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“Se ti abbraccio non aver paura”, in anteprima il film del viaggio di un padre e di un figlio che ha ispirato Salvatores

se ti abbraccio non aver paura
Un padre e un figlio a bordo di una due ruote, per un viaggio lungo migliaia di chilometri, verso il Marocco. Sono Franco Antonello e suo figlio Andrea, autistico. Insieme si battono per far capire alla gente cosa significhi trovarsi in quella condizione. Ma soprattutto che le difficoltà comunicative che comporta l’autismo non corrispondono a un’assenza di mondo interiore e di consapevolezza.

I due sono i protagonisti del libro di Fulvio Ervas Se ti abbraccio non aver paura. Quelle pagine raccontano il viaggio fatto da padre e figlio nel 2010, tra America e Guatemala. E lo stesso titolo porta il film che racconta invece il loro secondo viaggio, stavolta verso il Marocco.

Questo road movie vede la regia di Niccolò Maria Pagani. La sua realizzazione è stata resa possibile dall’aiuto della troupe cinematografica di Ushuaia Film, che li ha seguiti in lungo e in largo nel loro itinerario.

Se ti abbraccio non aver paura, il viaggio di Franco e Andrea

La prima nazionale del documentario Se ti abbraccio non aver paura era prevista in questi giorni, ma è saltata per l’emergenza Coronavirus. E allora Ushuaia Film ha deciso di regalarne una parziale visione attraverso una première speciale, un’anteprima che sarà disponibile per sole 24 ore sul canale YouTube della casa di produzione cinematografica. La scelta del 2 aprile non è affatto casuale: corrisponde, infatti, alla Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’autismo.

«Per anni abbiamo viaggiato inseguendo terapie: tradizionali, sperimentali, spirituali – spiega la voce narrante di papà Andrea a inizio documentario – Poi nel 2010 siamo partiti per un viaggio diverso, senza bussola e senza meta. Io e lui. Per tre mesi la normalità è stata abolita e non si sapeva più chi fosse il diverso. Era Andrea ad insegnarmi ad abbandonarmi alla vita».

A quel primo viaggio del 2010 è seguito questo verso il Marocco, una meta scelta pensando a un film cult di Gabriele Salvatores: Marrakech Express. E tra l’altro il viaggio risale al periodo in cui il regista cominciava le riprese di Tutto il mio folle amore (con Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono), liberamente ispirato al libro di Fulvio Ervas.

L’anteprima ci mostra padre e figlio per le strade, nelle piazze, in sella alla moto, tra i mercati marocchini. C’è Andrea alle prese con i suoi disegni e le sue tante domande, c’è Franco che ogni tanto si lascia andare a qualche momento di sconforto. Sa benissimo, purtroppo, che non tutti i ragazzi autistici possono avere quello che ha il suo Andrea, il quale tutto sommato vive una vita sì alternativa, ma con grandi spazi di gioia e momenti di sorriso, viaggiando e facendosi conoscere.

«Se Andrea fosse nato in un’altra famiglia ora sarebbe chiuso da qualche parte. Ci sono ragazzi che non trovano soluzione, perché non ci sono i soldi sufficienti per capire e affrontare il problema. Non dovrebbe dipendere dai soldi, questa è la cosa più bastarda. Quei ragazzi si arrabbiano perché sono dentro questa bolla e non riescono a comunicare. Ma non possono che stare fermi nella loro stanza a guardare il muro».

Il film è dedicato “a tutti quelli che non si arrendono”, proprio come papà Franco, che ha scelto di dedicare la sua vita ad Andrea e ai ragazzi autistici come lui: una battaglia quotidiana portata avanti con l’associazione I bambini delle fate.

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