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Guillermo Mariotto: «Il mio B-Jesus è un appello a tornare a quell’umanità che si è persa» 

Intervista a Guillermo Mariotto: «Se non ami sei veramente solo»
Guillermo Mariotto, direttore creativo della maison Gattinoni, firma “B-Jesus. Il presepe del futuro”, un presepe multirazziale, un coro universale, che accoglierà i romani a partire da gennaio nei meravigliosi giardini di piazza Vittorio. 

Stilista, personaggio spesso criticato, insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia dal presidente Mattarella, Guillermo Mariotto è verace, generoso, non ama le vie di mezzo, parla senza problemi di ciò in cui crede. Ha vestito anche un Papa, Benedetto XVI, e una Madonna, quella de’ Noantri a Trastevere. 

Il 23 dicembre, alla presenza della sindaca di Roma, ha presentato il suo presepe robotizzato dal titolo B-Jesus. Oltre 300 persone hanno contribuito a questa meravigliosa installazione di 19,52 metri di lunghezza per 14 metri di larghezza, un presepe itinerante che partirà da Roma per raggiungere altre città italiane dove raccoglierà opere di artisti di varie regioni, dei giovani e dei bambini. 

Intervista a Guillermo Mariotto: «Se non ami sei veramente solo»
B-Jesus, il presepe robotizzato ideato da Guillermo Mariotto

Il presepe multirazziale a piazza Vittorio, cosa comunica a chi è cristiano? E a chi non lo è?

Guillermo Mariotto: Comunica valori. Mi aveva colpito un albero della vita con foglie di ceramica, fatto da bambini durante il lockdown di marzo. Su ogni foglia avevano scritto una virtù che occorreva per affrontare il lockdown e il covid. Quando ho letto che erano valori, doti morali e virtù, ho compreso la portata universale di un simile messaggio. E siccome erano bambini di tutte le religioni, ho pensato che i doni che questi angeli del futuro portavano, erano universali. Da qui l’idea di coinvolgere artisti e bambini di ogni fede e parte del mondo.

Il valore che ti ha colpito di più, tra quelli scritti dai bambini?

Guillermo Mariotto: La pazienza. Tra tutte le foglie che c’erano, era la virtù più frequente. I bambini chiedevano pazienza. Pazienza con i genitori, con le persone, con questa situazione. Stare in casa e avere pazienza.

B-Jesus è il titolo dell’installazione: sii Gesù. Se Guillermo Mariotto fosse Gesù, quali obiettivi vorrebbe realizzare?

Guillermo Mariotto: Io mi chiamo Jesus davvero. In Italia è stato più semplice chiamarmi Guillermo che Gesù, ma il mio nome è Jesus Guillermo. Non è un nome semplice da portare, ti dà un senso di responsabilità. Se fossi Gesù il mio obiettivo sarebbe la solidarietà. Dobbiamo capire che se siamo uniti, siamo potenti; se siamo divisi e ognuno tira acqua al suo mulino, ti ritrovi nella situazione che stiamo vivendo. Non è una catastrofe a causa del Covid, è una catastrofe di suo. Guarda cosa abbiamo combinato: viviamo in un mondo dove ci sarebbe cibo per tutti, ma poche persone hanno in mano quasi tutta la ricchezza, mentre i poveri sono la maggioranza. Ti sembra giusto? Siamo circondati da guerre, carestie, terremoti, alluvioni, ora il Covid. Sembrano le tribolazioni prima del ritorno di Cristo.

Intervista a Guillermo Mariotto: «Se non ami sei veramente solo»
Guillermo Mariotto con la sindaca di Roma Virginia Raggi alla conferenza stampa di presentazione di B-Jesus

Se B-Jesus è sii Gesù, un altro modo di vedere il ritorno del Cristo, tipico della religione cristiana, potrebbe essere il ritorno all’umanità. Che ognuno torni come essere umano, con la sua umanità. Senza aspettare sempre qualcuno che arrivi da chissà dove…

Guillermo Mariotto: Questo è il mio desiderio più grande. Tornare a quell’umanità che si è persa. Quando vado a Casa Africa (onlus che si occupa di migranti che provengono dal continente africano – nda), a dare da mangiare a quelli che non hanno niente, in quegli sguardi vedo la disperazione silenziosa che si portano dentro. Quando tocchi con mano la povertà assoluta, dici: è ora per tutti di essere B-Jesus. Viviamo in una società dove i poveri sono invisibili. Passi alla stazione e li ignori. Durante il lockdown ho cucinato più di tre mesi per dare da mangiare a quelli che si erano radunati alla stazione senza niente. B-Jesus è un urlo disperato.

