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Lina Wertmüller: è morta a 93 anni la prima regista candidata al Premio Oscar

Lina Wertmüller, addio alla prima regista candidata all'Oscar
Lutto nel mondo dello spettacolo: è morta nella notte a 93 anni Lina Wertmüller. È stata la prima donna nella storia ad essere candidata all’Oscar come migliore regista, per il film “Pasqualino Settebellezze”, nel 1977. La notizia è stata data da un amico di famiglia.

Il suo nome completo era Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, ed era nata a Roma il 14 agosto 1928. Nota come Lina Wertmüller, la regista, sceneggiatrice e scrittrice italiana si è spenta nella notte tra l’8 e il 9 dicembre all’età di 93 anni.

È stata una delle figure più importanti del cinema sia italiano che internazionale. Nel 2020 ha vinto l’Oscar alla carriera.

Addio a Lina Wertmüller

Prima donna nella storia ad essere candidata al Premio Oscar per la Miglior Regia, grazie a “Pasqualino Settebellezze” (1975), che fu candidato anche come “miglior attore”, “miglior film straniero” e “miglior sceneggiatura”.

Lina Wertmüller, addio alla prima regista candidata all'Oscar La sua carriera ebbe una svolta quando lanciò la giovane coppia Mariangela Melato-Giancarlo Giannini. Con “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, “Film d’amore e d’anarchia” (premio a Cannes per Giancarlo Giannini) e “Travolti da un insolito destino…”, Lina Wertmuller è riuscita ad esplorare e a restituire una fotografia ironica della società italiana, indagando con passione i ruoli sociali dell’uomo e della donna del nostro Paese nell’eterno dialogo tra il Nord e il Sud, tra la borghesia e il proletariato, con uno sguardo sempre ironico e disincantato sulle evoluzioni politiche e sociali. Ha dipinto la società italiana a volte con toni grotteschi e pungenti, ma senza mai prendersi sul serio.

Il 27 ottobre 2019 le venne comunicata l’assegnazione dell’Oscar onorario, che avverrà poi nella cerimonia del 2020. Nella motivazione dell’assegnazione si legge: «per il suo provocatorio scardinare con coraggio le regole politiche e sociali attraverso la sua arma preferita: la cinepresa».

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