Dario Vitale debutta da Versace alla Milano Fashion Week SS26 con una collezione che rinnova il glamour e celebra l’eredità visionaria di Gianni Versace.
Durante la Milano Fashion Week SS26 è andato in scena uno degli appuntamenti più attesi: il debutto di Dario Vitale da Versace. Primo direttore creativo non appartenente alla famiglia, Vitale eredita una maison in trasformazione, con Donatella Versace nel nuovo ruolo di Chief Brand Ambassador e l’acquisizione da parte di Prada in corso. La scelta della Pinacoteca Ambrosiana come cornice, tra capolavori di Leonardo e Caravaggio, ha sottolineato la solennità del momento.
Versace SS26, la collezione di debutto di Dario Vitale
Il nuovo direttore creativo porta in passerella una seduzione autentica e mai levigata, lontana dal glamour cristallizzato degli ultimi anni. Gli abiti in jersey, lineari e scolpiti, rivelano tagli netti e cuciture evidenti, mentre trasparenze strategiche lasciano intravedere intimo logato.
Top destrutturati si ispirano alle canotte da palestra, ma si trasformano in capi da sera grazie a proporzioni studiate e dettagli couture. Il denim si presenta in volumi oversize con zip lasciate semiaperte, mentre le cinture scivolano morbide sui fianchi, suggerendo libertà e spontaneità.
L’omaggio a Gianni Versace emerge con la celebre maglia metallica, ora declinata in micro-top e gonne corte, abbinata a cardigan annodati sui fianchi per spezzare l’armatura di luce con un tocco più domestico. La sartorialità maschile sorprende con completi in lino dalle tinte accese: viola e arancio, verde e azzurro, combinazioni audaci che riflettono sicurezza tecnica e spirito giocoso. Vitale destruttura e ricompone in patchwork dissonanti le stampe simbolo di Versace, simbolo dell’immaginario barocco, simili a pezzi recuperati in un archivio vintage e rimessi in dialogo con il presente.
Un nuovo capitolo per la maison
Gli accessori amplificano la tensione tra passato e presente. Tacchi a spillo dalle linee scultoree, pump affilate e borse ladylike sono indossati con naturalezza quasi casuale. Il casting intergenerazionale, infine, rende chiaro il messaggio: Versace parla a chiunque sappia leggere la moda come linguaggio identitario e personale.
Con questo debutto, Vitale restituisce alla maison energia, umanità e modernità, senza rinnegare la potenza visionaria di Gianni. Un Versace reale, imperfetto e per questo più vicino.












































