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Marco Morandi: «Il mio amore per Rino Gaetano è nato da un disco che mi ha regalato mio padre»

Nella musica Marco c’è nato e cresciuto. Figlio di Gianni Morandi e dell’attrice Laura Efrikian, dai 5 ai 15 anni ha studiato violino.

A vent’anni Marco Morandi ha fondato una band, i Percentonetto, con la quale ha partecipato nel 1998 a Sanremo Giovani, arrivando alle serate finali del Festival di Sanremo con il brano “Come il sole”. È tornato a Sanremo da solo, nel 2002 con il brano “Che ne so”, contenuto nell’album “Io nuoto a farfalla”, che prende il titolo dalla canzone omonima inedita di Rino Gaetano. 

Marco Morandi ha una vera passione, iniziata quando era un ragazzo, per l’artista calabrese. Dal 2017 gira l’Italia insieme a Claudia Campagnola con “…Chi mi manca sei tu!”, scritto e diretto da Toni Fornari. Uno spettacolo teatrale dove Marco interpreta le più belle canzoni di Rino Gaetano.

Serata per Rino

E in occasione del 40° anniversario della morte di Rino Gaetano che ricorre domani, venerdì 4 giugno Marco Morandi sarà protagonista, insieme a Claudia Campagnola, di “Serata per Rino”. Un recital scritto e diretto da Toni Fornari e con la partecipazione del musicista dei RinoMinati, Federico D’Angeli. Il concerto si svolgerà a Roma negli spazi della webTV Quid Channel, che lo trasmetterà anche in streaming sui suoi canali social.

Una serata di musica, aneddoti, ricordi del grande cantautore scomparso nel 1981. Questi quarant’anni di assenza fisica di Rino Gaetano sono stati colmati dalle canzoni che ci ha lasciato, e che continuano ad essere ascoltate ed amate anche dai giovani, che non lo hanno mai conosciuto se non attraverso la sua musica.

Per capire come mai, a distanza di quattro decadi, le canzoni di Rino Gaetano continuino ad essere sempre così attuali, e da dove nasca questa sua passione per il cantautore calabrese, abbiamo incontrato Marco Morandi. Impegnato nelle prove per il concerto del 4 giugno, ha voluto dedicarci ugualmente un po’ di tempo per rispondere alle nostre domande.

Marco, ho visto che non ti limiti a cantare Rino, ma lo interpreti indossando anche il frac e il cilindro come nella sua storica esibizione a Sanremo 1978…

Marco Morandi: Sì, abbiamo fatto un video per “Serata per Rino” dove sono vestito così, non so se poi durante la serata lo indosserò. Non è la prima volta che lo faccio, anche in …Chi mi manca sei tu!” indosso il frac per rievocare quel momento così importante per Rino, e poi nell’immaginario collettivo tutti se lo ricordano così.

Come è nata la tua passione per Rino Gaetano?

Marco Morandi: A far scoccare la scintilla è stato un disco che mi ha regalato mio padre quando ero adolescente, si trattava di una delle prime raccolte che uscirono. Quando l’ho ascoltato mi sono innamorato subito di una canzone, che è “Tu forse non essenzialmente tu”, che mi ha fatto accendere la lampadina, capire che era un artista diverso da tutti gli altri, nel modo di scrivere e di vedere la musica. Da lì ho iniziato ad approfondire, anche perché fino a quel momento conoscevo solo poche delle sue canzoni, quelle più famose, come “Il cielo è sempre più blu” e “Gianna”. E alla fine mi sono innamorato di lui definitivamente. Ho avuto la fortuna di cantare una sua canzone inedita, “Io nuoto a farfalla”. Ho ascoltato il provino ed è stato molto emozionante poterla registrare, un onore. Alla fine ho iniziato ad andare in giro per l’Italia con la mia band, i RinoMinati, a cantare le sue canzoni.

La prima canzone di Rino che ti viene in mente quando prendi in mano la chitarra?

Marco Morandi: È proprio “Tu forse non essenzialmente tu”, che tra l’altro è la traccia numero 1 del suo primo album “Ingresso Libero”. Per me è la canzone chiave.

Se invece dovessi eseguire soltanto una canzone per spiegare Rino Gaetano, quali sceglieresti tra quelle del suo repertorio?

Marco Morandi: La canzone che lo spiega meglio e che secondo me lo identifica chiaramente sia a livello umano che artistico è “Cerco”, che è probabilmente anche la mia canzone preferita di Rino ed è una delle mie canzoni preferite in assoluto.

