Il make-up artist delle star ci racconta la ribellione contro i tutorial, l’ossessione delle dive per le occhiaie e perché questo Natale dice addio al romanticismo.
Dodici anni di Magic Christmas Party, migliaia di volti trasformati, red carpet illuminati dalla sua mano. Un brand di make-up che porta la sua firma. Simone Belli non è solo un make-up artist: è un illusionista dell’incarnato, un ribelle dell’eleganza, uno che sussurra bugie bianche invece di urlarle. E quest’anno, per il suo evento più atteso, il Magic Christmas Party che si terrà martedì 9 dicembre al Mediterraneo al Maxxi di Roma, ha deciso di provocare: «Addio al romanticismo».

Lo incontriamo per capire cosa intende davvero, e per farci raccontare i segreti che solo chi lavora dietro le quinte del glamour può conoscere.
Quest’inverno lei consiglia «Occhi in primo piano nei toni intensi del nero e del blu. Sfumature ampie e imprecise». È interessante, in un’epoca ossessionata dalla precisione millimetrica dei tutorial. Sta rivendicando una bellezza meno controllata?
Vorrei rivitalizzare un livello che si è dimenticato. L’eccesso di precisione dettato dai tutorial, fatti da incompetenti approssimativi e senza esperienza, ha portato a una realtà priva di anima. L’eccessivo rigore trascura l’essere e ci si ritrova in prima fila come fotocopie. Preferisco una follia elegante e meno controllata: una ribellione espressiva.
Un altro consiglio per Natale è un trucco «luminoso, con colpi di illuminante diffusi e un addio al romanticismo». «Addio al romanticismo» suona quasi provocatorio per il Natale. Cosa l’ha stancata dell’estetica natalizia tradizionale?
Trovo eccessivo parlare del Natale in termini di paillettes e lustrini, ridurre il make-up a maschere luminose senza eleganza. Vedo immagini e video dove il Natale è raccontato in modo abbastanza approssimativo, infantile. Che siano le donne a dare la loro interpretazione, ma che siano anche i brand a superare il banale concetto glitter.

Lei lavora con celebrities da anni. C’è un “difetto” ricorrente che il pubblico non nota mai perché il make-up lo trasforma? Qual è il trucco che usa più spesso per ribaltare la percezione?
Fondamentalmente noi siamo degli illusionisti e sappiamo ingannare bene…ovviamente parlo di chi fa seriamente questo lavoro… ma il grande inganno sta nell’incarnato: pelli impeccabili, luminose e trasparenti. Sappiamo far sparire tutto. I veri maestri del make-up creano pelli meravigliose che sembrano struccate. Gli improvvisati, invece, cementano la pelle creando l’effetto avverso. Io ho i miei prodotti prediletti, non di sicuro i primer che ritengo abbastanza inutili.
Tutti crediamo che le star siano geneticamente perfette, ma io penso a Barbra Streisand che non ha mai toccato il suo naso… Qual è la richiesta di correzione più frequente che riceve dal red carpet?
Postproduzione, filtri e luci hanno sempre creato l’illusione dell’irraggiungibile. Le grandi donne hanno volti spigolosi, nasi importanti e mascelle dominanti. Mai annullare questi difetti: sono la loro anima. La richiesta più grande è quella delle occhiaie: anche quando non esistono, vengono percepite.
E qual è la bugia più grande che il make-up racconta?
Il make-up può raccontare grandi bugie. Io amo sussurrarle, renderle complici e mai protagoniste. Le mie sono bugie bianche. Molti amano l’eccesso, urlare le loro bugie creando nuovi volti. Dietro queste grandi bugie c’è la necessità di essere altre donne: non accettazione di sé.

C’è un prodotto della linea make-up Ak Simone Belli nato per risolvere un problema specifico di una diva sul set e che è diventato un bestseller proprio perché quel “difetto” è universale? Lo hanno tante di noi…
Tutti noi e tutte le dive amano prendersi cura del contorno occhi: occhiaie e borse sono la loro ossessione. Ho creato i primi patch che danno una soluzione visibile: zigomo sollevato, contorno occhi schiarito e rughe totalmente eliminate. Sono impazziti tutti, uomini e donne, e finalmente un problema è superato… almeno per le grandi occasioni.
Un episodio che non ha mai raccontato ma che dopo 12 anni di carriera può finalmente condividere?
Potrei scrivere un libro: forse presto lo farò! (ride) Per ora mi tengo ancora stretto grandi episodi. Sono troppo professionale, ma prometto che presto ne racconterò più di uno.


