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“Il Covid19 ai tempi dell’Amore”, romanzo di Ciro Formisano: «Avremo nostalgia di questo periodo»

romanzo ciro formisano
Il regista Ciro Formisano, vincitore del Globo d’Oro 2018 e candidato ai Nastri D’Argento nel 2018 con il film L’Esodo (tratto dal suo primo libro e interpretato da Daniela Poggi) torna alla scrittura. E lo fa con un romanzo scritto durante il lockdown: Il Covid19 ai tempi dell’Amore.

Quella raccontata nel romanzo di Ciro Formisano non è solo una storia d’amore, un rapporto di coppia messo a dura prova dall’insinuarsi del virus nelle loro vite. Camilla e Stefano, i protagonisti, si fanno portavoce di una più ampia riflessione sull’umanità.

Le pagine sono ricche di sensazioni e sentimenti comuni a tutti, nei difficili mesi di lockdown: paura, sospetto, incredulità, incertezza, solidarietà. In tutto questo è facile immedesimarsi. Ma ci si può riconoscere anche in elementi più “pratici”, come aspettare la cassa integrazione o fare la spesa online. E poi ci sono molti riferimenti sensoriali: i rumori che diventano un modo per scandire il passare del tempo, le immagini simbolo trasmesse dai tg (la stazione di Milano presa d’assalto, il Papa che prega sotto la pioggia in una Piazza San Pietro deserta).

Il romanzo di Ciro Formisano è scaricabile gratuitamente online, con possibilità di fare in cambio un’offerta a enti benefici.

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Come sono nati, nella tua mente, i protagonisti Camilla e Stefano?

Sono nati proprio all’inizio del lockdown, quando ho sentito di diverse coppie che erano separate a causa della situazione: regioni diverse, città diverse. Ma c’erano anche storie di persone che stavano vivendo, invece, la quarantena nella stessa casa. L’idea che uno potesse essere positivo e l’altro no, nella stessa casa, mi è venuta in mente ancor prima che sentissi un caso di cronaca di questo tipo.

Con questo romanzo ti sei confrontato con un genere diverso, rispetto a L’esodo: come è stato questo l’approccio a questa scrittura?

Io scrivo in continuazione, passo la maggior parte del tempo a scrivere anche se non pubblico. Stavolta volevo un po’ togliermi di dosso l’impegno politico, il racconto del problema sociale, preferendo addentrarmi in un genere nuovo. Questa è la mia prima storia d’amore, volevo parlare di sentimenti, non lo avevo mai fatto. Ne L’esodo è solo accennato.

Anche da questo libro ti piacerebbe trarre una sceneggiatura?

Sarebbe bello realizzarlo come film: penso sia un buon soggetto, anche se sarebbe difficile metterci tutto dentro. Sicuramente le storie principali sì: quelle di Stefano, Camilla, Kira e Micky.

L’isolamento prolungato secondo te come ha cambiato il modo di vivere le relazioni, i rapporti sociali, i rapporti umani?

Per il momento è tutto radicalmente diverso. È diventato normale non stringersi la mano, tenersi a debita distanza, non avere alcun contatto fisico, soprattutto con persone nuove. Questo approccio è strano per noi italiani, abituati ad essere calorosi. Ci vorrà un po’ di tempo prima di riprendere le nostre abitudini.

Quali sono le altre immagini che ti vengono in mente, pensando a questi mesi?

Quella del Papa è una delle immagini in assoluto più potenti, l’immagine simbolo del periodo. Vale anche per chi non è religioso: il capo di una comunità che pubblicamente in una pizza vuota chiede aiuto al proprio Dio è una cosa molto forte. Poi ci sono state anche le immagini di coloro che con la tecnologia hanno riversato in rete di tutto: video, giochi, workout, ricette. Ci sono state anche trovate geniali: chi ha riprodotto le opere d’arte con oggetti improvvisati trovati in casa. Sono state tutte espressioni personali della forza di reagire dell’umanità.

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Il libro affonda molto in quei sentimenti che abbiamo provato tutti: incredulità, paura, sospetto, ma anche solidarietà. Cosa ne sarà di tutto questo bagaglio emotivo?

Sinceramente penso che un giorno, sottraendo ovviamente la sofferenza di quelli che hanno subito il virus, di quelli che non ce l’hanno fatta e dei loro familiari, proveremo nostalgia di questo periodo. Perché è stata dura, ma ci ha dato l’opportunità di stare con noi stessi. Poi certo, ognuno l’ha vissuta in modo diverso: chi in maniera traumatica, chi in maniera drammatica. Ma ci sono ad esempio i bambini: per loro è stata un’occasione irripetibile di stare tanto tempo coi loro genitori. Non si verificherà mai più.

Come mai la scelta di non avere casa editrice e di affidarti all’online?

Il libro parte da un download gratuito per arrivare alla copia numerata e autografata, che ha un suo costo. Ma volevo che questo libro partisse dalla gratuità e che giungesse a più persone possibili. Con un editore non sarebbe stato possibile. Non mi andava di sfruttare economicamente il virus e la situazione di disagio economico in cui ci troviamo. Volevo invece che nonostante questa condizione tutti avessero la possibilità di leggere qualcosa di nuovo.

Quali enti hai scelto per l’offerta?

La Croce Rossa, perché è un esempio di solidarietà e sinonimo di serietà. E poi un rifugio per cani, perché nella storia c’è una forte componente animalista. Volevo che anche il mondo animale beneficiasse di quello che io ho scritto.

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Nel progetto sono stati coinvolti anche l’illustratore Stefano Talluto e la editor Ruana Fiorucci…

è stato davvero un lavoro di teamRuana è stata un aiuto prezioso, mi è stata molto vicina: la sera scrivevo, le inviavo le pagine e lei subito si metteva a leggerle e correggerle. Stefano l’ho conosciuto sui social e sono molto contento di lui: è giovanissimo, appena 19 anni, ma ha uno stile molto particolare. L’illustrazione poi ha un’importanza decisiva nella storia: la copertina non è solo un bel disegno, nessuno si aspetta che sia così cruciale per Camilla e Stefano.

Che cosa ti auguri, per questo post lockdown?

Io spero che cada sulle persone la famosa coscienza di Camilla. Vorrei un maggiore rispetto per noi stessi e tra esseri umani, animali compresi.

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