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Paolo Casalis racconta la quarantena nel film “Io resto a casa”

paolo casalis
Chi l’avrebbe mai detto che ci saremmo svegliati, una mattina, e ci saremmo ritrovati in quarantena! La pandemia di Coronavirus ci sembrava qualcosa di lontano e invece è diventato parte della nostra quotidianità. Anche in Italia ci stiamo facendo i conti tutti i giorni e in questo bilancio rientrano morti, rinunce, sacrifici, difficoltà ad arrivare a fine mese, incertezze sul domani ma anche tanta speranza e voglia di ripartire.

Il regista braidese Paolo Casalis ha provato a raccontare tutto questo nel film Io resto a casa, realizzato con una finalità benefica. Difatti i proventi saranno per metà destinati all’ospedale Alba-Bra di Verduno, per rafforzarne il reparto di terapia intensiva.

I stay home

Le narrazioni di questo particolare momento storico sono ovviamente concentrate sul racconto di quanto sono cambiate le nostre vite all’insegna dell’emergenza sanitaria e di quanto ancora cambieranno, da qui ai prossimi mesi, quando con il Coronavirus dovremo imparare a convivere. Diversi registi si sono soffermati su questo periodo di quarantena infatti sono in ballo progetti su più fronti: Viaggio in Italia di Gabriele Salvatores, il docufilm #rEsistiamo annunciato da Endemol Shine Italia. E poi c’è il documentario Io resto a casa di Paolo Casalis.

Il mediometraggio è disponibile in streaming e acquistabile online. Racconta la quarantena attraverso le quotidiane esperienze di alcuni personaggi, scelti dal regista stesso documentandosi sul web e su Youtube.

Sono storie diverse che compongono un mosaico di diverse emozioni e sfaccettature su una stessa realtà, quella della quarantena, di come ha ridisegnato le nostre vite di ogni giorno.

La scelta è caduta su Silvia e Robertina, due mamme alle prese con figli e mariti di cui occuparsi in quarantena; Serena, youtuber che di solito sul suo canale si occupa di makeup; Katia, che senza poter uscire si prende cura in casa del suo compagno Manuel affetto dal morbo di Crohn.

E poi c’è Silvio di Palermo, che deve discutere la tesi in Architettura e che si laurea online, senza poter festeggiare con gli amici e senza avere la famiglia accanto. A lui è affidata la chiusura del documentario, proprio come segno di speranza, di sguardo positivo al futuro.

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