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I guai di Versace, Coach e Givenchy con la Cina. Ecco cosa è successo

La gaffe del brand italiano risale a qualche settimana fa, ma le polemiche sembrano non esaurirsi. E anche Coach e Givenchy hanno avuto problemi con le autorità cinesi per via di alcune stampe sulle loro magliette.

Il governo cinese, già da mesi impegnato nel tentativo di sedare le manifestazioni di piazza e di ristabilire l’ordine nei territori semi autonomi di Hong Kong e Macao che rivendicano la loro autonomia da Pechino, non ha visto di buon occhio una t-shirt nera di Versace dove le due città cinesi erano elencate tra altre capitali, ma come se fossero già Stati autonomi.

Si è scatenato il putiferio, con le scuse ufficiali di Donatella Versace in persona. La stilista ha scritto su Instagram: “Sono profondamente dispiaciuta per il recente sfortunato errore commesso dalla nostra azienda, e che è attualmente oggetto di discussione su vari social media. Non ho mai voluto mancare di rispetto alla sovranità nazionale cinese ed è per questo che ho voluto scusarmi personalmente per tale inesattezza e per qualsiasi difficoltà che possa aver causato”. Nonostante le scuse, l’attrice cinese Yang Mi, già testimonial di Versace, ha rescisso il contratto con il brand italiano. “L’integrità territoriale e la sovranità della madrepatria sono sacre” ha postato sul social Weibo, il Twitter cinese.

versace

Dopo la t-shirt di Versace, è scoppiato il caso di quella prodotta dal brand newyorkese Coach, accusato di aver messo in vendita un capo dove Hong Kong non risultava parte della Repubblica Popolare Cinese. Coach ha fatto ammenda e chiesto scusa alla Cina con un messaggio pubblicato sui canali social dell’azienda. “Siamo pienamente consapevoli della gravità di questo errore e ne siamo profondamente dispiaciuti”. Anche in questo caso, la modella e attrice Liu Wen, testimonial del marchio, ha interrotto il contratto che la legava al marchio statunitense. “Chiedo scusa a tutti per il danno che ho causato a causa della mia scelta poco attenta di questo marchio!”, ha dichiarato.

Nei giorni scorsi, infine, è toccato al brand francese Givenchy doversi scusarsi con la Cina su Instagram . Di nuovo una t-shirt con una stampa dove Hong Kong e Taiwan apparivano paesi autonomi. La maglietta è stata prontamente rimossa, e il marchio, di proprietà del gruppo Arnault ha dichiarato di “rispettare sempre la sovranità cinese“.

IL PRECEDENTE DI D&G

Lo scorso anno era finita nell’occhio del ciclone la griffe Dolce & Gabbana per una pubblicità bollata come razzista e sessista, in cui una modella cinese cercava di mangiare un cannolo siciliano, mentre una voce fuori campo le chiedeva: “E’ troppo grande per te?”.

Considerando che i cinesi rappresentano all’incirca un terzo degli acquirenti di lusso in tutto il mondo, c’è da auspicare, in futuro, una maggiore attenzione da parte delle case di moda per scongiurare nuovi incidenti diplomatici.

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