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Lidia Schillaci: «Interpretare “Listen” è stato un riscatto, ho tirato fuori le mie corde, sia vocali che della mia anima» 

Lidia Schillaci intervista alla finalista di Tale e Quale Show 2020
Lidia Schillaci, 36 anni, palermitana, è la vincitrice della semifinale di Tale e Quale Show. Si è aggiudicata il primo posto con l’imitazione di Beyoncé, interpretando “Listen”. Per lei, giudici in piedi in una meritata standing ovation. 

È la più grande di tre figli e ha alle spalle un’infanzia complessa, segnata dal divorzio dei suoi genitori e dall’assenza del padre. A tenere insieme la famiglia arrivano i nonni, soprattutto nonna Rosina, sua prima fan. Lidia Schillaci studia pianoforte per cinque anni, viene iscritta al Conservatorio, studia canto, sia lirico che jazz. Frequenta il liceo classico.

La prima volta che il successo appare all’orizzonte è con il primo talent della storia della televisione italiana, Operazione Trionfo. È il 2002 e Lidia, a soli diciotto anni, si aggiudica un contratto con la Warner Italia. Tra il 2005 e il 2013 è sei volte in tour con Eros Ramazzotti e una con Max Pezzali. Nel 2015 è la volta di Fiorello, con Edicola Fiore. Nel 2019 arriva seconda a Tale e Quale Show su Rai1, dove è tornata nel 2020. Venerdì sarà in finale. Con un pezzo della grande Mina.

Lidia Schillaci intervista alla finalista di Tale e Quale Show 2020
Lidia Schillaci a Tale e Quale Show del 13 novembre 2020 nell’interpretazione di Beyoncé

Oggi Lidia Schillaci è una professionista con tanta esperienza accumulata, solare e con una grande missione: vincere nella sua vita per mostrare alle altre donne che hanno il potere di fare lo stesso.

Intervista a Lidia Schillaci

Lidia, hai avuto modo di incontrare artisti di fama internazionale. Un incontro speciale?

Lidia Schillaci: Quello con Chick Corea, famoso pianista jazz di origini siciliane, come me. Insieme a Pino Daniele ha scritto Sicily, un brano dedicato alla Sicilia. È stato uno degli artisti che mi ha segnata perché io sono nata col jazz, poi ho studiato pianoforte e canto lirico. Una sera lo andai a vedere al Blue Note di Milano. Ero con amici che conoscevano Chick Corea e siamo andati in camerino, dove abbiamo improvvisato una jam session dopo il concerto.

Nel 2002 vinci un contratto con la Warner Music Italy, ma ti sei fatta conoscere sul web con i tuoi “social live on the street”. Cosa è successo?

Lidia Schillaci: Quando ho vinto Operazione Trionfo, mi sono trovata all’inizio della crisi discografica mondiale. I talent show come li conosciamo oggi, in Italia non erano ancora affermati. Operazione Trionfo viene addirittura prima di Amici e l’impatto è stato forte come quello che può avere oggi X Factor,  ma la discografia non era preparata a gestire questo nuovo fenomeno. Quindi non è andata come doveva andare. Ho continuato nel mio lavoro e ad un certo punto è arrivato il web, con un’applicazione, Periscope, che mi permetteva di fare concerti in streaming dal telefonino. È quello che oggi facciamo tutti i giorni a causa del Covid. Mi ero inventata questo format e andavo in giro per  città come Roma e Milano, davanti ai monumenti più belli della penisola, connettendomi con tutto il mondo. Ho raggiunto 4 milioni e mezzo di visualizzazioni. Questo mi ha portato a Edicola Fiore. E  mi ha fatto scoprire cosa si può fare con i social e il loro potere mediatico messo al servizio della cultura e dell’arte. 

Lidia Schillaci intervista alla finalista di Tale e Quale Show 2020

A Tale e Quale, dove hai cantato Listen di Beyoncè, hai detto: «È una canzone di riscatto. È successo un po’ a tutti di trovarsi in situazioni in cui non si è stati liberi al 100%, un po’ anche manipolati. A me è successo. Mi sono nascosta per tantissimo tempo per andare dietro a un amore, per andare dietro a gente che voleva manipolarmi a livello lavorativo. Mi sono messa da parte da sola per ascoltare la voce di quella persona che diceva che non valevo abbastanza. Questo non mi ha fatto cogliere determinate opportunità nel modo giusto». Ti va di partire da qua e farci conoscere Lidia?

Lidia Schillaci:  Nel mio percorso artistico le cose non sempre sono andate come uno si immagina. Uno pensa che fai un programma televisivo e arrivi al successo; che hai una bella voce e il talento viene premiato subito; ma non è sempre così. Certe volte si incontrano persone che diventano ostacoli. Ero molto fragile. Ho iniziato Operazione Trionfo che avevo appena compiuto diciotto anni e non conoscevo questo mondo. Tutto quello che avevo in mente era la musica e il desiderio di cantare. Purtroppo è un ambiente dove c’è anche chi è interessato solo al denaro o cerca di manipolarti per avere qualcosa da te. Non è sempre facile e per una donna lo è ancora di meno. Ho incontrato persone che mi hanno manipolata. Non capivo il mio valore, non mi sentivo all’altezza e la mia autostima veniva troppo spesso minata. Ad un certo punto decisi che volevo uscire da quella situazione.

