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Bulimia, anoressia e rifiuto del cibo: disturbi alimentari in aumento durante la pandemia

I disturbi alimentari in aumento con la pandemia
Durante la pandemia si è registrato un incremento di casi legati ai disturbi alimentari: bulimia, anoressia e rifiuto del cibo a causa dell’isolamento. La reclusione ha esasperato lo stress e determinato una serie di condizioni difficili da affrontare per chi è più fragile. Queste condizioni coinvolgono, inaspettatamente, anche i bambini. Il parere di due esperte, Liliana Giust, presidente di Adao (Associazione disturbi alimentari e obesità) del Friuli e la professoressa Annamaria Staiano, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria.

Disturbi alimentari in aumento con la pandemia in atto: una sorta di epidemia secondaria che lascia il segno. Giornate intere chiusi in casa, con lo stress e il timore del contagio e la forzata inattività lavorativa e sportiva hanno spinto la maggior parte delle persone a dedicarsi, durante il lockdown, alla preparazione di pietanze varie, anche piuttosto elaborate. La cucina come rifugio durante la clausura, capace di allentare la tensione quotidiana. Un discorso che vale per molti e che ha generato anche allarmismi riguardo ai rischio di ingrassare, mangiando di tutto e a tutte le ore. Allarmismi che hanno provocato un eco speciale in tutte quelle persone che soffrono di disturbi alimentari. Ecco perché il loro numero è esploso durante e dopo il lockdown.

Disturbi alimentari legati allo stress in aumento con la pandemia

«Nei mesi di reclusione forzata, si è parlato moltissimo di cibo, di alimentazione, di ricette. Il risultato è stato destabilizzare le persone per le quali il cibo è un problema serio. Inoltre, una forte pressione emotiva può rendere fragili e portare a perdere il controllo degli impulsi: la ricerca di un appagamento nel corso di uno stress da isolamento prolungato, può avvenire anche attraverso il cibo. Le abbondanti scorte alimentari presenti in casa facilitano le abbuffate e alimentano una serie di meccanismi per il controllo del peso (uso di diuretici e lassativi, vomito indotto). Inoltre, l’isolamento sociale rispetto ai gruppi di coetanei è stato decisivo per chi è più fragile e già di suo tende a non essere estroverso». A fare il punto della situazione è Liliana Giust, presidente di Adao (Associazione disturbi alimentari e obesità) del Friuli.

 

I disturbi alimentari in aumento con la pandemia

I casi durante il primo lockdown sono aumentati del 30%

I disturbi alimentari nei bambini e negli adolescenti hanno subito un aumento del 30% durante il primo lockdown, perché coloro che già soffrivano di questi problemi hanno registrato un aggravamento. Ad essere colpiti, sono soprattutto gli individui di sesso femminile. La professoressa Annamaria Staiano, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria, ha spiegato che in Italia ad oggi si registra un esordio sempre più precoce dei disturbi legati al cibo, già a otto anni. Dati preoccupanti che nel periodo pandemico assumono ancora più importanza, perché i soggetti oggetto di questi problemi hanno un maggiore rischio di contrarre il Covid-19.

I disturbi alimentari in aumento con la pandemia

I soggetti affetti da disturbi alimentari presentano un maggior rischio di contrarre il Covid-19

Vediamo i  motivi per i quali chi è affetto da disturbi alimentari ha un maggior rischio di contrarre il Coronavirus.

  • Riduzione delle riserve di grasso corporeo e alterazioni intestinali, che possono influenzare la capacità di difendersi dalle infezioni e di avere una adeguata risposta immune.
  • Scarse riserve di carboidrati, che espongono a un maggiore rischio di ipoglicemia in caso di stress.
  • Rischio di squilibri metabolici ed elettrolitici, che possono aggravare un quadro di insufficienza respiratoria.

I disturbi alimentari in aumento con la pandemia

Genitori: quali sono i campanelli di allarme e come rispondere ai disturbi alimentari dei figli

I genitori devono stare attenti ad eventuali campanelli di allarme. Devono preoccuparsi in caso di comparsa nei figli di ansia, tendenza a chiudersi in sé stessi e all’autolesionismo, o specifici atteggiamenti durante il pasto, quali la lentezza e uso frequente del bagno (soprattutto dopo i pasti). Anche se all’inizio questi segnali possono essere difficilmente riconoscibili, sarebbe opportuno in famiglia stabilire sempre un clima rassicurante durante i pasti e condividere una linea comune tra genitori, non essere complici del quadro clinico e non dare giudizi sull’aspetto fisico o sulla quantità di cibo che il proprio figlio assume. Bisognerebbe favorire sempre più pasti regolari con cibi sani, cercando di mantenere il più possibile un buon dialogo. Non bisognerebbe indurre il figlio a dover fare uso del bagno di nascosto, ma portarlo nella situazione di potersi aprire ed esplicare i suoi problemi. Solo se si sentirà compreso, senza essere etichettato quale caso clinico, pian piano potrà guarire.

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