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Intervista esclusiva – Fredy Franzutti: «La mia Carla Fracci»

Oggi Milano dà l’ultimo saluto all’ultima grande étoile della danza mondiale, Carla Fracci. Decido di scrivere qualcosa. Per lei, per il mio idolo fin da quando ero bambina.

Chiamo Fredy Franzutti, uno dei più noti e apprezzati coreografi del panorama internazionale, fondatore e direttore del Balletto del Sud. Fredy ha avuto il grande onore di percorrere quasi vent’anni di strada insieme a Carla Fracci. E lo hanno fatto nel modo a loro più congeniale: danzando.

Penso a qualcosa tipo “Fredy Franzutti racconta Carla Fracci”. Invece ho chiesto a un amico di raccontare un’amica. Non volevo il ritratto di una diva, ma che mi facesse  vedere “la” Fracci attraverso i suoi occhi. Stanco dopo una lunga giornata di prove, addolorato per la perdita, ha accettato di farmi questo regalo.

Ha iniziato a parlare al passato, poi la conversazione è diventata al presente. L’ho lasciata così. Per chi l’ha amata, Carla Fracci è qui, danza ancora per noi, parla ancora con la sua voce gentile, sorride ancora in quel modo malinconico, come uscita da una tela di Giovanni Boldini.

«Hai visto la foto dell’Ansa?», mi chiede. «No», rispondo. «Te la mando». Apro whatsapp e resto senza parole. «Fredy è un segno: devi essere tu a raccontare Carla Fracci». Inizia così un’altra delle nostre chiacchierate. 

Nella foto Ansa, Carla Fracci davanti la locandina di uno spettacolo del Balletto del Sud (Ansa©)

Fredy Franzutti, la mia Carla Fracci

Ho fatto tanti tipi di collaborazioni diverse con lei e l’ho vissuta in maniera differente. La prima volta fu al Teatro dell’Opera. Fu lei a chiamarmi. Mi fa coreografare le danze dell’Aida a Caracalla: era il 2006. Da lì iniziano una serie di collaborazioni. Mi invita al Teatro dell’Opera per ben sei volte in due anni. Creo un balletto ogni due mesi. Un coreografo, se è di successo, va in un teatro ogni due o tre anni. Dopo uno spettacolo, già mi proponeva il successivo. Durante questo periodo romano comincia anche il mio legame intellettuale con il marito, il maestro Menegatti.

Con Carla, io ero il coreografo e lei la ballerina. Io dipendente di Menegatti, e Fracci che ballava i miei passi. Ero nel mezzo (ride). Finisce questa importante collaborazione e la invito a Lecce per diversi progetti.

La cosa più grande che abbiamo fatto è stata Sheherazade, che fa una tournée di circa venti date in tutta Italia. Lì è nata la mia amicizia con Carla: vivendo insieme nella stessa compagnia. 

Carla Fracci, il ricordo di Fredy Franzutti
Carla Fracci è la Regina Thalassa in Sheherazade

Il nostro rapporto al Teatro dell’Opera era molto più formale, anche perché è un teatro che formalizza anche i rapporti più confidenziali. Invece, quando l’ho accolta nella mia compagnia-famiglia, il Balletto del Sud, girando insieme in pullman, negli alberghi, nei ristoranti, nei teatri, condividendo la stanchezza delle prove, il sodalizio è diventato straordinario e familiare. 

Di Carla ci sono tutti questi racconti della diva un po’ burbera, capricciosa. Io non ho mai avuto con lei esperienze di questo tipo. Mai. Forse era così prima che la conoscessi, dai quaranta e i sessant’anni. Non so se all’apice della carriera fosse un altro personaggio, quella non te la so raccontare. Non l’ho vissuta. 

Com’è dirigerla?

Collaborativa e creativa. Quando la dirigi, lei immediatamente rielabora i passi, i personaggi. Viene fuori un prodotto a metà tra quello che dici tu e quello che dice lei. Ha una grandissima cultura teatrale. Ogni cosa le evoca qualcos’altro. È come una scatola cinese, che contiene una cosa che ne contiene un’altra. 

Carla Fracci ha delle eccezionalità. Intanto è la donna più famosa del teatro italiano. Non ne esiste una più famosa. Piera degli Esposti, ad esempio, lo è, ma se entri in un qualsiasi negozio, non tutti sanno chi sia. Heather Parisi, che ha fatto un pezzo di storia della televisione italiana, la conosce un pubblico e non un altro. Ma se nomini la Fracci, tutti, dai nove ai novant’anni, sanno chi è.

Ha una notorietà trasversale a livello generazionale. La conosce il presidente della Repubblica e l’ultimo abitante del paesino di provincia. Anche il grande Roberto Bolle, se vai nella campagna di una provincia remota, non sanno chi sia. Carla Fracci sì. È così nota che è paradigma della danza. “Chi ti credi di essere, Carla Fracci?”, lo può dire chiunque. 

