Jonathan Anderson firma la collezione Dior Haute Couture AI 2026/27 ispirata all’arte, tra drappeggi scultorei, ricami e tessuti preziosi.
La seconda collezione Haute Couture di Jonathan Anderson per Dior conferma una cosa: il nuovo corso della maison guarda all’arte senza perdere di vista la moda. La sfilata Autunno Inverno 2026/27, presentata oggi a Parigi, è un viaggio tra volumi, tessuti e lavorazioni artigianali che trasformano ogni abito in qualcosa di vivo, capace di cambiare aspetto a ogni movimento.
L’ispirazione arriva dall’universo creativo della scultrice americana Lynda Benglis, artista famosa per aver rivoluzionato il concetto di scultura attraverso materiali plasmati, piegati e modellati. Un approccio che Anderson traduce nel linguaggio della couture, dove il tessuto smette di essere una semplice superficie e diventa una struttura in continua evoluzione.
Dior Haute Couture AI 2026/27: drappeggi, plissé e tessuti che sembrano opere d’arte
La collezione ruota attorno ai gesti più antichi della sartoria. Drappeggi, plissé realizzati a mano e nodi costruiscono silhouette morbide ma allo stesso tempo scultoree. Gli atelier Dior lavorano i materiali fino a farli sembrare quasi altro: tessuti metallici, riflessi iridescenti, ricami preziosi e superfici dall’effetto carta regalano profondità agli abiti, mentre una speciale rete argentata ricrea l’illusione del metallo mantenendo leggerezza e fluidità.
Il risultato è sofisticato, ma mai rigido. Gli abiti accompagnano il corpo e si trasformano con chi li indossa, esprimendo quella couture contemporanea che Anderson sta costruendo stagione dopo stagione.
L’India entra nel racconto Dior
Tra i riferimenti più interessanti della collezione c’è il rapporto tra Lynda Benglis e Ahmedabad, città indiana che ha profondamente influenzato il suo lavoro.
Da qui nasce una palette ricca di sfumature naturali e una serie di ricami floreali ispirati ai pavoni osservati dall’artista negli anni Settanta. Fiori tridimensionali, perle e dettagli colorati impreziosiscono gli abiti, regalando alla passerella un’atmosfera poetica senza risultare eccessiva.
Jonathan Anderson guarda poi alla tradizione del chintz, gli storici cotoni dipinti e stampati che nel Settecento conquistarono l’Europa. Antichi frammenti di questi tessuti vengono reinterpretati e trovano spazio anche sugli accessori iconici della maison, come le mini Lady Dior e le borse Petit Dîner, trasformate in piccoli pezzi da collezione.
Una couture che parla il linguaggio di oggi
Quella vista a Parigi è una collezione che punta meno sull’effetto sorpresa e più sulla qualità del dettaglio. Ogni look racconta il lavoro degli atelier Dior, dove tradizione e innovazione convivono senza mai entrare in conflitto.
Jonathan Anderson continua così a scrivere il suo capitolo alla guida della maison con uno stile personale, fatto di ricerca, sensibilità artistica e grande attenzione alla materia. Una couture che guarda al futuro senza dimenticare il patrimonio Dior. E che dimostra come l’alta moda possa ancora emozionare attraverso la bellezza del fatto a mano, la cultura e l’immaginazione.




































































