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Sarah Falanga: «Bisogna avere il coraggio di rischiare, anche andando controcorrente, e la forza di non avere mai paura»

Sarah Falanga, nota al grande pubblico per aver interpretato il ruolo della suocera di Lila ne L’Amica Geniale e quello di Nella in Gomorra, è prima di tutto un’attrice teatrale. Ha avuto come maestri personaggi del calibro di Andrea Camilleri, Vittorio Gassman e Dario Fo. 

Il suo lungo percorso lavorativo e formativo l’ha vista crescere come non solo come attrice teatrale e cinematografica, cantante, ma anche come performer da musical, doppiatrice, regista e autrice. Ha fondato e dirige l’Accademia Magna Graecia di Paestum. Ma soprattutto, Sarah Falanga è una donna libera, indipendente e coraggiosa. Una donna che rischia, e che non ha paura di andare controcorrente. Che si batte per i diritti delle donne e dei più deboli, perché “aiutare è un dovere di tutti”, come ci ha raccontato parlando del suo impegno per Amici per il Centrafrica Onlus.

Sei la direttrice artistica della rassegna estiva dell’Accademia Magna Graecia di Paestum. Come ripartirà il teatro nei prossimi mesi?

Ripartiremo il 5 agosto all’interno del Tempio di Nettuno di Paestum con tre date. A seguire il 9 settembre porteremo in scena, sempre al Tempio di Nettuno, lo spettacolo Medeae, da Euripide in poi, dedicato completamente alla raccolta fondi per  l’Associazione Amici per il Centrafrica, onlus che opera dal 2001 in Repubblica Centrafricana promuovendo uno sviluppo responsabile con progetti legati all’istruzione, alla formazione professionale, alla coesione sociale e progetti sanitari.

sarah falanga

La figura di Medea è molto significativa. Come  descriveresti questo spettacolo teatrale?

Questo spettacolo teatrale mette in scena sette Medeae che circondano il pubblico. Abbiamo ricreato un modo interattivo, molto suggestivo, per questo progetto. Il pubblico scopre di essere all’interno della storia perché è circondato da queste donne. Immaginiamo una Medea che si vuole liberare dal dolore di aver ucciso i suoi figli, davanti ad un pubblico. Scappa ma si ritrova di fronte ad un altro pubblico. E’ così dall’eternità. Questa donna è costretta a rivivere la sua tragedia ogni volta che ci sono delle donne e degli uomini davanti a lei. All’interno di questo spettacolo si intrecciano autori come Euripide, Seneca, Pasolini, Christa Wolf. Le sette donne ci spiegano come mai, oggi, c’è ancora Medea tra di noi. Il nostro è uno spettacolo molto sanguigno ma anche molto reale.

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Cosa c’è di attuale in Medea e come può un’attrice di grande spessore come te, dare voce in modo così reale a figure femminili senza tempo?

Figure femminili come quella di Medea sono universali. È molto reale e attuale che una donna si senta tradita, ma non soltanto nel proprio letto. Medea ci appartiene per tutti i tradimenti dell’essere, per tutte le aspettative e le fiducie che riponiamo nelle persone a cui crediamo profondamente e a cui affidiamo la nostra vita. Medea depone il suo corpo e la sua anima ed è molto reale. Questa donna tradisce la sua terra, la sua gente, la sua famiglia. Uccide per fare in modo che Giasone diventi più forte. Medea capisce che Giasone vuole ingrandire il suo ego e il suo potere. Quest’uomo non comprende la libertà di pensiero della donna che ha accanto, non legge la purezza dell’animo di Medea. Non pensa di tradirla, perché nel suo modo di vivere, è tutto giusto ciò che fa. Sta agendo nel bene della sua vita. Purtroppo, ancora oggi, ci sono donne che sopportano l’umiliazione dei propri uomini e si sentono colpevoli di quel trattamento.

Con lo spettacolo Trilogia – Antigone, Elettra, Medea. L’intimo dissenso della modernità, racconti donne dell’antichità. Quanto è importante conoscere il mondo classico per capire la nostra realtà?

Ho amato molto realizzare e produrre questo spettacolo. Antigone, Medea ed Elettra rappresentano tre donne molto importanti. Ho voluto raccontare, per esempio, attraverso Antigone il sacrificio che ogni donna compie per tenere in piedi una famiglia con una dignità estrema. Siamo in una fase umana di decrescita intellettuale e morale, di appiattimento dell’umanità. Nella letteratura, ci interroghiamo e troviamo tanto di quello che vorremmo essere. Le storie classiche ci permettono di esplorare. Portare in scena Antigone, Elettra e Medea, per me, significa, riscoprire ogni volta qualcosa di nuovo. Alimento la mia creatività senza annoiarla mai.

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Sarah Falanga in Gomorra

Quante volte nella tua vita hai rischiato, per inseguire i tuoi sogni?

Quando ho finito di studiare all’Accademia sono subito stata presa da Tato Russo per lavorare ai suoi spettacoli teatrali. Per me è stato un grande maestro, con cui ho collaborato per ben 15 anni. Ero economicamente felice, in quel periodo. Eppure, decisi di rischiare tutto e di fondare l’Accademia Magna Grecia, in un luogo come quello di Paestum in cui non c’è un edificio teatrale. Da bambina avevo il sogno di portare in scena Medea in un tempio. E finalmente l’ho realizzato, proprio a Paestum. Una donna che rischia non è mai facile da considerare. Da molti, sono stata vista come una strega che voleva osare troppo attraverso le sue idee. Ho vissuto la condizione di donne come Cassandra, Circe, Medea che si sono sentite giudicate in modo ingiusto. In me le persone vedevano una donna che andava controcorrente. Io, invece, ho voluto trasmettere ai miei studenti la voglia di dire la verità, di dire “no” ai progetti che non sentivano di voler fare, la forza di non avere mai paura.

Ti reputi una donna testarda?

Assolutamente sì. Sono stata una donna testarda e cocciuta. Una donna con delle idee forti viene sempre giudicata, anche dalle stesse donne. Spesso, veniamo disprezzate in modo del tutto inappropriato. Capita che le persone vogliano trovare il negativo, in qualcosa di estremamente positivo. Mi viene in mente il caso di Elena Ferrante che è stata messa in discussione per non essersi mai mostrata in pubblico. Eppure, i suoi libri sono i più letti al mondo. Elena Ferrante ha parlato dell’emancipazione femminile in modo estremamente reale. Per me è una scrittrice illuminante.

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Sarah Falanga in una scena de L’Amica Geniale

 Sei una grande sostenitrice della Onlus Amici per il Centrafrica. Da dove nasce questo tuo bisogno di sostenere il sociale?

La mia sola vita non mi è mai bastata. A me non interessa pensare solo per me e per le poche persone che ho intorno. Siamo al mondo per dare vita alla vita. Tutto quello che incontro è importante. Ho il dovere, fino al mio ultimo respiro, di aiutare chi è meno fortunato nel mio piccolo. Fare volontario significa far circolare amore e lasciare un segno. Il giorno stesso in cui ho conosciuto l’Associazione Amici per il Centrafrica ho perso mio padre. Era il cardine della mia vita. Quel giorno, lui si è incarnato con la sua generosità nel progetto della Onlus. Ad un certo punto ho capito che mio padre, in qualche modo, mi stava chiedendo di donarmi agli altri come lui stesso ha sempre fatto e mi ha insegnato a fare. Dare amore è un ciclo vitale.

 

 

 

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