Wondernet Magazine
INTERVISTE MODA

Federica Tiranti, co-founder di Chitè Lingerie: «Per noi italianità e qualità al primo posto»

chitè lingerie
Federica Tiranti e Chiara Marconi: sono questi i nomi dietro Chitè Lingerie. Il brand, completamente Made in Italy, in poco tempo è stato capace di ritagliarsi uno spazio considerevole nel mercato dell’intimo, mettendosi dalla parte delle reali esigenze delle donne di oggi.

Meno ferretti e push-up, più comodità e leggerezza, ma senza rinunciare alla seduzione, all’eleganza e soprattutto alla qualità. Da donne, Federica Tiranti e Chiara Marconi si sono rese conto dell’importanza di sentirsi a proprio agio nella lingerie, ma di indossare anche qualcosa di curato nei tessuti e nei dettagli, qualcosa di unico, che stia realmente dalla parte delle donne e che sappia accompagnarle e valorizzarle. Per questo nel mettere in piedi Chitè Lingerie hanno puntato innanzitutto sull’italianità del prodotto, mettendo la qualità dell’artigianato Made in Italy al servizio del mondo femminile.

Quali sono i tratti distintivi che avete scelto per distinguervi nel mercato dell’intimo?

Tutto è nato ragionando sulla donna in generale, sull’evoluzione che c’è stata in questi anni, cambiamenti visibili già solo dalle nostre mamme a noi. Il discorso è nato pensando a una donna indipendente, in carriera, perché ci ha sempre affascinato la figura della donna, anche dal punto di vista di crescita personale. E ci siamo chieste: usiamo tutte lo stesso intimo delle solite catene, ma se volessi comprare qualcosa di diverso, di particolare e di italiano? Ci siamo accorte che non c’era nulla, in una fascia di prezzo accessibile. Da lì è nato tutto e finiti i nostri percorsi di studio, rientrate in Italia ci siamo dette: o lo facciamo adesso o mai più.

Come è cambiato il mercato dell’intimo in questi ultimi anni?

Abbiamo fatto molte ricerche di mercato prima di iniziare ed è molto cambiato. Fino a quando noi eravamo piccole c’era molta richiesta di ferretti e push-up, si pensava a forme molto prorompenti. Ad oggi la richiesta principale è invece il naturale: anche una donna che non ha un seno perfetto vuole comunque puntare alla comodità.

Quali strategie si sono rivelate maggiormente vincenti per emergere sul mercato?

Noi abbiamo puntato sulla qualità degli artigiani e dei tessuti, innanzitutto. Abbiamo passato quasi tutto il primo anno a far sì che il prodotto fosse perfetto e a far sì che si instaurassero una catena produttiva e un rapporto con gli artigiani di un certo tipo. Loro sono i nostri “angeli”, “angeli” diversi da quelli di Victoria’s Secret! Crediamo molto nel Made in Italy e nell’italianità. Purtroppo l’artigianato italiano, che è di grande valore, soffre: manca la forza lavoro, ma è un valore che non va sprecato. Per questo puntiamo molto anche sulla qualità dei tessuti, prediligendo anche quelli non convenzionali per l’intimo come il velluto e il plissé. E poi abbiamo dato grande importanza alla schiena: non ci piaceva la classica forma del reggiseno su schiena scollata, lo trovavamo poco fine. Per questo abbiamo dato una forma iconica alla schiena dei nostri capi Chitè Lingerie: non una spallina unica ma una doppia codina che scende, più elegante e delicata. E più pratica, perché ha la regolazione sul davanti invece che sul dietro.

Dal punto di vista della produzione e della distribuzione, l’emergenza sanitaria come ha inciso?

Il problema principale è stato il retail: noi abbiamo 25 retail che rivendono (Italia e non solo), ovviamente fermi. Anche se da sempre il nostro obiettivo principale è l’online, che in questo periodo è esploso. Per me non poter essere fisicamente in laboratorio è stato un problema, ha inciso sulla produzione, perché è complicato lavorare telematicamente in questo senso, serve la presenza fisica. Non è come la parte marketing o e-commerce.

chitè lingerieCome vi siete mosse in questi mesi per lo shop online?

Tutte le nostre energie le abbiamo concentrate su e-commerce e social: di questi mesi siamo super contente, abbiamo avuto un’ottima risposta. Ne abbiamo approfittato per incrementare quello che è sempre stato il nostro focus: l’online. Tra l’altro proprio in piena emergenza abbiamo deciso di lanciare la nostra piattaforma di personalizzazione del capo. Ne abbiamo discusso tanto se farlo o meno ed è andata benissimo, ma abbiamo dovuto cambiare ovviamente la strategia. Ha funzionato e i feedback sono positivi, quindi siamo contente: è stato il successo più grande di questi mesi.

Veniamo alla scelta di mobilitarsi per l’emergenza sanitaria producendo mascherine…

Sì, i nostri laboratori hanno prodotto mascherine per gli ospedali e visto che ne avevamo possibilità e c’era richiesta, abbiamo fatto una carrellata di mascherine in vendita sul sito. L’intero ricavato andrà alla Croce Rossa Italiana. Anzi, visto che la mascherina ci accompagnerà ancora per diversi mesi stiamo orientando anche la produzione anche su qualcosa di più carino e originale, con tessuti stampati.

Qual è la situazione del Made in Italy in Italia?

C’è un ritorno a voler comprare un po’ meno ma meglio, quindi c’è più attenzione all’identità del brand e all’acquisto consapevole di capi duraturi, di qualità maggiore, con identità precisa, piuttosto che quelli delle grandi catene.

Articoli correlati

Laura Aparicio, la collezione donna AI 20 ispirata all’America Latina ma dall’appeal internazionale

Redazione

Ora è l’intimo a fare da abito: una tendenza audace e maliziosa sempre più in voga tra le fashioniste più spregiudicate

Michelle Scalzo

L’Estate 2020 di Patrizia Pepe è hippie gipsy: memorie Sixties e Seventies, riviste e rese contemporanee

Redazione

Lascia un commento