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Barack Obama si racconta a “Che tempo che fa”: la politica, la famiglia, le passioni

Barack Obama, l'intervista a Fabio Fazio
Grande successo di ascolti per l’intervista esclusiva di Fabio Fazio all’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il tema principale era la sua autobiografia di grande successo “Una terra promessa”, tradotta in 26 lingue ed edita in Italia da Garzanti. 

Per la prima volta, il 44° Presidente degli Stati Uniti Barack Obama è stato ospite in un programma televisivo italiano. Ieri sera, a Che tempo che fa di Fabio Fazio su Rai3, Barack Obama, premio Nobel per la pace nel 2009, ha risposto alle domande di un comprensibilmente emozionantissimo Fazio, raccontando la sua autobiografia Una terra promessa”, e svelando anche aneddoti e curiosità sulla vita alla Casa Bianca, sui suoi hobby e sulle grandi passioni che lo animano.

Boom d’ascolti e record stagionale per Che tempo che fa di Fabio Fazio. La puntata che ha visto in esclusiva e per la prima volta nella tv italiana il 44° Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha registrato oltre 3 milioni e 500mila spettatori (3.543.452) pari a uno share del 13,2%, con picchi d’ascolto di quasi 5 milioni di spettatori (4 milioni e 672mila) pari a uno share del 17% (16,87%).

Barack Obama ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”

«Mi fa molto piacere essere qui, mi piacerebbe essere lì di persona ma dobbiamo aspettare che la pandemia passi», ha esordito Barack Obama. Fabio Fazio gli ha chiesto il commento di Michelle sul libro “Una terra promessa”.

«Michelle è molto critica, è molto dura». Ha risposto Obama. «Uno dei motivi per cui l’ho sposata è perché lei mi spinge sempre a fare del mio meglio. Lei, letto il libro finito, mi ha detto: “Sì, hai fatto una bella cosa!”, però mi ha chiesto come mai mi ci è voluto così tanto tempo a finire il mio primo volume quando lei il suo l’ha finito molto prima di me. Cosa posso dire? Tutti conoscono Michelle e sanno benissimo che è decisamente superiore a me. Il fatto che mi sopporti è anche una delle grandi meraviglie che descrivo nel mio libro».

Barack Obama, l'intervista a Fabio Fazio

L’infanzia e la passione per il nuoto e il basket

Da piccolo, ha rivelato Barack Obama, non pensava di diventare un giorno Presidente della sua nazione.

«Quando ero un bimbo il mio sogno più grande era quello di riuscire a giocare e a nuotare, perché ho vissuto l’infanzia in luogo che è fantastico per un bambino. Crescendo volevo fare l’architetto e poi ero interessatissimo al basket ma non ero proprio “un LeBron James” e quindi, visto che non sarei mai stato lui, è stato un sogno che è sfumato in fretta. Come ho scritto anche nei libri precedenti, non ero uno che avesse mai avuto il sogno di diventare Presidente, il mio sogno era di essere un bravo ragazzo, i miei genitori, i miei nonni me l’hanno sempre detto. Volevano che potessi dare il mio contributo alla società, volevano che avessi un lavoro, che potessi pagarmi l’affitto».

Crescendo, ha raccontato Barack Obama a Fabio Fazio, ha sviluppato una grande passione per la politica e i temi sociali. «È stato solo quando ero all’Università che mi sono davvero sensibilizzato alle problematiche sociali, ho partecipato al movimento anti-apartheid, ho iniziato a leggere di più ispirato dal movimento per i diritti civili, Gandhi, le personalità degli anni Sessanta. È stato questo che mi ha portato ad abbracciare la vita pubblica ed è stato solo molto più tardi che mi sono davvero reso conto e ho pensato “Forse sono davvero abbastanza bravo per riuscire a prendere la parola a nome di gruppi più nutriti della società”».

