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Vanessa Gravina: «Spesso ho scelto strade difficili, e non ho mai mollato. Oggi mi sento molto più libera»

Vanessa Gravina conosce l’arte sin da bambina. È approdata al cinema a soli 11 anni con il film Colpo di fulmine, per la regia di Marco Risi. Il ruolo le è valso una nomination al Nastro d’argento come migliore attrice esordiente. Da quel momento, la sua stella luminosa l’ha portata sempre più lontano.

Tra teatro, cinema e TV Vanessa Gravina è una delle interpreti femminili più versatili ed apprezzate del nostro panorama artistico. La sua vita è un viaggio intenso tra mete e luoghi tangibili. Sensibile, poliedrica, affascinante, Vanessa Gravina porta in ogni ruolo la sua grande rivoluzione. Adesso è arrivato il momento di conoscere e, finalmente, di amare quella libertà alla quale ha sempre anelato.

Come stai vivendo questo periodo di isolamento?

Sono una persona iperattiva, e alcuni giorni sono difficili da far passare. Ma vediamo il lato positivo della situazione: sto facendo delle cose fantastiche, che non facevo più da una vita. Dormo otto ore a notte, faccio più movimento fisico, bevo un litro e mezzo di acqua al giorno. Mi sono imposta alcune regole precise e l’attività motoria motoria mi sta aiutando molto. Sto passando questo momento a Roma. La città sta reagendo in modo molto attento all’emergenza.

Vanessa Gravina
Adesso hai più tempo per rivederti in TV nel ruolo di Adelaide ne “Il paradiso delle signore”. Che effetto ti fa?

“Il Paradiso delle signore”, specie in questi giorni, è un appuntamento piacevole da seguire. Prima di questa lunga pausa che stiamo affrontando, noi attori non avevamo l’occasione di guardare le puntate ogni giorno perché giravamo anche durante la messa in onda. La nostra macchina è sempre attiva, quindi non ci eravamo mai fermati così a lungo. Ho l’occasione di riguardarmi in TV, con calma, e devo dirti che mi sta piacendo davvero molto seguire la serie da spettatrice. Trovo che le trame siano sempre avvincenti, con una sceneggiatura forte alle spalle. È  un progetto bellissimo, che funziona grazie al grande consenso del pubblico. In queste settimane la nostra serie è uno dei programmi più seguiti in TV, e questa cosa mi regala molta forza per andare avanti in  giorni così delicati.

Vanessa Gravina
Vanessa Gravina sul set de “Il Paradiso delle Signore”

Il tuo personaggio è uno dei più amati. Come si costruisce una donna così particolare?

Sai, mi diverte sempre di più interpretare Adelaide. È difficile e impegnativo dare voce ad un ruolo del genere. È una donna sopra le righe e la sua interpretazione deve essere curata sempre con una grande delicatezza. Non posso mai mollarla! Difficilmente Adelaide ha un impatto spontaneo nei confronti delle vicende che vive. C’é sempre un secondo fine al quale aspira. È un personaggio ambiguo, pieno di sfumature.

Per me è stato fondamentale avere una sceneggiatura così dettagliata per costruire il mio ruolo. Credo che le battute vadano indossate come dei vestiti e che bisogni, con il tempo, personalizzarli. Se la manica di un abito è troppo lunga, cerchi di accorciarla un po’. Oppure sistemi il collo della camicia, se in alcuni tratti può sembrarti banale. Insomma, con attenzione e cura, il vestito, pian piano, diventa tuo.

Adelaide è una donna che non incarna un cliché, ma ha un background pieno di tante sfumature che io ho assorbito nella mia vita. Essendo cresciuta a Milano, ho avuto degli stimoli concreti per creare al meglio il suo personaggio.

Da ragazzina, ho avuto la fortuna di conoscere un certo tipo di nobildonna milanese degli anni ’60. Sono andata di pari passo con il ricordo molto chiaro di queste signore della Milano altolocata, che ho fissato nella memoria. Inoltre mi sono ispirata al mio bagaglio culturale, cinematografico e umano. Ho pensato a Miranda de Il Diavolo veste Prada, a Crudelia De Mon, alla strega cattiva di Biancaneve. Ho rivisto anche la cinematografia di Stanley Kubrick. All’interno del ruolo Adelaide ho trasferito tutto ciò che può riuscire a suscitare un’emozione forte.

