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Roberto Guarducci, una vita dedicata alla moda: «L’Italia riparta dalla creatività e dalla tradizione artigianale» 

Il fashion designer Roberto Guarducci ha all’attivo una lunga e brillante carriera. Classe 1959, è livornese di nascita ma vive a Bari. La sua carriera è iniziata nel 1978 disegnando pellicce. Poi è entrato nella Maison Basile a Milano, dove ha imparato il mestiere da uno stilista del calibro di Luciano Soprani.

Subito dopo, nel 1982, l’incontro con le sorelle Fendi, che gli propongono di lavorare nella loro maison a Roma. Roberto Guarducci accetta con entusiasmo, e rimane in Fendi fino al 2003. Nell’atelier romano Guarducci collabora, tra gli altri, anche con il Kaiser della moda Karl Lagerfeld e con il costumista Piero Tosi, collaboratore importantissimo di molti registi tra i quali Luchino Visconti. Tosi e le sorelle Fendi gli chiedono di ricreare degli abiti di scena già utilizzati nei film “La Traviata” diretto dal maestro Zeffirelli, e anche alcuni abiti indossati da Silvana Mangano in “Gruppo di famiglia in un interno” di Visconti, con il quale Fendi aveva collaborato alla creazione degli accessori di pellicceria, per un programma televisivo della rete Rai. 

Roberto Guarducci, gli anni in Fendi

Durante il periodo in Fendi, Roberto Guarducci segue la realizzazione delle sfilate della maison nel calendario ufficiale delle manifestazioni più importanti della Moda Italiana. «Sono entrato nella Maison Fendi molto timidamente perché, sebbene avessi avuto esperienze importanti a Milano si trattavano pur sempre di prêt-à-porter. In casa Fendi invece si aveva modo di spaziare dalla pelletteria alla pellicceria, all’abbigliamento. Ho visto crescere l’Azienda da impresa familiare fino ai massimi livelli fino al 1999, anno in cui è stata rilevata da LVMH». Negli anni in Fendi, Guarducci ha avuto modo anche di lavorare con le top model internazionali più importanti, da Naomi Campbell, a Linda Evangelista, Christie Turlington, Clarissa Burt, Inès de la Fressange, Iman e tante altre. 

La nascita del suo brand

Dopo 20 anni trascorsi in Fendi, Roberto Guarducci è rientrato a Bari impegnandosi in Consulenze di Fashion Design, insegnando anche all’Università di Bari dal 2003 sino al 2013 per poi diventare Docente di Fashion Design presso l’Accademia delle Belle Arti. Dopo tante esperienze, è stato naturale sviluppare il desiderio di creare una griffe che portasse il suo nome: nasce così il marchio Roberto Guarducci.

Con il suo brand firma collezioni di Alta Moda, racchiudendo in ogni sua creazione tutte le qualità di stile, eleganza, femminilità e classe, esaltando l’immagine di nuova donna romantica. Tra le ispirazioni creative a cui fa rifermento per i suoi abiti ci sono soprattutto l’Art Nouveau e l’Art Dèco, per lui fonte inesauribile di emozioni e di spunti estetici fondamentali.

Roberto Guarducci e “La Magia delle Muse”

Roberto Guarducci è anche direttore artistico in diversi eventi e fashion show, in particolare del grande evento di Alta Moda “La Magia delle Muse”, del quale è l’ideatore e promotore. L’evento, giunto alla sua settima edizione, prende il nome dalla Sala delle Muse del Circolo Unione del Teatro Petruzzelli di Bari, dove si svolge dal primo anno. Negli anni l’evento ha visto defilè di stilisti famosi a livello nazionale ed internazionale, tra i quali Gianni Molaro, Nino Lettieri, Franco Ciambella, Carlo Alberto Terranova Sarli New Land, Michele Miglionico, Claudia Perdicchia e tanti altri.