Barack Obama, l'intervista a Fabio Fazio

Barack Obama racconta a Fabio Fazio i pro e i contro della vita alla Casa Bianca

Fabio Fazio ha poi chiesto a Barack Obama come sia abitare alla Casa Bianca. «Naturalmente è un grandissimo privilegio quello di essere Presidente, tuttavia, talvolta, si ha una impressione “falsa” perché si pensa che il Presidente viva gratuitamente, semplicemente perché è eletto Presidente. Noi dovevamo fare la spesa, certo non andavo io al supermercato, ma ce la pagavamo noi. Avevamo un budget entro il quale dovevamo stare. La Casa è bellissima e lo staff mi portava in giro, quindi non andavo a far benzina, non facevo questo genere di cose. La cosa interessante della presidenza degli Stati Uniti d’America, ancora di più rispetto ad alcuni Paesi europei dove il Presidente del Consiglio può, per esempio, vivere a casa propria, è che devi traslocare dentro questo ambiente davvero strano, perché, come lo descrivo nel mio libro, è come un albergo a cinque stelle dal quale non riesci ad andartene via»

«Hai dei privilegi incredibili, tutta una serie di cose a disposizione. D’altro canto c’è però il senso di isolamento, in un certo senso di prigionia, ed è una cosa alla quale non mi sono mai abituato. Avevo dei sogni ricorrenti in cui mi vedevo camminare in una strada normale, sedermi a bere un bell’espresso in un cafè, oppure andare a fare una passeggiata al parco, e nessuno mi riconosceva. Per me era una grandissima liberazione. Il fatto che ho avuto questo sogno ricorrente è un’indicazione che questo non è un modo naturale di vivere, però naturalmente è stato un piccolo sacrificio rispetto a ciò che abbiamo fatto».

Il personale della Casa Bianca orgoglioso di servire una famiglia afroamericana

«Le prime settimane (viverci) è stranissimo però il personale è fatto da esseri meravigliosi che ti aiutano. La maggior parte del personale era afroamericano e latinoamericano e il personale della Casa Bianca era molto orgoglioso del fatto che qualcuno che abitava alla Casa Bianca assomigliasse ai loro figli o alle loro figlie o che Malia e Sasha assomigliassero alle loro nipoti. Ci hanno trattati meravigliosamente bene».

«La cosa alla quale non ti abitui è l’isolamento», ha rivelato Barack Obama a Fabio Fazio. «Al secondo piano della Casa Bianca avevamo la nostra residenza, alle 18.30 cenavamo e dopo andavo ad accompagnare a letto le mie figlie. La cosa più importante è che Michelle ha voluto cambiare l’arredamento delle camere delle bambine perché non voleva che avessero la sensazione di dormire in un museo, voleva che potessero appendere i poster delle loro popstar e degli attori preferiti, che si sentissero “normali”. Man mano che sono cresciute, invece che invitare i loro amici alla Casa Bianca, volevano andare loro a casa degli amici, perché almeno avevano la sensazione di stare in una casa normale senza essere nel mirino dei servizi segreti che stavano sempre con loro».

Le tre cose o i tre momenti a cui Barack Obama tiene di più nella vita

Infine, l’ex Presidente Barack Obama, rispondendo alla domanda di Fabio Fazio sulle tre cose più importanti della sua vita, ha parlato delle sue più grandi passioni: i libri, lo sport e naturalmente la famiglia e le figlie Sasha e Malia.

Barack Obama, l'intervista a Fabio Fazio

I libri e l’amicizia con Marquez

«Se devo parlare di cose, mi piacciono i libri, non semplicemente leggerli perché imparo quando leggo, ma proprio l’oggetto-libro. Uno dei grandi tesori della mia vita è che ho ricevuto libri siglati da molti autori: Toni Morrison, Nelson Mandela, Gabriel García Márquez, il grandissimo scrittore latino-americano che mi ha donato una copia originale di “Cent’anni di solitudine”, uno dei suoi grandi capolavori, e nella sua dedica ha scritto “Cento anni”, ha cancellato solitudine e ha messo “amicizia” e poi ha firmato con il suo nome. Ecco queste sono cose che per me sono dei grandi tesori e li tengo come carissime».

La passione per il basket

«Poi ho una collezione meravigliosa di palloni da basket; ormai non gioco più come una volta, ma la sensazione del palleggiare o giocare anche da solo mi piace tantissimo perché mi riporta a dei ricordi meravigliosi della mia gioventù, che sono molto importanti. Il basket è il collegamento delle varie fasi della mia vita». 

La vita con le figlie Sasha e Malia

«I momenti della mia vita a cui tengo di più sono naturalmente quelli con le mie figlie. Adesso, a causa del Covid, sono rinchiuse in casa con noi e se ne vorrebbero andare, però per me avere la mia ventiduenne, la mia diciannovenne, a cena tutte le sere, ascoltarle per vedere che sono più brillanti, più intelligenti, più interessanti di me, per me è una soddisfazione».

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