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Oggi è la Giornata Internazionale dell’Infermiere: grazie agli eroi del Coronavirus

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In prima linea nell’emergenza sanitaria e sempre al fianco del paziente: gli infermieri stanno dando un contributo notevole ed essenziale durante questa pandemia, col loro instancabile e prezioso lavoro. Un lavoro che da mesi è sotto i riflettori, elogiato da istituzioni e cittadini stessi. Tanti i ringraziamenti e i sostegni giunti in queste difficili settimane, per portare aiuto morale ed economico.

Il lavoro di questi eroi dell’emergenza sanitaria non è passato inosservato nemmeno a Banksy, che proprio alla figura dell’infermiera ha dedicato la sua ultima opera, figura declinata in chiave eroica: Superman contemporaneo, Batman dei giorni nostri. E proprio oggi è una giornata speciale: il 12 maggio, infatti, si celebra la Giornata Internazionale dell’infermiere.

Oggi più che mai: grazie infermieri!

Un’infermiera stremata che dorme sulla scrivania, col capo poggiato sulla tastiera. E ancora: un’altra col viso sfigurato dalle tante ore trascorse in reparto con la mascherina sul viso. Sono queste le immagini simbolo dell’emergenza sanitaria, che soprattutto alla sua esplosione ha messo in ginocchio il Paese: un lungo elenco di vite spezzate, un’infinità di ore di lavoro, turni massacranti per gli infermieri, costretti a ritmi durissimi dal punto di vista fisico e morale.

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Sono i un'infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato. Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore.

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Oggi più che mai agli infermieri va il nostro ringraziamento per l’impegno dedicato ai pazienti. Il Papa stesso ha parlato del loro lavoro come di una «prova di eroicità» e si è espresso in merito anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, il quale ha affermato che quello degli infermieri (e con loro dei medici e di tutti gli operatori sanitari) è il volto di questa emergenza sanitaria, una professione «sinonimo di vocazione al servizio degli altri».

Ad oggi in Italia si contano circa 12 mila infermieri contagiati dal Coronavirus: 39 i deceduti (tra cui 4 si sono tolti la vita).

Perché il 12 maggio

giornata internazionale infermiereLa scelta del 12 maggio come Giornata Internazionale dell’Infermiere non è casuale, ma ricorda la data di nascita di Florence Nightingale. Nata a Firenze nel 1820,  fu una pioniera della professione, la prima infermiera della storia, vera e propria icona.

Come le altre donne della sua epoca, studiò in casa e in un primo momento non ebbe il sostegno della famiglia per accedere a studi scientifici. Ma dentro di sé avvertiva forte questa passione, unita alla vocazione verso il prossimo. Per questo il padre si convinse a sostenerla nel suo percorso per diventare infermiera, che la portò a viaggiare moltissimo.

Dedicò tutta la sua vita allo studio della professione infermieristica, alla sua pratica e al suo insegnamento. È ricordata come “la signora con la lanterna“. Durante la guerra di Crimea allestì un ospedale militare e ogni notte era solita girare tra barelle e letti con una lampada in mano, per dare conforto ai malati ricoverati.

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