Ad ogni edizione viene assegnato il premio “La Musa dell’Anno”, ad una eccellenza della moda, del giornalismo, del cinema, della cultura, dell’arte e dello spettacolo, che si è saputo/a particolarmente distinguere nella sua professione. Roberto Guarducci è ideatore e direttore artistico anche de “La Magia delle Sirene”, che si svolge da qualche anno nella sede estiva del Circolo Unione.

Oggi Roberto Guarducci è con noi su Wondernet Magazine, per parlare di moda e Made in Italy.

Intervista a Roberto Guarducci

La prima sfilata di moda in Italia ha festeggiato i 70 anni. Senza quel primo evento, organizzato da Giovanni Battista Giorgini, il Made in Italy sarebbe esploso ugualmente ?

Giovanni Battista Giorgini è stato certamente il più importante e indiscusso promotore della moda italiana. Per primo è riuscito ad intuirne il valore. Era già molto noto all’Estero, sia per la sua grande credibilità professionale che per la raffinatezza culturale. È riuscito a diffondere la moda italiana, garantendo una qualità estetica di grande rilievo e una grande raffinatezza sartoriale. La conseguenza è stato il grande successo commerciale nei mercati mondiali più ricettivi e importanti dell’epoca. Si deve alle sue intuizioni la nascita effettiva del grande Made in Italy, così tanto apprezzato nel Mondo. Senza il suo iniziale supporto professionale e il suo savoir faire, tutto questo non sarebbe probabilmente potuto accadere.

Negli anni Cinquanta e negli anni Ottanta è stata proprio la moda a ridare slancio all’economia italiana, provata dal secondo dopoguerra e dalla crisi economica degli anni Settanta. Pensa che anche oggi, dopo la pandemia, la nostra economia possa ripartire dalle 3 F (Food, Fashion, Furniture)?

La nostra principale e immensa fonte di ricchezza economica è la nostra cultura storica ed estetica. Questo a tutti i livelli, dai settori legati al commercio, al turismo, alla moda, al design, alle auto e alle tradizioni artigianali ed alimentari. Devono essere nuovamente la base ed il fondamento più importante per rilanciare il nostro amato Made in Italy, in una nuova dimensione di ricrescita economica di un Mondo ormai completamente digitalizzato e globalizzato. Ritengo che L’Italia sia una delle pochissime Nazioni al Mondo che possa permettersi l’esportazione di determinati prodotti di lusso.

Quali sono, secondo lei, i nuovi scenari, le sfide e le opportunità per la moda italiana?

La moda italiana deve puntare sulle proprie potenzialità produttive, creative ed estetiche. Quelle che premiano la meritocrazia e che bandiscono i clientelismi, nel rispetto delle individualità e dello stile specifico, quelle che fanno leva sulla conoscenza del prodotto e sul design in modo mirato, oltre alla ricerca dello stile. Le nuove strategie produttive dovrebbero essere sempre più legate alla territorialità e alle qualità della sartorialità. Inoltre è necessario distinguere i veri talenti da coloro che non dimostrino effettivamente di esserlo. In Italia troppo spesso nelle Maison storiche vengono inseriti e ritenuti validi più i nuovi designer che provengono dall’estero che quelli Italiani, forse per una forma di immotivata esterofilia. La scelta e l’inserimento non devono avere preclusioni di nazionalità, ma soltanto la percezione del senso della moda che il designer deve possedere, oltre al vero talento creativo individuale.

Quanto ha influito sulla sua formazione aver collaborato con Karl Lagerfeld, uno degli stilisti più geniali e rivoluzionari della storia?

Ho avuto modo di poter collaborare con Lagerfeld per molti anni nella Maison Fendi. Il suo esempio ha certamente influito sul mio modo di interpretare la moda e di gestire il mio senso creativo e manuale.

