermi aggirare in quello che per me era un mondo da sogno. Ovviamente poi ho intrapreso il mio percorso di studi, prima il liceo linguistico e poi la facoltà di Sociologia, perché comprendere i mutamenti socioculturali è sempre stata un’urgenza per me.

Dopo un corso più specifico sulla ricerca delle tendenze al Polimoda di Firenze, ho iniziato il mio percorso in azienda. All’inizio “mi sono fatta le ossa” nell’ambito del commerciale, partecipando alle vendite e agli eventi fieristici, insomma facendo un po’ da assistente al direttore commerciale dell’epoca. La mia vocazione però era quella di seguire il brand a 360°, per questo ho chiesto di essere inserita nell’ambito del comparto R&S, iniziando proprio dalla gavetta, passando per tutte quelle funzioni operative, relative alla costruzione della scarpa in sé e della collezione nella sua globalità.

Solo dopo aver appreso i rudimenti tecnici fondamentali, che consentono di comprendere cosa è davvero fattibile e come si può realizzare, ho potuto occuparmi da vicino della parte stilistica e creativa. Quindi direi che, non essendoci scuole specifiche, quello che mi ha aiutato a ricoprire il mio ruolo attuale è un mix di padronanza della parte più “solida”, ovvero quella legata ai numeri e ai processi produttivi di un’industria e di quella più estetica, creativa e culturale, che consente di comprendere come muta la società, i consumi e come il brand può adattarsi a tutto ciò, senza perdere la propria identità.

Da dove trae ispirazione quando disegna una nuova collezione?

Silvia Curzi: A questo proposito è doveroso dire che non è solo di creatività che si nutre un brand. Innanzitutto io e il mio team non perdiamo mai di vista la base certa che dobbiamo offrire ai nostri retailers e ai consumatori. Per questo analizziamo costantemente la performance dei nostri prodotti e le esigenze che si presentano sul mercato. Questo ci consente di avere una base solida di prodotto, che rappresenta una sicurezza dal punto di vista commerciale. Dopo la sfera più ”scientifica” però possiamo dare libero sfogo all’ arte, visto che l’innovazione è sempre stata una prerogativa di Vic Matié!

Vic Matié FW22-23

L’ispirazione non è mai la stessa, a volte può venire dalla “strada“, ovvero da quei trend che nascono tra i giovani ancora prima che sulle passerelle. Altre volte lo spunto arriva direttamente dal passato: molto spesso ripeschiamo dall’archivio pezzi storici e li trasformiamo per renderli attuali, cool e tecnologicamente aggiornati. Altre volte ancora può essere un’immagine proveniente da tutt’altro contesto o magari un brano musicale; in generale tutto quello che ci comunica qualcosa e fa provare quella “vibrazione” che suggerisce che quella è la cosa giusta.

Il brand è fortemente radicato nel territorio dove è nato, le Marche, ed avete scelto di produrre seguendo la filiera corta. Quanto è importante?

Silvia Curzi: Importantissimo. In realtà oggi se ne parla molto, ma per noi è una scelta già presa da tempo, da quando abbiamo scelto di credere e preservare la nostra azienda e i suoi brand nonostante le difficoltà. Filiera corta significa rispettare e preservare il lavoro degli individui. Significa conservare una professionalità che non dovrebbe essere perduta o “svenduta” e ridare linfa al territorio d’origine, non privandolo delle attività produttive.

Soprattutto una filiera corta vuol dire sostenibilità e flessibilità. Sostenibilità perché se tutto viene compattato in un hub produttivo si evitano continui ed inutili spostamenti di merci o persone da un capo all’altro del mondo. Fatto che inevitabilmente contribuisce a generare emissioni dannose. La filiera corta inoltre è sostenibile perché possiamo garantire che il lavoro e la produzione vengano svolti nel rispetto di norme che salvaguardano le persone e l’ambiente.

Vic Matié FW22-23

La flessibilità rappresenta un ulteriore “plus”, perché una filiera corta è molto più malleabile e adattabile alla funzionalità richiesta, rispetto a un processo creativo e produttivo dilatato all’infinito.

Flessibilità, inoltre, significa anche più agevole adattamento alla piccola dimensione. Io credo che, in un mondo in cui tutti conosciamo lo spreco generato dal sistema moda per seguire l’imperativo del business, iniziare a pensare a una dimensione proporzionata alle reali esigenze di consumo del pianeta non sia sbagliato. Con una filiera corta, smart e poco burocratica si può.

Come si riesce a coniugare tradizione e innovazione?

Silvia Curzi: In realtà, secondo me, non è così difficile. La nostra azienda è legata al proprio territorio da sempre. Per tutti coloro che lavorano attorno al brand Vic Matié la memoria storica, i nostri valori e il know-how costruito nel tempo, sono sempre presenti dentro ognuno. Fanno parte del DNA del proprio lavoro.

L’innovazione d’altro canto è sempre stata una vocazione del brand, da un punto di vista sia stilistico che tecnologico. Abbiamo sempre accettato con entusiasmo le sfide più ardue e meno scontate, sempre nel massimo rispetto della fattibilità produttiva e della assoluta portabilità e comfort da parte di chi acquista i nostri accessori.

Vic Matié FW22-23

Sperimentazione nel design, ricerca e qualità delle materie prime. È questa la chiave del successo delle collezioni Vic Matié?

