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“È stata la mano di Dio”, Sorrentino merita l’Oscar? La recensione

"È stata la mano di Dio", recensione del film
Da poco è disponibile su Netflix l’ultima opera di Paolo Sorrentino, quel  “È stata la mano di Dio” che rimbalza sui social e nell’etere. Migliaia di persone grazie alla piattaforma stanno vedendo e apprezzando il film che il prossimo 21 dicembre riceverà l’esito dall’Academy di Los Angeles

E speriamo che il verdetto porti Sorrentino dritto nella lista dei 15 titoli in gara per l’Oscar 2022, con la nomination di “È stata la mano di Dio” a Miglior Film Straniero. La cerimonia di premiazione si svolgerà il prossimo 27 marzo 2022 al Dolby Theatre.

Una cosa è certa: qualsiasi sia l’esito che arriverà dagli Stati Uniti, il regista napoletano ha guadagnato un consenso quasi unanime dal pubblico, che nel suo ultimo film ha ritrovato tutta la poesia, l’umanità e la crudezza che solo la vita vera sa regalare.

"È stata la mano di Dio", recensione del film

“È stata la mano di Dio”, recensione

Il film è un viaggio sotto pelle compiuto dal regista. Sorrentino realizza la sua opera più intima, consegnando al pubblico un processo interiore di elaborazione dei sentimenti, suddivisi in due macro filoni come Eros e Thanatos. Un filo rosso teso in equilibrio tra la vita e la morte, tra la voglia di amore e quella di affermazione di un giovane uomo che si affaccia alla vita ed alle sue opportunità.

"È stata la mano di Dio", recensione del film

Sullo sfondo di una più che poetica autobiografia, c’è la veracità di una Napoli in fermento, più viva che mai grazie all’arrivo di un extraterrestre come Diego Armando Maradona, che all’ombra del Vesuvio vivrà la gioia più grande, quella dell’amore partenopeo.

L’ardore e la passione per la sua città, Sorrentino la manifesta sin dalle prime immagini, quando mostra agli spettatori una visuale del Golfo di Napoli immersa in un totale silenzio. Perché non c’è colonna sonora che possa render giustizia al soave canto della città partenopea, capace con la sua bellezza di incantare tutti. La napoletanità permea l’opera in ogni sua scena, regalando al pubblico tramonti iconici e scorci intimi del nostro Paese, come la vista di Stromboli e i bagni alle pendici del vulcano. Codici partenopei che riempiono il film, immergendoci nel tessuto più grottesco dei suoi cittadini. Tenendoci in continua tensione tra commedia e tragedia, resa al meglio da un cast eccezionale.

"È stata la mano di Dio", recensione del film

Un viaggio umano, crudo e dallo spirito lirico

Se dagli esterni di indiscutibile bellezza, focalizziamo la nostra attenzione sulle scene in interna, ritroviamo l’amore per il dettaglio e la storia di ogni singolo oggetto o persona, immersa tra i propri oggetti di vita. Visioni simmetriche mostrano allo spettatore dei veri e propri quadri d’autore, in cui una cucina o un corridoio, non sono più dei semplici ambienti casalinghi, ma assumono l’impianto di luoghi iconici per cui nessun altro luogo avrebbe lo stesso significato, associato alle scene o alle parole dei personaggi in azione.

"È stata la mano di Dio", recensione del film

Paolo Sorrentino fa un regalo all’Italia e agli italiani, donando alla storia del cinema un film che non trova precedenti; un lavoro dal profilo altissimo e dal profondo sentimento per le proprie origini, piene di rispetto per una tradizione che fa parte di tutti noi. Un viaggio umano, crudo e dallo spirito lirico. Un percorso che si conclude con un giovane uomo che per amore della vita lascia la sua vita alle spalle, per poi trovarne una nuova. Direzione Roma, sulle note di Pino Daniele. Un’assoluta dichiarazione d’amore che commuove.

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