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Buon compleanno, bikini! La storia di un capo che ha rivoluzionato costumi e società

L'attrice Ursula Andress emerge dall'acqua con un iconico bikini bianco e capelli bagnati, guardando intensamente verso l'alto, con un cielo azzurro e nuvole sullo sfondo.
Il bikini è, insieme alla minigonna, il capo d’abbigliamento più rivoluzionario del XX secolo. Il primo modello fu presentato il 5 luglio 1946.

Da quando il bikini è stato introdotto per la prima volta nel lontano 1946, ha trasformato radicalmente il panorama della moda balneare. Il suo 79° anniversario è l’occasione per riflettere sulla sua straordinaria evoluzione e il suo impatto indelebile sulla cultura e sulla società. Il bikini deve il suo nome ad un atollo nelle Isole Marshall dove gli Stati Uniti conducevano esperimenti nucleari: il suo inventore, Louis Réard, aveva intuito il potenziale “esplosivo” della sua creazione.

Quando fu presentato per la prima volta al pubblico, suscitò uno scandalo senza precedenti. Le sue dimensioni ridotte e il design audace sfidarono le convenzioni dell’epoca, scatenando reazioni contrastanti tra ammiratori e critici. Ma il bikini era destinato a diventare molto più di un semplice indumento. Era un simbolo di emancipazione femminile e di libertà personale.

La storia del costume da bagno dall’antichità ai tempi moderni

Il bikini era già utilizzato dalle donne dell’antica Roma, non per prendere il sole o fare il bagno, ma per dedicarsi all’attività fisica. Lo testimoniano numerosi affreschi e mosaici.

Un antico mosaico romano della Villa del Casale a Piazza Armerina, raffigurante tre atlete femminili in abiti simili a bikini, che praticano sport come il lancio del disco e la corsa.
I “bikini” ante litteram: il celebre mosaico delle “ragazze in bikini” dalla Villa Romana del Casale a Piazza Armerina, testimonia come abiti simili fossero usati per l’attività fisica già nell’antichità, anticipando la nascita del bikini di 79 anni – wondernetmag.com

Uno dei più famosi è quello nella Villa romana a Piazza Armerina (Enna), che risale al IV secolo dopo Cristo. Gli affreschi nella  “Sala delle dieci ragazze” raffigurano alcune donne impegnate in esercizi ginnici, tutte rigorosamente in bikini.

Fino al Dopoguerra si andava in spiaggia vestiti

Nei secoli successivi, e fino a inizio Novecento, uomini e donne andavano in spiaggia completamente vestiti. I modelli femminili erano dei veri e propri abiti balneari, corredati da accessori come scarpette e visiere, anche perché  l’abbronzatura era considerata volgare. Apparteneva ai contadini che lavoravano al sole, mentre la nobiltà mostrava una pelle diafana. 

Le cose iniziarono a cambiare con il diffondersi del culto della villeggiatura estiva, a partire dai primi anni del Novecento. Le prime personalità a mostrarsi in spiaggia – rigorosamente vestite – furono la Regina Margherita e la famiglia Agnelli.

Dagli anni Venti in poi iniziò a prendere piede l’abitudine di andare in spiaggia: dopo il Lido di Venezia, che fu una delle prime e delle più elegante stazioni balneari europee, gli italiani che potevano permettersi una vacanza iniziarono a frequentare le spiagge della Versilia, della Liguria, della Costiera Amalfitana, della Romagna e del litorale laziale. Fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il costume era intero e molto castigato.

1946, la nascita del bikini

Precisamente un anno dopo la fine del conflitto, il sarto francese Louis Réard sgancia la sua bomba: disegna il primo bikini della storia, e lo chiama con il nome dell’atollo dove gli Stati Uniti conducevano esperimenti nucleari.

Brigitte Bardot sorride seduta sulla sabbia a Cannes nel 1953, indossando un bikini a due pezzi con stampa floreale e bikini bottoms a vita bassa, con persone sullo sfondo
Brigitte Bardot, icona di stile, con il suo bikini a fiori sulla spiaggia di Cannes nel 1953 – wondernetmag.com

Aveva sicuramente intuito l’impatto dirompente che quel micro indumento avrebbe avuto sulla società dell’epoca, sul comune senso del pudore, che in effetti nell’arco di pochi decenni contribuì a mutare radicalmente.

