L’autrice di Gomorra e Il traditore esordisce alla regia al Festival di Roma con un film che indaga tradimenti, desideri e quella verità che si nasconde nelle relazioni.
Ci sono film che nascono da risposte e film che nascono da domande. Breve storia d’amore, esordio alla regia di Ludovica Rampoldi, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. «Ho scritto il soggetto tanti, tanti anni fa, più o meno nei miei vent’anni», racconta la regista. «Ero mossa da domande che non hanno mai smesso di bussare alla mia porta: cos’è una coppia, perché si sta insieme, perché si tradisce, si può tradire da innamorati? E cosa succede quando scopri qualcosa dell’altro che non puoi più ignorare?»

Dopo una carriera come sceneggiatrice tra le più influenti del cinema italiano — da La ragazza del lago a Il traditore, passando per Gomorra – La serie — Rampoldi ha deciso di passare dietro la macchina da presa quasi per necessità. «Sono andata da amici registi, forse sperando di sbolognarlo a qualcuno. E tutti mi dicevano: “No, questo lo devi fare tu.”»
Breve storia d’amore: due coppie, quattro punti di vista
Il film intreccia due generazioni: i trentenni Lea (Pilar Fogliati) e Andrea (Andrea Carpenzano), e i cinquantenni Rocco (Adriano Giannini) e Cecilia (Valeria Golino).
Un incontro casuale tra Lea e Rocco dà inizio a una relazione clandestina che scompiglia il fragile equilibrio delle loro vite. «Non credo di aver dato risposte,» dice Rampoldi. «Se avessi avuto una sola cosa da dire, non avrei fatto un film da un’ora e mezza. Ho cercato di veicolare domande attraverso quattro personaggi.»
Lea, l’amante che non combatte
Pilar Fogliati porta sullo schermo una dark lady atipica, vulnerabile e disarmata. «Lea scopre il tradimento e potrebbe reagire come ci si aspetta: arrabbiarsi, distruggere tutto. Invece decide di guardare dentro di sé. Gioca con la seduzione, prova a capire cosa significhi essere “come quelli che tradiscono”. Ma non è cinica, è una romantica, e da lì nasce davvero una breve storia d’amore.»

Nel film, la seduzione non è un’arma, è un modo per sopravvivere. Un gioco di specchi dove ogni gesto diventa occasione di conoscenza.
Cecilia e la disillusione
Valeria Golino, che aveva letto la sceneggiatura già anni fa, parla del suo personaggio come di «una rivale e una mentore insieme».

«Cecilia è l’antagonista della protagonista, ma anche la persona che le dice le cose giuste al momento giusto. Tra loro c’è un rapporto di seduzione intellettuale, una sensualità concettuale. Cecilia non ha sensi di colpa: vive come crede sia giusto vivere. Forse, invecchiando, l’idea dell’amore sacro e assoluto non esiste più. Si diventa più spregiudicati, più consapevoli.»
Tra commedia, romance e thriller emotivo
Adriano Giannini sottolinea la complessità dell’operazione: «Ludovica è riuscita a mischiare tre generi: commedia, storia d’amore e thriller psicologico. È difficilissimo mantenere la credibilità dei personaggi dentro un gioco così ibrido, ma lei ci è riuscita.»

Il suo Rocco è un uomo “già disagiato”, come lo definisce lui stesso, «un pugile che gioca a scacchi che alterna i colpi e la riflessione. Porta con sé un trauma, un senso di colpa, è sposato con la sua ex psicanalista e questo la dice lunga. Quando incontra Lea, la relazione inizia come una fuga, ma diventa una possibilità di verità, un amore imperfetto ma reale.»

Andrea Carpenzano, il più giovane del quartetto, offre una lettura spiazzante: «Il mio personaggio comincia a pensare quando il film finisce. Per tutto il tempo lui si muove come se fosse risolto, come se avesse già capito tutto. Ma in realtà è quello che capisce meno di tutti e, forse, quello che cambia di più, ma dopo.»
La riscrittura del tempo
Rampoldi racconta che il momento decisivo è arrivato riscrivendo la sceneggiatura vent’anni dopo averla concepita. «C’era qualcosa di inautentico nella prima versione. Era moralista, rigida, bianca e nera. Quando l’ho ripresa in mano, ho sentito che dovevo liberarla. Perché a vent’anni si crede di sapere cos’è giusto e sbagliato. Poi la vita ti insegna che non esiste un solo modo di amare.»

Golino annuisce: «A venticinque anni si hanno motivi e risposte molto più radicali. Poi si scopre che la fedeltà, come l’assoluto, è un’illusione romantica. Ma anche le illusioni servono: ci fanno vivere, ci fanno sognare.»
“Breve storia d’amore”, un finale aperto come la vita
Alla fine, una coppia si lascia e l’altra forse resta insieme, forse no. Ma il vero punto non è cosa accade, è cosa cambia in ciascuno di loro.
«Non volevo chiudere con un verdetto,» dice Rampoldi. «Volevo che il pubblico uscisse dal cinema con le stesse domande con cui io ci sono entrata. Perché l’amore, come la vita, non ha mai risposte definitive.»
Breve storia d’amore uscirà nelle sale il 27 novembre con 01 Distribution, e conferma una cosa: che anche nel disincanto, anche dopo anni di storie scritte per gli altri, Ludovica Rampoldi continua a cercare, e a farci cercare, un senso, in quell’infinito girotondo che chiamiamo amore.