Le sue canzoni sembrano non passare mai di moda, e continuano ad essere proposte nei film, nelle serie, nei concerti e persino negli spot. Qual è il motivo secondo te?

Marco Morandi: Non voglio dire che fosse un veggente, ma evidentemente ha fotografato degli argomenti chiave della società dell’epoca che ancora oggi sono attuali e probabilmente lo saranno anche domani. Argomenti come ad esempio l’emarginazione, che non possono passare di moda, e che lui è riuscito a toccare in maniera talmente originale, ironica…l’ironia è uno strumento molto importante per analizzare la società, ed evidentemente è una chiave che funziona sempre, anche oggi, e soprattutto fa molta presa sui giovani. Tanto è vero che quando vado a suonare le canzoni di Rino trovo degli adolescenti, che quindi sono nati ben dopo la sua scomparsa, che conoscono le sue canzoni a memoria. E questo è molto indicativo, mi stupisce di volta in volta trovare dei quindicenni che conoscono le canzoni di Rino.

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Quale tra le due facce di Rino preferisci? Quella allegra e scanzonata di “Gianna” e “Nuntereggae più”, o quella riflessiva e malinconica di “Escluso il cane” o “Sfiorivano le viole”?

Marco Morandi: Diciamo che tendenzialmente io preferisco le canzoni malinconiche, in generale. Quindi amo forse di più quel lato lì. Però devo dire che anche il suo lato ironico e irriverente è fortissimo.

Irriverente verso la moda e le tendenze, cosa penserebbe Rino Gaetano della società di oggi, dei social e degli influencer?

Marco Morandi: Beh, direi che non li reggerebbe più! (ride, nda)…Non credo che ci siano altre parole, è difficile ipotizzare cosa potrebbe dire oggi, ma è anche vero che quello che ha detto all’epoca oggi è attualissimo. Quindi forse l’ha già detto.

Lui, figlio di emigrati che ha scritto tanti testi sull’emarginazione, come avrebbe affrontato oggi il tema dell’accoglienza?

Marco Morandi: Sicuramente avrebbe scritto altre canzoni sull’argomento. L’emigrazione c’è da sempre, soprattutto il Mediterraneo è sempre stato un luogo di grandi spostamenti, di mix tra etnie e culture. È un processo normale, non è un fenomeno da combattere ma una risorsa, un arricchimento.

Oltre in “Serata per Rino”, dove ti vedremo o ascolteremo prossimamente?

Marco Morandi: Il giorno dopo con i RinoMinati saremo a Stazione Birra, finalmente, dopo mesi di inattività torneremo sul palco tutti insieme e non vediamo l’ora. Sono in prova anche con uno spettacolo di prosa e poi tornerò con uno spettacolo mio. Insomma ho un po’ di progetti in cantiere, fortunatamente le cose stanno ricominciando a muoversi e sto recuperando tutte le date che ho perso da un anno a questa parte.

A cosa ti sei dedicato durante il lockdown?

Marco Morandi: Principalmente alla mia famiglia, alla casa, a riordinare e sistemare un bel po’ di cose, come abbiamo fatto un po’ tutti. Dal restauro del giardino a quello dell’arredamento, sono diventato un mago del bricolage…e poi proprio durante il lockdown è nato un altro progetto molto bello su Mia Martini, che quest’estate porterò in giro. Mi cimento a cantare le sue canzoni, ed è particolare che una voce maschile interpreti Mia. L’estate scorsa eravamo riusciti a provare due o tre date, spero di farne altre perché è un bellissimo progetto su un’altra calabrese, tra l’altro.

Per chiudere ti chiedo un ricordo di Franco Battiato, perché so lui è stato il primo artista che hai amato

Marco Morandi: Franco Battiato è il mio primo artista preferito. Io vengo dalla musica classica, a cinque anni ho iniziato a studiare violino e in casa ascoltavamo principalmente Bach, Mendelssohn, Beethoven. Poi mi è arrivato il disco “La voce del padrone”, e quando l’ho ascoltato ho scoperto la musica leggera grazie a Battiato. È stato il mio primo amore infinito, da quel momento è diventato il mio mentore, il primo che mi ha illuminato. La mia canzone preferita è una sua canzone, “L’animale”, non molto conosciuta ma secondo me è il top dal punto di vista musicale e del testo…mi strugge.

Magari in futuro farai anche un omaggio a Battiato

Marco Morandi: Mi piacerebbe molto, la prima volta che ho ascoltato La voce del Padrone avevo sette anni, quindi sono quarant’anni che ascolto Battiato. Quel disco per me è il mio Vangelo!

 

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