La prima a indossarlo fu una spogliarellista

Réard ebbe difficoltà a trovare una modella che osasse indossare un indumento così “scandaloso”: l’unica che accettò fu Micheline Bernardini, spogliarellista al Casino de Paris, che non aveva problemi a mostrarsi quasi nuda. Louis Réard presentò il primo modello di bikini il 5 luglio 1946. Ci vollero parecchi anni prima che l’opinione pubblica accettasse il bikini. Il Vaticano lo dichiarò “peccaminoso”. Negli anni Cinquanta era vietato in Spagna, Portogallo, Italia, Belgio, Stati Uniti e Australia.

Marilyn Monroe posa seduta sulla sabbia di una spiaggia, indossando un bikini a righe con volant e scarpe con tacco, sorridendo verso la macchina fotografica.
Marilyn Monroe, una delle figure che hanno contribuito a rendere il bikini un simbolo di libertà e fascino – wondernetmag.com

Ma il bikini era destinato a diventare molto più di un semplice indumento. Era un simbolo di emancipazione femminile e di libertà personale. E così accadde, anche grazie a icone di stile come Marilyn Monroe, Jayne Mansfield, Brigitte Bardot, Raquel Welch e Ursula Andress.

Da Marilyn all’iconico bikini di Ursula Andress

Due anni dopo la sua nascita, nel 1948, il costume a due pezzi viene indossato da Marilyn Monroe. Negli anni ’50, poi, l’indumento conquista tutte le dive ed icone di stile come Jane Mansfield, sex symbol celebre per la sua capigliatura biondo platino e per il suo fisico prorompente. Ma la consacrazione arriva nel 1956, quando  Brigitte Bardot lo indossa nel film di Roger Vadim (all’epoca suo marito) “Et Dieu crea la Femme”. La scena in cui BB un bikini rosa mentre balla sensualmente è divenuta iconica, ed ha fatto esplodere la popolarità del bikini, facendolo diventare un must-have per le donne di tutto il mondo.

Ursula Andress in piedi nell'acqua del mare, indossa l'iconico bikini color crema con cintura e pugnale, tenendo in mano due conchiglie, con il mare e il cielo sullo sfondo.
Ursula Andress in “Agente 007 – Licenza di uccidere”, dove il suo bikini diventa parte di un’icona cinematografica che celebra i 79 anni di storia – wondernetmag.com

Pochi anni più tardi, nel 1962 Ursula Andress, la Bond Girl Honey Ryder in 007 – Licenza di uccidere indossa il celeberrimo bikini bianco, spesso citato come il più famoso bikini di tutti i tempi, oltre come icona nella storia della moda e del cinema.

L'attrice Raquel Welch posa in un iconico bikini marrone stile età della pietra, fatto di pelliccia e pelle, con lunghi capelli biondi e uno sfondo montuoso.
Raquel Welch nel suo leggendario “bikini preistorico” dal film “Un milione di anni fa” – wondernetmag.com

Anche Raquel Welch ha contribuito alla popolarità del costume a due pezzi con le sue apparizioni cinematografiche, come nel film del 1966 “Un milione di anni fa”, in cui ha indossato un bikini di pelle di animali preistorici. Da quegli anni in poi, grazie al cinema e alle riviste che cominciarono a pubblicare foto di famose attrici in bikini, il costume divenne popolare e cominciò a diffondersi in tutti i paesi occidentali.

Da indumento scandaloso a capo must have

Oggi, il bikini è molto più di un semplice capo di abbigliamento. Ha ispirato designer di tutto il mondo a reinterpretarlo e reinventarlo, rendendolo un elemento imprescindibile nelle collezioni estive. Attraverso le sue varie forme, dai classici modelli a due pezzi agli audaci monokini e ai bikini sportivi, rappresenta l’espressione individuale dello stile personale e del benessere fisico. È un invito a celebrare la diversità del corpo, e ad abbracciare la bellezza in tutte le sue forme. Mentre festeggiamo il 77º anniversario del bikini, dunque, ricordiamo il suo coraggioso debutto, la sua evoluzione continua e la sua capacità di ispirare e trasformare. Il bikini è molto più di un indumento, è un simbolo di libertà, autenticità e audacia che rimarrà un’icona di stile per molti anni a venire.

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