Carla Fracci, il ricordo di Fredy Franzutti

Amata dalle grandi star Hollywood

L’altra cosa importante che spesso in Italia non sanno, è che questa notorietà è stata, per lunghi anni, a livello mondiale. Anche in Cina o in America Latina sanno chi è. Non è un fenomeno italiano. La sua grande notorietà mondiale è avvenuta perché lei è stata per dieci anni la prima ballerina dell’American Ballet Theatre di New York. Conosce Marilyn Monroe, Charlie Chaplin, Liza Minnelli, Madonna, presidenti di Repubblica. È molto amica di Meryl Streep. È amica di Jack Nicholson, di Trump e della moglie. Questo perché è stata la diva della più grande compagnia di New York. È stata sulla copertina di Times. Questo valore gli italiani lo hanno dimenticato.

La regina Elisabetta le manda gli auguri di Natale. Hanno foto insieme perché lei è stata a Londra per molto tempo. Una ballerina di fama internazionale che arrivava da New York, non dall’Italia. Carla Fracci era l’orgoglio italiano in America, al pari di Caruso. In Italia sappiamo che è famosa ma non sappiamo perché e non sappiamo quanto. La sua promozione non è spinta da Roma o da Milano, ma da New York.

Quando tornava in Italia era ospite della Rai, era la stella che arrivava in Italia, ospite delle Kessler il sabato sera. Quando era la ballerina della Scala, era “ospite”: la Scala aspettava l’arrivo della grande Carla Fracci da New York. Lei ha un’aneddotica enorme. 

Un giorno sono con lei all’aeroporto e sento urlare «Sorry… please…photo…». Un uomo corre verso di noi per farsi una foto con Carla Fracci: era Willem Dafoe.  

Ho avuto l’onore di condividere con lei tanti momenti di vita quotidiana, esperienze incredibili, ma la mia fortuna sono stati i contenuti artistici che ho ereditato, un patrimonio immenso di cultura e di stile che resteranno negli archivi della mia compagnia, il Balletto del Sud. 

Ad ogni replica, in ogni città, avevamo i massimi esponenti che venivano in suo onore. La lista degli ospiti era tale che non riuscivi neanche a decidere le priorità. 

Quando mi dicono che era burbera, non riesco a immaginarla, ma deve essere stata anche così, perché era nei racconti di tutti. Carla era sicuramente molto esigente, aveva le sue tensioni e le sue responsabilità. Controllava sempre la qualità delle scenografie, dei costumi, la preparazione dei ballerini. Tutto doveva essere impeccabile. È ovvio che quando balli con una grande professionista come lei, ti metti sull’attenti. 

Ma io la ricordo diversamente.

Carla Fracci, il ricordo di Fredy Franzutti

Una volta voleva andare al mare e l’ho portata in un piccolo lido. Si era fatto tardi e volevano mangiare del pesce. Eravamo stanchi dopo una giornata di prove. Il Salento ha luoghi eleganti, ma anche posti semplici. Andammo in una friggitoria sul mare, dove mangi pesce fritto nei piatti di carta. Le chiesi se poteva andare bene. Lei entusiasta disse «sì, andiamo…andiamo!»

Entriamo in questo posto dove le persone erano con gli zoccoli: un posto bello ma semplice, genuino. Carla entra come una regina e tutti si ammutoliscono. Per rispetto è calato un silenzio incredibile. I proprietari, una famiglia che lavora in cucina, tra le padelle per il fritto, non escono a salutarla. Lei mangia tranquillamente, però intuisce l’imbarazzo dei proprietari, che non sapevano come affrontare la situazione. Veniva solo una ragazza al tavolo: i piatti di carta ad ogni portata diventavano di ceramica, le posate di plastica  venivano man mano sostituite da quelle di metallo.

Immaginavo la signora che nel frattempo correva a casa a prendere stoviglie migliori. La tavola si trasformava col passare del tempo. Quando abbiamo finito di mangiare, Carla si è alzata ed è andata in cucina ad abbracciare tutti, le hanno fatto un applauso e ha scattato una foto con loro. (Ho chiesto a Fredy di poterla pubblicare ma, da signore qual è, mi ha risposto: «questa è una foto privata», n.d.a.).

Carla Fracci, il ricordo di Fredy Franzutti

Pensi di fare un omaggio a Carla Fracci con il Balletto del Sud?

La foto dell’Ansa è un caso. Io non voglio assolutamente approfittare del mio rapporto con Carla e della sua notorietà. Se c’è qualcuno che me lo commissiona, ad esempio il marito, se c’è qualcuno che mi coinvolge in un progetto, lo faccio con grande piacere, amore e dedizione. Ma farle un omaggio, uno spettacolo con le foto proiettate sullo sfondo, per vendere qualche biglietto in più, non è nel mio carattere e nel mio stile. I miei ricordi di Carla e con Carla sono nel mio cuore. Non mi piace utilizzare la morte come operazione di marketing. Gli omaggi si fanno a cent’anni dalla morte, no nei giorni successivi. 

La foto di apertura è di Francesco Sciolti©

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