John Galliano x Zara: Re{form} reinventa i capi del brand con tecniche couture, volumi estremi e una campagna firmata Steven Meisel.
John Galliano x Zara è finalmente realtà. Dopo mesi di anticipazioni, oggi 1° ottobre debutta Re{form}, il progetto con cui lo stilista britannico torna sulla scena internazionale a quasi due anni dall’uscita da Maison Margiela. Ma definirla semplicemente una co-lab sarebbe riduttivo. Galliano non ha disegnato una capsule da sovrapporre all’universo Zara: ha preferito entrare nel guardaroba del brand, smontarlo e ricominciare da lì.

Il punto di partenza sono infatti capi già esistenti: cappotti, camicie, slip dress, pantaloni, maglieria. Pezzi familiari che diventano materia prima nelle mani del couturier. Le proporzioni cambiano, le costruzioni vengono capovolte, una funzione ne sostituisce un’altra. La moda quotidiana viene sottoposta a quel processo di manipolazione che attraversa da sempre il lavoro di Galliano.
Re{form} inaugura una partnership creativa di due anni e il Vol. 1 chiarisce subito quanto ampio sia il progetto. Non si tratta di rendere più commerciale il linguaggio dello stilista, ma di portarlo dentro una dimensione accessibile a un pubblico enormemente più vasto.
John Galliano x Zara, la couture parte da ciò che esiste già
Galliano ha lavorato sull’idea di trasformazione fin dalle fondamenta. Una camicia Zara viene ingrandita fino a tre volte rispetto alla misura originale e trattata con una stampa foil che le dà l’aspetto della pelle. Una slip dress di pizzo cambia completamente funzione e sale verso il collo trasformandosi in un jabot. Pantaloni e shorts vengono tagliati e ricomposti fino a evocare i sans-culottes. Anche un normale cappotto di lana perde ogni certezza: le tasche arretrano, i revers aumentano di volume e l’orlo si allunga fino a ricordare le code di un frac.

Galliano ha persino dato un nome alle diverse tecniche utilizzate. The Flix, ispirata ai flipbook, lavora sulla sovrapposizione di strati trasparenti creando movimento. The Shi/ft cambia identità ai capi attraverso proporzioni e trompe-l’œil, mentre Wrapture interviene su gonne, sottovesti e fodere, tagliate e ricomposte intorno al corpo. Non mancano chiffon, georgette, point d’esprit, charmeuse, tulle e rete, accostati a lane sartoriali, popeline, pelle, dettagli in vinile e faux fur. La palette si muove soprattutto tra nero, blu notte, verde scuro, marrone e borgogna.
Da Les Incroyables al film noir
Guardando la collezione, il passato di Galliano riaffiora continuamente senza trasformare Re{form} in una retrospettiva. Uno dei riferimenti più evidenti porta fino al 1984 e a Les Incroyables, la collezione di diploma alla Central Saint Martins che lanciò la sua carriera. Tornano gli eccentrici dandy della Francia post-rivoluzionaria, con frac, pantaloni dalle proporzioni insolite e bicorni smisurati.

Poi il racconto cambia atmosfera. Entrano il guardaroba borghese, il fascino oscuro del film noir, la lingerie, gli abiti trasparenti e le silhouette che sembrano costruite e disfatte nello stesso momento. Ci sono bustier con lunghi nastri, vestiti di tulle e pizzo, giacche dalla sartorialità esasperata, calze colorate e scarpe dalle punte affilate.
È difficile non riconoscere alcuni codici che hanno attraversato le diverse vite creative dello stilista, da Dior fino all’ultimo periodo Maison Margiela. Ma questa volta il lusso della costruzione incontra un sistema produttivo completamente diverso.
La Tri-Chic bag e gli accessori firmati con Stephen Jones
Gli accessori meritano un capitolo a parte. Tra i pezzi destinati a diventare più riconoscibili c’è la Tri-Chic bag, una borsa che prende spunto dalla forma di un sacco e può essere portata in tre modi, come handbag, shoulder bag oppure zaino, grazie al sistema di tracolle e catene. Un oggetto volutamente ambiguo, sospeso tra qualcosa di ordinario e qualcosa di prezioso, che riporta immediatamente alla passione di Galliano per ciò che la moda normalmente non considera elegante.

Per i cappelli, lo stilista ha chiamato Stephen Jones, compagno di numerose avventure creative. Berretti, bucket hat e copricapi in pizzo vengono deformati, disfatti o ricostruiti, mentre i bicorni allungati accentuano il lato più teatrale della collezione. Completano il guardaroba guanti da opera, calze al ginocchio, stivali di ispirazione militare, décolleté con cinturino a T e scarpe dalle forme esasperate.
John Galliano x Zara, Steven Meisel firma la campagna Re{form}
A dare un volto a questo primo capitolo è Steven Meisel. La campagna evita qualsiasi tentazione minimalista e accompagna Galliano sul suo terreno: pose teatrali, stratificazioni, corpi che quasi scompaiono dentro i vestiti e silhouette spinte al limite.
Le immagini restituiscono soprattutto la complessità dei capi. Trasparenze e sartorialità convivono, il tulle incontra il faux fur, i volumi maschili si sovrappongono alla lingerie. Anche lo styling insiste sull’accumulo, perché Re{form} nasce per essere stratificata e reinterpretata, non per proporre una serie di look già risolti.

Re{form} non segue la solita formula della co-lab tra designer e grande catena internazionale. Galliano non arriva in Zara per aggiungere semplicemente il proprio nome a una capsule: mette le mani su ciò che il brand ha già prodotto, lo smonta e lo ricostruisce secondo il suo linguaggio. È un approccio molto più personale, che porta nel guardaroba quotidiano decenni di sperimentazione su tagli, proporzioni e costruzione dell’abito.
Dopo quasi due anni lontano dalle grandi collezioni, Galliano torna così scegliendo un ingresso che pochi avrebbero previsto. Non una nuova Maison, non una passerella couture, ma il guardaroba di Zara. E lo fa senza rinunciare a essere riconoscibile. Durante la Paris Fashion Week, la collezione è protagonista anche di un’installazione allestita in un hôtel particulier nel Marais, visitabile su appuntamento. Da oggi 1° ottobre, Re{form} è invece disponibile per l’acquisto a livello internazionale, online e nei negozi Zara di tutto il mondo.


