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Ulay: morto il performer tedesco, per anni compagno di Marina Abramovic

ulay
Il nome di Ulay è indissolubilmente legato a quello di Marina Abramovic. Un’unione, la loro, non soltanto artistica, ma anche sentimentale, finita tra dissapori e denunce per questioni principalmente legali.

Ulay, pseudonimo di Frank Uwe Laysiepen, era nato a Solingen (Germania) nel 1943. Da tempo era malato di cancro. Il sodalizio con Marina Abramovic ha fatto la storia della Performance Art, con indimenticabili creazioni come Imponderabilia, Relation in Space, The Lovers: The Great Wall Walk.

Dopo un iniziale approccio agli studi sulla fotografia Ulay si era avvicinato al mondo della live performance. Decisivo, negli anni Settanta, l’incontro con quella che sarebbe poi diventata la sua metà nella vita e nell’arte: Marina Abramovic. Il loro sodalizio era andato avanti per circa 13 anni, dal 1976 al 1989.

Un cammino di novanta giorni per dirsi addio

Nel 1989, dopo dodici anni insieme, Ulay e Marina decisero di separarsi progettando una performance lungo la Grande Muraglia cinese. Il piano camminare dai due estremi opposti della Muraglia, per poi incontrarsi a metà strada. La Abramovic iniziò a camminare dall’estremità orientale e Ulay dall’estremità opposta. Dopo novanta giorni di cammino i due si ricontrarono. Il percorso fu documentato in un film dal titolo “The Great Wall: Lovers at the Brink” narrato in prima persona dai due artisti. 

In seguito tra i due c’è stata una serie infinita di battaglie legali in nome dei diritti delle opere realizzate in coppia, tra risarcimenti e denunce.

Nella storia della performance è entrata la loro riappacificazione, vissuta anche questa, come ogni cosa delle loro vite, all’insegna dell’arte. L’incontro che ha segnato la deposizione delle armi è stato al MoMA di New York con la performance The Artist is Present, che la performer serba stava presentando al pubblico. Lei era seduta a un tavolo di legno, di fronte a lei una sedia vuota, dove a turno i visitatori potevano sedersi e guardarla in silenzio per due minuti. Lui la sorprese presentandosi lì e sedendosi dinanzi a lei. Per un arco di tempo apparentemente interminabile si guardarono negli occhi, parlandosi in silenzio: immagini che hanno fatto il giro del mondo.

Negli ultimi anni Ulay si era trasferito a Lubiana e si era riavvicinato alla fotografia, primo amore della sua vita da artista. Si era dedicato a un progetto visivo incentrato sulla sua malattia, tra chemioterapia e ricerca del senso della vita, che aveva portato alla realizzazione di The Project Cancer, il documentario diretto da Damjan Kozole.

 

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