Vanessa Gravina
Vanessa Gravina sul set de “Il Paradiso delle Signore”

Secondo te cosa manca all’arte cinematografica, televisiva e teatrale per raccontare al meglio l’universo femminile?

Abbiamo avuto dei grandi autori che hanno scritto dei capolavori teatrali per le donne. L’altro giorno ho visto “Il giardino dei ciliegi” con la regia di Giorgio Strehler e la meravigliosa interpretazione di Valentina Cortese. A teatro, ho ammirato dei ritratti straordinari di donne. Recentemente ho interpretato il personaggio di Elmira nel “Tartufo”. La mia, per esempio, è una sorta di dea ispiratrice che prende in mano la situazione e la risolve attraverso la sua intelligenza di donna. Al cinema la maggior parte dei ruoli principali sono interpretati dai grandi protagonisti maschili come Elio Germano, Marco Giallini, Luca Marinelli, Alessandro Gassmann. Le donne purtoppo sempre in minoranza. Un ottimo scatto in avanti è avvenuto con le serie nazionali e internazionali. Netflix, Sky e tante altre produzioni raccontano grandi personaggi femminili. Recentemente, ho visto “Luna Nera” una produzione Netflix fortemente al femminile. Mi piacerebbe che le donne che non fossero relegate sempre e solo al ruolo di “spalla” per gli uomini all’interno delle storie. Abbiamo delle bravissime registe e sceneggiatrici in Italia, che possono raccontare l’universo femminile.

Tornando indietro nel tempo, che ricordi hai della bambina che sei stata?

Ero una bambina molto vera, diretta, poco condizionata. Ho sempre amato recitare. Sin da piccola ho sempre visto le cose con uno sguardo filosofico. Mi piaceva contemplare la realtà con un terzo occhio. Sono stata una bambina pensante e analitica, una grande osservatrice. Con il tempo sono diventata più diplomatica. Ho dovuto filtrare molte cose. Ho costruito un incedere che mi permettesse di stare con gli altri. Oggi, mi sento di dirti che sto tornando ad essere la bambina che ero.

Vanessa Gravina

Mi piace pensare che possiamo non tradire i bambini che siamo stati in passato.

Io invece l’ho tradita spesso, la bambina che sono stata. Ho attraversato il passaggio dall’infanzia all’età adulta in modo particolare e delicato. Sono stata considerata una bambina prodigio. E spesso i “bambini prodigio” non vengono perdonati per la loro crescita e, cambiano strada. Sono pochissimi quelli che hanno continuato a fare questo mestiere. Il periodo dell’inizio dell’adolescenza è stato un periodo in cui credevo che il mondo non mi volesse più.

Poi, crescendo, ho avuto la capacità di tenere duro e di creare delle condizioni che mi permettessero di entrare in altre pelli, in altre fasi della vita, continuando a vivere della mia passione per la recitazione e per il mio lavoro. Ho dovuto fare una sorta di “rehab”. Mi sono messa nelle condizioni di trovare ciò che arrivava, in modo spontaneo. Spesso ho scelto strade difficili da percorrere, e non sempre commerciali. Ho tentato di inventarmi una mia dimensione, cercando di valorizzare quello che ero in grado di fare e quello che mi era consentito fare. Sono arrivata fin qui, e non ho mai mollato.

Vanessa Gravina

Come si fa a non mollare un mestiere spesso così complicato?

Bisogna creare degli equilibri. Dare importanza alle relazioni. Credo che sia fondamentale avere le “antenne” ben dritte per percepire ogni trasformazione dell’arte. Bisogna cercare un adeguamento continuo. Oggi come oggi, questo vale per tutti i mestieri.

Che significato ha per te la parola “libertà”?

È una parola con la quale sono entrata spesso in conflitto. Sin da piccola mi sono caricata di grandi responsabilità nei confronti del lavoro e della mia famiglia. Spesso, mi sono sentita quasi in ostaggio di alcune mie situazioni. Oggi sto iniziando ad essere una persona molto più libera. In questi ultimi anni ho fatto dei percorsi di consapevolezza e di abbandono di alcune dinamiche che mi facevano un po’ male. Mi sono liberata di alcune gabbie mentali, di alcuni sensi di colpa. La libertà è un work in progress. Voglio riuscire ad avere la forza estrema di poter scegliere sulla mia vita affettiva, su quella artistica e professionale, sul mio tempo libero, su tutto. Voglio trovare la grande capacità di dire “no”‘, quando arriva il momento di dirlo.

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