Ecco perché ho detto che la canzone della scorsa puntata è stata per me un riscatto. Anche se è una cover, Listen mi ha dato l’opportunità di uscire fuori vocalmente per quelle che sono le mie corde, sia vocali che della mia anima. Per la prima volta ho cantato col desiderio di parlare di me. 

Mettermi a nudo non è stato facile, ma ora mi sento Lidia. Ho superato brutte situazioni, sono stata in analisi, ho dovuto trasformare tanta sofferenza, ma questo mi ha permesso di tirare fuori le emozioni che poi ho messo nella canzone. 

L’esibizione di Lidia Schillaci a Tale e Quale Show del 13 novembre 2020

Inizierai a scrivere per te?

Lidia Schillaci:  Lo faccio già da un po’. Il mio progetto da solista proseguirà e sarà arricchito anche da questa esperienza. Adesso so di essere pronta a voler raccontare di me. 

Vorrei usare la mia vita e la mia musica per dire a tutte le donne che siamo forti. Certe volte ci limitiamo pensando “Io non ce la posso fare”, ma non è così. La fragilità va affrontata, non negata. Dobbiamo vedere il nostro valore. Altrimenti rischi di affidarti a persone, magari a degli uomini, che non vogliono vederti brillare professionalmente, ma sottometterti, usarti.  Ho avuto una vita difficile fin da bambina, ma ringrazio anche le difficoltà perché mi hanno formata. Ho sviluppato un carattere forte e, nonostante tutto, non mi sono mai fermata. 

Il fatto di aver vissuto con tua nonna, in una famiglia di donne, accogliente, quanto ti ha aiutata a trasformare le tue ferite in cicatrici?

Lidia Schillaci: Tantissimo. Quando da bambina non hai un rapporto con tuo padre, è difficile poter sanare quel vuoto, ma la mia famiglia è stata di grande aiuto. Mia mamma lavorava per sostenere tutta la famiglia e io stavo soprattutto con nonna. Sono cresciuta con valori antichi, ma mi è servito tanto perché oggi, da donna, sono riuscita a trasformare anche il rapporto con mio padre. Col tempo riesci anche a perdonare e a diventare più forte. 

Lidia Schillaci intervista alla finalista di Tale e Quale Show 2020

Culturalmente siamo portate a nascondere le nostre ferite. Forse andrebbero mostrate per dire ad altre donne:  «Io ce l’ho fatta e ce la puoi fare anche tu?» 

Lidia Schillaci: Tirare fuori quello che è successo, l’altra sera, non è stato semplice. Ripassare attraverso esperienze dolorose ti fa star male, ma avere il coraggio di farlo rafforza. Ringrazio la mia vita anche per le esperienze negative, perché oggi non avrei questa forza interiore che so che può essere utile agli altri.

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ne hai mai subite? 

Lidia Schillaci: Sì, mi è capitato. Ecco perché ora so che non bisogna mai pensare di non valere abbastanza. È quello di cui ti parlavo prima, perché parte tutto da una questione psicologica. La violenza è un atto estremo, che arriva dopo. Prima c’è la violenza psicologica, che ti ferisce nel profondo, che non vedi ma c’è. In questo momento in cui sento di tanti femminicidi, noi donne dovremmo unirci. Dovremmo capire quanto è grande la nostra forza: non solo mettiamo al mondo nuove vite, ma siamo dotate di intelligenza, creatività, altruismo, e questo è quello che dobbiamo trasmettere al mondo. Questa è la nostra grande missione. La donna è il sole di una famiglia, di una società: abbiamo un obiettivo bellissimo. 

Noi non siamo Capaci è il tuo ultimo lavoro. La Sicilia sicuramente non è tutta Capaci, ma a ottobre l’ex senatrice leghista Angela Maraventano rimpiangeva la Mafia di un tempo («La nostra mafia ormai non ha più quella sensibilità e quel coraggio che aveva prima»). Da donna siciliana, cresciuta in Sicilia, che valore dai a questo tuo lavoro? 

Lidia Schillaci: Voglio trasmettere ai giovani, che sono le generazioni future, un modo diverso di vedere la vita. L’atteggiamento mafioso non è solo la criminalità organizzata. Il favoritismo, il voler sopraffare l’altro a tutti i costi, sono già di per sé atteggiamenti mafiosi. Faccio un favore a te e tu ne fai uno a me: questo è l’atteggiamento mafioso che bisognerebbe estirpare. Il fatto di dire noi non siamo Capaci, vuol dire che noi non siamo quell’atteggiamento lì. Noi siciliani siamo altro e dobbiamo essere capaci di far valere la nostra terra, la nostra storia, le nostre bellezze. Potrei citarti tanti siciliani che ce la fanno per le loro capacità: uno è arrivato anche nello spazio, l’astronauta Luca Parmitano. 

Venerdì canti Mina. Tra i giudici c’è Loretta Goggi. Non solo un pezzo di storia della musica e della televisione italiana, ma una sua collega e, soprattutto, l’ha imitata prima di te. Sei pronta?

Lidia Schillaci: Lo so è un’arma a doppio taglio, sono spaventatissima (ride…). Mi sto preparando, studiando giorno e notte. È una bella sfida, ma Mina è il mio idolo.

Il pezzo?

Lidia Schillaci: Non posso dirtelo, sarà una sorpresa. 

Però una grande professionista come Loretta Goggi che si alza per te… vuol dire che sei capace, non credi?

Lidia Schillaci: Sono davvero contenta. È stata una bellissima soddisfazione!

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