Silvia Curzi:  Io credo che l’aver mantenuto una forte identità stilistica, sempre coniugata ad un’attenzione costante verso le evoluzioni dei trend di consumo, un respiro internazionale e la capacità di saper interpretare un’estetica un po’ diversa dal mainstream, che unisce in sé elementi femminili e maschili con un pizzico di irriverenza, unita sempre ad una ricercatezza delle linee e dei dettagli, siano i punti di forza del brand. Oggi più che mai anche il fatto di avere un’azienda produttrice, con un’esperienza ultra quarantennale alle spalle, è un plus, perché rappresenta una garanzia di efficienza, rispetto dei processi produttivi e presenza in caso di qualsiasi problema a livello B2B e B2C.

Oggi Vic Matié è un brand made in Italy affermato a livello internazionale. In quante nazioni sono distribuiti i vostri prodotti?

Silvia Curzi: Vic Matié è presente ovviamente in Italia e in 34 nazioni tra Europa e Est Europa. Siamo poi presenti in maniera più marginale negli altri paesi del mondo. I nostri prossimi obbiettivi da approfondire e sviluppare, dal punto di vista distributivo, saranno gli USA, la Cina, Giappone e Corea del Sud.

Ci parla di Theshhhop, la piattaforma tecnologica per le vendite on-line?

Silvia Curzi: Indiscutibilmente l’e-commerce è una fetta di mercato super importante che mette potenzialmente di fronte al mondo in maniera diretta. Non per forza questo deve rappresentare un conflitto con il mercato fisico, anzi secondo me può essere un’unione di forze positiva. Per questo abbiamo deciso di collaborare con la start up indipendente Theshhhop; ovvero un portale che consente a tutti i retailer del brand di caricare i loro prodotti in un magazzino virtuale centralizzato senza costi di gestione. Questo rappresenta una ferma volontà di creare un forte legame con i nostri partner di vendita, consentendo loro di aprire un canale più ampio rispetto al loro potenziale di utenza dei punti di vendita fisici, senza doversi strutturare troppo. Inoltre si tratta di una scelta sostenibile. Geolocalizzando l’acquisto, infatti, ogni acquirente si vedrà spedire le sue scarpe dal negozio più vicino, senza inutili sprechi legati ai trasporti. 

Vic Matié FW22-23

Come vede il futuro dell’azienda nei prossimi anni?

Silvia Curzi: Per quanto riguarda Vic Matié, spero che possa diventare un punto di riferimento internazionale nel panorama degli accessori, come entry luxury brand, ovvero come prodotti di alto design e qualità ma legati ad una dimensione più umana del fare moda. Qualcosa di bello e duraturo che possa essere acquistato senza inutili speculazioni e riutilizzato nel tempo come un pezzo di design che fa parte del proprio guardaroba. Per quanto riguarda l’azienda, credo che debba fermamente rimanere radicata nel territorio, guidata da un senso di etica e rispetto del lavoro. Credo altresì nell’unione di forze e competenze. Per questo mi piacerebbe creare un hub produttivo che metta insieme le competenze ed il sapere della nostra azienda e di altri partner locali, per il brand Vic Matié ma anche per altri che desiderino “sfruttare” un know-how irripetibile.

Parliamo un po’ di lei: quali sono le sue passioni nel tempo libero?

Silvia Curzi: Il mio tempo libero è interamente dedicato a mia figlia e al mio compagno, che restano sempre le cose più importanti per me. Ho da sempre una grandissima passione per gli animali che ho sempre con me; attualmente viviamo con un gatto e due cani, tutte rigorosamente femmine! Con loro mi diverto, mi rilasso e imparo un sapere antico ed ancestrale che noi umani abbiamo perso. Per il resto odio la noia. Mi piace stare a casa ma sarei sempre pronta a partire per viaggiare e scoprire il mondo, con la mia famiglia e magari con un buon libro e la musica che amo. 

Quanto conta l’indipendenza per una giovane donna?

Silvia Curzi:  Senza indipendenza non c’è vera libertà, a livello sociale, professionale e nemmeno a livello affettivo. Che lo si voglia ammettere o no le donne non sono mai state propriamente libere di scegliere e decidere proprio perché economicamente dipendenti. Attualmente le cose sono sicuramente migliorate rispetto a 30 o 40 anni fa, ma il gender gap è un problema che affligge quasi tutti i paesi europei, in particolare l’Europa meridionale. Se non ci sarà una vera e concreta politica rivolta al genere, che non sia fatta di parole ma di servizi, politiche familiari, incentivi per le donne che lavorano e concreti sgravi fiscali sul lavoro femminile, non ci sarà vera parità e indipendenza.

Ancora oggi è più difficile ricoprire certi ruoli se si è donne e si fa più fatica ad acquisire credibilità. Personalmente, anche se da questo punto di vista mi sento privilegiata, da mamma e lavoratrice posso testimoniare che non è affatto semplice, senza l’aiuto della rete familiare e senza uno stipendio che consenta di lavorare e far in modo che i figli siano accuditi nelle ore in cui si è fuori casa. Una cosa va detta anche alle donne stesse: non smettere mai di lottare per la propria realizzazione e non cedere mai alla rassegnazione… insieme si può cambiare!

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