Gucci Autunno Inverno 2026-2027: Demna debutta a Milano con una sfilata tra arte classica, sensualità anni ’90 e nuova visione contemporanea.
Finalmente è arrivato il momento del debutto di Demna alla guida di Gucci. Dopo la decisione, lo scorso settembre, di non portare subito in passerella una collezione ma di inaugurare il nuovo corso con il film The Tiger e con la presentazione di La Famiglia, lo stilista georgiano ha scelto Milano per il suo primo vero show. La collezione Autunno Inverno 2026-2027 è andata in scena al Palazzo delle Scintille, davanti a una platea fittissima di star.

In prima fila si sono alternati volti internazionali e italiani: Demi Moore, Eva Herzigová, Aryna Sabalenka, Romeo Beckham, Ghali. A sostenere Demna anche due nomi chiave della moda contemporanea: Alessandro Michele, ex direttore creativo della maison e oggi al timone di Valentino, e Donatella Versace.

Un passaggio di testimone simbolico, sotto gli occhi dell’industria. A chiudere la sfilata, in passerella la magnetica supermodella Kate Moss.
Un museo, ma reale
La scenografia è stata una dichiarazione d’intenti. Dentro il Palazzo delle Scintille, riproduzioni scansionate di statue classiche evocavano un museo vero e proprio. Non una metafora, ma un allestimento monumentale che rimandava a Firenze, alla vicinanza del Gucci Museum agli Uffizi, alla grandezza di Michelangelo e Botticelli.
Demna ha messo in scena Gucci come patrimonio culturale e organismo vivo allo stesso tempo. Un brand che ambisce a stare dentro la Storia, con la S maiuscola. La scala del gruppo Kering si percepiva in ogni colonna, ma anche la volontà di riposizionamento.
Gucci, la sfilata Autunno Inverno 2026-2027
Se l’impianto era solenne, i vestiti raccontavano altro. Nessuna esasperazione concettuale, nessuna ironia stratificata come nei suoi anni da Balenciaga. Qui Demna sceglie l’immediatezza.
Canotte aderenti che scolpiscono il busto. Jeans portati bassi sui fianchi. Abiti tubolari che avvolgono il corpo con una sensualità diretta, quasi da club contemporaneo. La provocazione non è cerebrale. È epidermica. Il casting rafforza il messaggio. Personalità nate nell’era digitale, figure che vivono tra passerella e social. Gucci non è solo un abito da indossare. È un’immagine da condividere. È uno stato mentale.
Gucci Autunno Inverno 2026: echi anni Novanta, ma accelerati
Sullo sfondo aleggia l’ombra dell’epoca di Tom Ford. Quella stagione di sensualità lucida e glamour spinto riaffiora, ma in versione compressa e contemporanea. Tacchi altissimi. Abiti gioiello con spacchi profondi. Completi maschili in paillettes portati a piedi nudi, tra camera da letto e red carpet.
La sartorialità, però, tiene tutto in equilibrio. Tailleur fluidi, tessuti lucidi, cappotti in shearling che citano una borghesia milanese discreta. Le icone di casa vengono ricalibrate: la Jackie bag si ammorbidisce, diventa più quotidiana, meno cerimoniale. Lusso sì, ma senza rigidità.
Gucci come verbo
Il sottotitolo dello show Autunno Inverno 2026-2027, “Gucci Primavera”, suggerisce un inizio. Non tanto una stagione, quanto un’azione. Dopo anni complessi sul piano dei risultati, questo debutto non punta alla rottura radicale, ma alla riaccensione del desiderio.
Demna non prova a replicare il suo passato. Prova a spingere Gucci a essere ancora più Gucci. Più diretto, più fisico, più condivisibile. La domanda non è se la collezione sia stata misurata. Non lo è. La domanda è un’altra: è riuscita a far sentire il pubblico dentro l’energia del brand? A giudicare dall’elettricità che si respirava sotto quelle statue di marmo, la risposta sembra già scritta.














































