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Oggi è Giornata Mondiale dell’Abbraccio, e mai come in questo periodo ne sentiamo la mancanza

Oggi, 21 gennaio, è il National Hugging Day, ovvero la Giornata Mondiale dell’Abbraccio. Non a caso, cade appena dopo il Blue Monday, il lunedì più triste dell’anno, ovvero il terzo di gennaio che quest’anno è stato il giorno 18. Questa giornata è stata istituita anche per ricordare che, il miglior antidoto contro la tristezza, sono proprio gli abbracci, il calore umano.

Mai come quest’anno la Giornata Mondiale dell’Abbraccio rappresenta una ricorrenza da festeggiare come buon auspicio. In tempi di lockdown, il virus Covid-19 ha negato la possibilità di dare e ricevere conforto. Oggi più che mai abbiamo compreso quanto il contatto fisico e l’affetto possano far bene al morale e alla nostra salute fisica e psichica. La giornata più affettuosa dell’anno cade proprio a ridosso del Lunedì Triste. Passato il terzo lunedì di gennaio, l’ineluttabile Blue Monday, arriva l’antidoto dell’Hugging Day.

La Giornata Mondiale dell’Abbraccio e il suo significato

Dal 2020, tutti noi abbiamo sperimentato cosa significa una vita senza l’abbraccio delle persone care. L’abbraccio è anche un antidoto contro lo stress, perché riesce a ridurlo molto più dei baci e molto più delle carezze. Secondo la psicologia, inoltre, l’abbraccio è anche il gesto d’amore più potente, perché racchiude il desiderio di contatto e riesce a far cadere tutte le difese e ad abbattere tutte le barriere.

Quest’anno la Giornata Mondiale dell’Abbraccio, in realtà, sarà per tanti ancora una giornata senza abbracci. Nonostante questo, la ricorrenza in questo momento storico ci serve proprio per ricordare quanto questi gesti d’affetto siano importanti, affinché siano più frequenti e non siano mai dati per scontati quando finalmente potremo tornare a scambiarceli.

Le “stanze degli abbracci”: un piccolo grande sollievo a fronte dell’isolamento e solitudine

In questo periodo difficile, l’abbraccio non è più considerato un gesto scontato, ma acquisisce un valore fondamentale e, quindi, una mancanza pregnante. È da questa riflessione che, seppur tardivamente rispetto alla prima ondata di morti portati via dalla pandemia, in alcune RSA sono state predisposte le cosiddette “stanze degli abbracci“. Questo, al fine di permettere agli ospiti di abbracciare i propri parenti pur con un telo di plastica trasparente in mezzo. Certo, ci sono le paratie flessibili a impedire il contatto fisico al 100%, ma è un piccolo grande sollievo dopo mesi di solitudine e isolamento forzato dai propri cari.

 

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