La sua grande professionalità e l’esempio pratico, oltre l’indubbia genialità del suo intuito, derivava da una conoscenza attenta ed approfondita della moda in tutte le sue manifestazioni. Inoltre amava moltissimo l’arte in tutte le sue forme, se ne nutriva continuamente attraverso immagini e pubblicazioni di ogni genere. Era questo il carburante e lo stimolo d’ispirazione della sua immensa creatività. La raffinatezza degli abiti che realizzava era il frutto di un’attenta ricerca di modernità, che si univa ad un senso di immancabile eleganza. Queste erano le basi fondamentale della costruzione di collezioni di abiti unici e dallo stile ben definito ed assolutamente elegante. Come tutti i grandi couturier, lo “chic” era il principale ed imprescindibile fondamento per qualsiasi nuova creazione. Questa visione estetica ha certamente influenzato prepotentemente la mia formazione, in senso assolutamente positivo.

Per 20 anni lei è stato uno degli stilisti di Fendi. Cosa ci racconta di questo percorso?

Il mio percorso da Fendi è iniziato nel 1981, quando l’azienda era ancora gestita in modo assolutamente autonomo e familiare dalle famose cinque sorelle. Io lavoravo con la Signora Anna Fendi in Atelier nell’ufficio stile e progettazione. Sin dal primo momento ho respirato un’atmosfera di grande creatività, in un momento storico entusiasmante e fertile dal punto di vista creativo ed estetico, oltre che per il successo commerciale e mediatico di quel particolare periodo storico. Ho avuto modo di formarmi professionalmente ed anche di sperimentare il mio lavoro di designer, oltre la curare con grande impegno le  sfilate. Ogni volta che Lagerfeld arrivava a Roma da Parigi per la prova degli abiti della collezione, aveva inizio un “rito creativo” importantissimo e di grandi costruzioni estetiche, che mi incuriosiva e mi entusiasmava moltissimo.

Che abiti disegna, oggi, Roberto Guarducci?

Il mio brand racchiude in ogni sua creazione tutte le qualità di stile, eleganza, femminilità e classe, esaltando l’immagine di nuova donna romantica. Abiti che recuperano il vocabolario della vera bellezza, così da darle il giusto valore, che donano emozioni di colori, di forme e di linee che esaltano e valorizzano al massimo la figura romantica della donna, nel rispetto della persona e della personalità, senza dimenticare l’originalità creativa e quella sartoriale. Nelle varie collezioni seguo un unico filo conduttore, vestendo donne in modo sofisticato e sensuale, con abiti dalla linearità e dallo stile femminile e raffinato, ricco di forme inedite ed eleganti.

Ogni anno lei organizza la “Magia delle Muse”, un evento di Alta Moda. Vuole raccontarci come è nata questa idea, e come si è evoluta negli anni?

“La Magia delle Muse” è un Evento di Alta Moda che ho ideato su richiesta del presidente del Circolo Unione del Teatro Petruzzelli di Bari, uno storico ed esclusivo circolo culturale costituito da soci della Città. C’era il desiderio di realizzare una bella manifestazione di moda, nell’elegante palazzo d’epoca sede del Circolo Unione. A Bari ho vissuto per molti anni, e in molti conoscevano il mio percorso professionale. In quel periodo mi occupavo anche di gestire alcune direzioni artistiche di altri eventi moda.Così h accettato con entusiasmo di organizzare questa manifestazione. Ho deciso di chiamarla “La Magia delle Muse” proprio perché i dipinti che adornano il salone principale, dove si svolgono le sfilate, raffiguravano le Muse ispiratrici dell’Arte e della Bellezza. Il tempo ha determinato il successo e la continuità di questo evento, tanto che siamo arrivati già alla sua settima edizione.

La “Magia delle Muse” si terrà dal vivo anche quest’anno, o sarà in streaming?

La settima edizione continuerà a tenersi dal vivo, probabilmente nel prossimo Autunno, quando non saranno più così drastiche le restrizioni per i distanziamenti. È una manifestazione dove è indispensabile la partecipazione, sia da parte degli stilisti che ne fanno parte in defilè, che degli spettatori.

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