La collezione Louis Vuitton FW26-27 presentata alla Paris Fashion Week racconta un viaggio tra culture e paesaggi con la visione creativa di Nicolas Ghesquière.
La sfilata Louis Vuitton presentata alla Paris Fashion Week FW26-27 porta in passerella un’idea molto chiara: la moda come viaggio. Non solo tra città o stagioni, ma tra culture, paesaggi e tradizioni. Il direttore creativo Nicolas Ghesquière costruisce infatti una collezione che guarda oltre i confini geografici. Il risultato è un racconto visivo che mescola memoria culturale, natura e immaginazione.

La scenografia aiuta subito a entrare in questo universo. Il set, progettato dal production designer Jeremy Hindle, noto per la serie Severance, ricorda un paesaggio surreale coperto di muschio. Non sembra una passerella classica. Sembra piuttosto un territorio immaginario dove moda e natura convivono.
Un guardaroba che attraversa culture e tradizioni
La collezione Louis Vuitton FW26-27 parte da un’idea precisa: osservare l’abbigliamento tradizionale di diverse regioni del mondo e reinterpretarlo con il linguaggio del lusso contemporaneo. Tra i primi look spiccano mantelli voluminosi ispirati ai kepenek, le mantelle utilizzate dai pastori in Turchia. Ghesquière li trasforma in capi scenografici.
I tessuti sono preziosi. Alcuni modelli utilizzano lane spazzolate o materiali che ricordano il pelo animale. Altri includono dettagli in pelle. Le silhouette risultano ampie e quasi scultoree. L’effetto è teatrale. Tuttavia non perde eleganza.
Moda come dialogo tra culture
Il designer descrive il processo creativo come una sorta di “antropologia della moda”. L’obiettivo non è copiare tradizioni specifiche. Piuttosto individuare elementi comuni tra culture lontane. Durante la sfilata emergono suggestioni che ricordano Perù, Nepal o le steppe mongole.

Tuttavia i riferimenti restano sempre sfumati. Nessun look appare come una citazione diretta. Questo approccio rende la collezione molto fluida. I capi sembrano appartenere a più mondi contemporaneamente.
Arte, natura e dettagli narrativi
L’aspetto artistico diventa un altro elemento chiave. Alcuni capi mostrano piccoli dipinti di pecore realizzati dall’artista ucraino Nazar Strelyaev-Nazarko. Le immagini appaiono direttamente sui tessuti. Il risultato crea un’atmosfera pastorale che attraversa tutta la collezione.

Anche i tessuti raccontano storie. Alcune giacche in tweed Louis Vuitton includono minuscoli animali del bosco intrecciati nella trama. Il dettaglio si scopre solo osservando il capo da vicino. Allo stesso tempo compaiono salopette in seta ispirate all’abbigliamento agricolo. Tuttavia la costruzione sartoriale e i materiali raffinati trasformano questi capi in pezzi luxury.
L’anima urbana di Nicolas Ghesquière
Nonostante l’atmosfera quasi folkloristica, il DNA di Ghesquière resta ben riconoscibile. Alcuni look introducono infatti elementi più urbani. Tra questi spiccano giacche in pelle corta con colli arricchiti da inserti di pelliccia vegetale. Inoltre appaiono mini dress costruiti con pannelli geometrici a collage. Questi capi creano un contrasto interessante. Da una parte la natura. Dall’altra la città.
Il folklore del futuro secondo Louis Vuitton
Nicolas Ghesquière definisce questa visione come un “nuovo folklore per il futuro”. Non si tratta quindi di riprodurre costumi tradizionali. L’obiettivo è creare un linguaggio contemporaneo che unisca riferimenti diversi. Alcuni look risultano più narrativi che pratici. Tuttavia questa dimensione sperimentale fa parte della reputazione del designer.

Dopo quasi trent’anni di carriera, Ghesquière continua a sorprendere il pubblico con un mix di ricerca creativa e precisione tecnica. La collezione Louis Vuitton FW26-27 dimostra quindi che la moda può essere molto più di un semplice guardaroba. Può diventare una storia visiva. Un racconto che unisce culture lontane e immagina nuove direzioni per il futuro.





