Sei attivo nel sociale. Alcuni grandi marchi nel campo della moda sono accusati di sfruttamento di manodopera e inquinamento. La moda può creare bellezza nel rispetto dell’ambiente e dei diritti civili?

Guillermo Mariotto: La moda è la nemica numero due dell’ambiente. È una delle industrie che contamina di più. Il low cost è diventato un’aggressione ambientale. Il sistema non va. Quelli che hanno fatto miliardi, li hanno, se li tengono stretti e pretendono che il sistema continui così. Ma il sistema prima o poi crollerà. Sta già crollando. Continuiamo ad arrampicarci sugli specchi, ma il sistema così com’è lo dobbiamo cambiare. Senza umanità, però, in cosa lo vuoi trasformare?

La moda è avida. È presuntuosa. Non smette. L’essere umano è avido, è così. Poi ci sono personaggi importanti che tentano di cambiare. Basta poco, basta che ognuno di noi cambi se stesso per cambiare l’ambiente intorno a sé. Cambiare non è impossibile.

Intervista a Guillermo Mariotto: «Se non ami sei veramente solo»

Quest’anno le sfilate sono state in streaming. Il front row era per tutti, non solo per le star. Questo modo di presentare la moda, almeno il pret a porter, favorisce la fashion industry? Si potrà tornare indietro alle presentazioni solo per gli addetti ai lavori?

Guillermo Mariotto: Tornare indietro non è pensabile. Tutto è cambiato. Faremo cose diverse, perché tornare indietro ci sembrerà vecchio, ma resta il desiderio di contatto fisico degli esseri umani. Vedere le forme, le texture, vivere l’energia che trasmettono gli eventi, è qualcosa di cui ci sarà sempre bisogno. L’immagine può trasmettere emozioni, ma per vivere le sensazioni non basta un tablet. Ed è la mancanza di emozioni che ci fa sentire soli.

Sei uno dei giudici più criticati a “Ballando con le stelle”. Sei famoso per dare 0 o 10, eppure, parlando con te, non sembri così cattivo…

Guillermo Mariotto: “Ballando con le stelle” è un programma dove si balla, ma le persone devono anche dimostrare quello che sono. Nel corso delle puntate, rivelano il carattere, le intenzioni. C’era un ragazzo che ballava bene, ma gli ho dato due. Da quel momento si è sforzato di venire fuori come persona. Alla fine ha vinto e mi ha ringraziato. Mi ha detto «quel due che mi hai dato, mentre tutti mi avevano dato 10, mi ha fatto crescere». Sono lì come giudice ma anche come coach. Il programma così è cresciuto, ha sviluppato un aspetto più umano e la gente lo segue per questo. L’interesse per i balletti non è così determinante. È tutto l’insieme che fa di “Ballando con le stelle” un format di successo.

Intervista a Guillermo Mariotto: «Se non ami sei veramente solo»

Dai da mangiare agli invisibili e vesti donne ricchissime. Come vivi oscillando tra due mondi così diversi?

Guillermo Mariotto: È quello che mi dà il polso della situazione tra il troppo e niente. Proprio perché vedo il troppo e il troppo poco, lo vivo malamente. È qualcosa che ti ferisce. Ecco perché è importante che ci siano persone che si prendono cura di altre. L’alternativa è dimenticarsi di loro finché non saranno talmente tanti che sarà una catastrofe totale. Ma non può essere così. Tu pensi sempre che siano gli altri a dover far qualcosa: gli enti, i politici. Non pensiamo mai che possiamo essere noi. Se ognuno di noi fa qualcosa, se io cambio, allora cambia l’ambiente.

La malattia di questi secoli è l’egoismo. Se non mi occupo di loro, che sono venuto a fare su questa terra? Lo stilista e basta? No. Sarei un uomo senza cuore. Non è una questione filantropica: io credo che tutti dovrebbero avere da mangiare.

Il Covid è un virus che ha colpito nei luoghi più superbi. Certo, ha colpito i poveri, ma quando tu parli con i poveri, ti dicono «la situazione è catastrofica, ma per noi non è cambiato niente. Per noi era catastrofica anche prima». Quando parlo con loro a Casa Africa, fanno ragionamenti che sono lezioni di vita. Quando ti avvicini ai poveri, cambi dentro. Ti rendi conto che tutti i tuoi problemi, le tue preoccupazioni, diventano infime. Capisci che fai una vita fin troppo bella e che non ti devi lamentare. Casa Africa è un’esperienza che fa bene allo spirito. All’inizio provi anche disgusto. Poi piani piano inizi a vedere i loro occhi e l’umanità che riflettono. Ti colpisce la serenità con cui vivono l’assenza del tutto. E cominci a ragionare sulla tua vita, che sei un essere umano, amare fa bene a te. Che se non ami, allora sei veramente solo.

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