Trussardi presenta a Venezia 83 la prima capsule di Trussardi Legacy: pelle, chiffon, satin e tulle rileggono l’heritage della maison in chiave contemporanea.
L’eredità non appartiene al passato, continua a vivere trasformandosi. È una materia in movimento, capace di custodire il valore del tempo senza smettere di dialogare con il presente; un sapere che si tramanda nei gesti, nella sensibilità e nella capacità di dare forma a ciò che rimane. Per Trussardi, questa sapienza, si è costruita attraverso la cultura della manifattura. Da questa visione e consapevolezza nasce Trussardi Legacy: The Gentle Art of Presence, un progetto che interpreta l’heritage della maison non come memoria da custodire, ma come linguaggio vivo, destinato a rinnovarsi con nuove storie. Un’eredità che non si limita a essere tramandata, ma continua a compiersi.

A inaugurare questo percorso è Edition #01 – Venice. Il primo atto designato per evolversi nel tempo, tramite luoghi e appuntamenti culturali capaci di offrire un’inedita interpretazione dello stesso patrimonio. Il debutto avviene sul red carpet della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, attraverso la capsule Trussardi Legacy.
Trussardi Legacy a Venezia 83
Sospesa tra acqua e pietra, memoria e visione, Venezia ha costruito la propria identità nella continua convivenza tra passato e futuro. La prima capsule interpreta quindi questa stessa tensione tra permanenza e trasformazione. La pelle, matrice dell’identità della maison, incontra chiffon, satin, georgette e tulle.

In un dialogo di contrasti calibrati, dove rigore e leggerezza, struttura e trasparenza coesistono sapientemente. Nel womenswear, volumi definiti e linee fluide si fondono in un equilibrio essenziale, dando vita a una femminilità intensa ma mai ostentata.

Nel menswear, il tailoring si alleggerisce, le proporzioni si affinano e i pellami acquistano una nuova morbidezza, delineando un’idea di eleganza contemporanea fatta di precisione e autenticità. Trussardi Legacy: The Gentle Art of Presence rappresenta quindi l’epifania di un nuovo modo di raccontare il proprio retaggio: non come patrimonio immutato e immutabile, ma come cultura progettuale capace di esistere nel tempo.


