È morto a 80 anni James Senese, il sassofonista simbolo del Neapolitan Power. Con la sua musica viscerale e poetica ha raccontato l’identità meticcia e ribelle di Napoli.
Napoli perde una delle sue voci più vere. James Senese si è spento a 80 anni all’Ospedale Cardarelli, lasciando dietro di sé un vuoto profondo. Il suo sax non era solo uno strumento: era un’estensione della sua anima, ruvida e luminosa come la città che l’ha visto nascere.

Figlio di una donna napoletana e di un soldato afroamericano, Senese ha incarnato fin dall’inizio una doppia appartenenza fatta di orgoglio e contraddizioni. La sua vita sembrava uscita da Tammurriata nera, la canzone di E. A. Mario, tra miseria, speranza e una fame di libertà che si tradusse presto in musica.
Morto James Senese, il vero “nero a metà”
Negli anni Settanta fu tra i fondatori dei leggendari Napoli Centrale, una band che diede voce al Sud dimenticato. Ma la sua storia iniziò prima, con gli Showmen, al fianco dell’amico fraterno Mario Musella. La loro musica mescolava jazz, funk e melodia partenopea, creando un linguaggio nuovo, libero da convenzioni. Senese, con il suo sax, raccontava la rabbia e la poesia di chi vive ai margini, ma non si arrende.

Con Pino Daniele, trovò un sodalizio artistico e umano indissolubile. Insieme, diedero vita al Neapolitan Power, un movimento che rivoluzionò la musica italiana. La loro notte magica in piazza del Plebiscito, nel 1981, resta uno dei momenti più alti della cultura napoletana.
Il suono di James era inconfondibile: potente, sporco, viscerale. Dietro ogni nota c’era il peso della sua storia e della sua città. «Non mi sono mai venduto», diceva. «Ho sempre suonato per restare libero».

La sua musica non era solo arte, ma un atto politico, un modo per dare dignità a chi non aveva voce. Da Campagna a ‘A gente ‘e Bucciano, le sue canzoni parlavano di riscatto, emigrazione, orgoglio. E oggi, nel silenzio che segue la sua scomparsa, quelle note sembrano ancora vibrare tra i vicoli di Miano e Scampia, dove tutto era cominciato.
James Senese non è stato solo un grande musicista. È stato un simbolo. Il volto di una Napoli meticcia, ribelle e sincera, che attraverso la musica ha trovato il modo di dire al mondo: “Io esisto, e la mia voce non si spegne”.


