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Micaela Ramazzotti: «Mi piace lavorare con le donne forti e con gli uomini gentili»

Micaela Ramazzotti sul red carpet di Marateale 2026 dopo il Premio Internazionale Basilicata
A Marateale Micaela Ramazzotti riceve il Premio Internazionale Basilicata e racconta il suo impegno nel cinema, la salute mentale e il nuovo film da regista.

Micaela Ramazzotti torna al Marateale e riceve il Premio Internazionale Basilicata, assegnato all’attrice per la capacità di dare «corpo e verità a personaggi complessi, fragili e profondamente umani» e per avere ampliato il proprio percorso artistico attraverso la regia. Una motivazione che fotografa bene una carriera costruita dando voce soprattutto a donne irregolari, ferite, imprevedibili: personaggi che spesso faticano ad adattarsi alle regole del mondo, ma riescono a mostrarne con particolare lucidità le storture.

Micaela Ramazzotti intervistata sul palco durante la 18ª edizione di Marateale
Micaela Ramazzotti sul palco di Marateale 2026 – wondernetmag.com

È il caso di Elena Di Porto, la protagonista di Elena del Ghetto, opera prima di Stefano Casertano nella quale Ramazzotti interpreta la donna ebrea romana conosciuta come “la matta di Piazza Giudia”. Una figura realmente esistita, ribelle e anticonformista, che tentò inutilmente di avvertire gli abitanti del Ghetto dell’imminente rastrellamento nazista del 16 ottobre 1943. Il film è arrivato nelle sale italiane nel gennaio 2026.

«Era considerata matta soltanto perché era fuori dagli schemi, perché era una donna come noi oggi», racconta Ramazzotti. «Elena portava i pantaloni, fumava, giocava a biliardo, si era separata e affrontava apertamente chi commetteva un’ingiustizia. Difendeva i deboli. Era una donna moderna: solo che era considerata matta perché libera. Quindi la libertà gliel’hanno fatta pagare».

Il marchio della follia finì per privarla di ogni credibilità proprio nel momento decisivo. Quando provò ad avvisare il quartiere dell’arrivo dei tedeschi, nessuno volle ascoltarla. I ricoveri nell’ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà e i numerosi provvedimenti di confino avevano trasformato una donna lucida e lungimirante in una voce che la società poteva ignorare.

«Il suo essere illuminata veniva scambiato per follia», osserva l’attrice. Una vicenda storica che diventa così anche una storia molto contemporanea: quella delle donne dichiarate eccessive, instabili o inaffidabili quando rifiutano il posto assegnato loro.

Micaela Ramazzotti e la salute mentale nel cinema

La salute mentale attraversa da tempo il lavoro di Micaela Ramazzotti. È presente in Felicità, il suo esordio alla regia, e ritorna in “30 notti con il mio ex”, la commedia diretta da Guido Chiesa in cui interpreta Terry, una donna che prova a reinserirsi nella società dopo un percorso in una struttura psichiatrica. Al suo fianco Edoardo Leo, nel ruolo dell’ex marito che la accoglie in casa su richiesta della figlia adolescente.

Micaela Ramazzotti riceve il Premio Internazionale Basilicata sul palco di Marateale
Micaela Ramazzotti riceve il Premio Internazionale Basilicata a Marateale – wondernetmag.com

«Attraverso il cinema mi piace parlare della salute mentale, delle peculiarità e delle fragilità mentali», spiega Ramazzotti. «Di salute mentale non si parla mai, si parla troppo poco e c’è ancora molto stigma. Invece bisogna parlarne».

Il cinema, secondo l’attrice, può creare uno spazio di condivisione e permettere allo spettatore di entrare in esperienze che altrimenti resterebbero distanti o incomprensibili. Anche attraverso il registro della commedia. «Ci si sente tutti un po’ mattarelli insieme ai matti che vediamo», dice. «Il cinema dà alle persone l’opportunità di entrare in quel racconto, in quella donna, in quell’uomo, e quindi di condividerne i lati umani, quelli un po’ più storti. Questo mi piace».

Il secondo film da regista

Dopo Felicità, presentato nel 2023 e vincitore del Premio degli spettatori nella sezione Orizzonti Extra della Mostra del Cinema di Venezia, Micaela Ramazzotti sta lavorando alla sua seconda regia.

Micaela Ramazzotti sul palco di Marateale durante la consegna del Premio Internazionale Basilicata
Micaela Ramazzotti durante la cerimonia di premiazione a Marateale 2026 – wondernetmag.com

«Sto sceneggiando la seconda opera», annuncia al Marateale. «Lo sto facendo con calma. Ho preso del tempo da Felicità, perché serviva per pensarla bene».

Del progetto non rivela ancora la storia, ma indica con chiarezza la squadra che la accompagnerà: «Sto scrivendo con altre donne: siamo tre sceneggiatrici, la produttrice è una donna. È un film che parte a bomba: tutte donne. Mi piace lavorare con le donne forti e con gli uomini gentili».

«Scegliete di vivere a testa alta»

La diciottesima edizione del Marateale diventa anche l’occasione per ricordare la ragazza che Ramazzotti era a diciotto anni. Cresciuta ad Acilia, vicino Ostia, voleva raggiungere il centro di Roma, il lavoro e il cinema. Prese subito la patente perché desiderava muoversi, partire, conquistare una propria autonomia.

«Ero un’adolescente che aveva degli obiettivi importanti e voleva portarli a termine», ricorda. Ai più giovani rivolge quindi l’invito a credere anche nei traguardi che sembrano lontani, ma soprattutto a non rinunciare alla vastità dello sguardo.

Micaela Ramazzotti mostra il Premio Internazionale Basilicata durante Marateale 2026
Micaela Ramazzotti con il Premio Internazionale Basilicata a Marateale – wondernetmag.com

«Scegliete di vivere la vita davanti a uno schermo cinematografico, con il naso all’insù, invece di avere il naso all’ingiù sullo schermo di un cellulare. Scegliete di vivere a testa alta e di guardare il mondo all’altezza degli occhi».

Gli occhi, osserva, sono orizzontali proprio come il cinema. Il cellulare, al contrario, restringe il campo e rischia di chiuderci dentro un’inquadratura sempre più angusta. «Guardiamo questo orizzontale che è il mondo: il campo è più largo».

Anche il premio ricevuto a Maratea viene infine dedicato ai giovani, alla cura di sé e delle persone che si amano: «Bisogna avere più attenzione, in questo mondo». Una parola semplice che, nel percorso di Micaela Ramazzotti, sembra significare soprattutto una cosa: continuare a guardare chi resta fuori campo.

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