Intervista a LCDU – La Coach delle Unghie: Michela May racconta il suo metodo, l’Academy, i Point e l’handcare come forma di consapevolezza.
Le mani sono il primo contatto con il mondo: stringono, digitano, sfogliano, salutano. Dicono chi siamo prima delle parole. Nel mondo di LCDU – La Coach delle Unghie, sono anche il punto di partenza per un percorso che mescola tecnica, estetica, formazione e consapevolezza: un metodo che nasce in uno studio di Milano e oggi vive in una rete di POINT, in un’Academy e in una linea di cosmetici pensata per portare a casa un pezzo di quella esperienza.
LCDU – La Coach delle Unghie, intervista a Michela May
Al centro, c’è lei: Michela May, onicotecnica, estetista, imprenditrice, formatrice e creator. «Mi sento tutte queste cose insieme, e so che senza una di queste sfaccettature non sarei la persona che sono oggi» racconta. «L’imprenditrice mi ha dato visione e responsabilità, l’educatrice mi ha insegnato a trasformare l’esperienza in metodo, la coach mi ha permesso di lavorare sulle persone prima ancora che sulle mani, e la creator è il mezzo con cui riesco a comunicare tutto questo in modo diretto e contemporaneo».

Il momento in cui ha capito di non stare più solo “facendo unghie” è arrivato durante il Covid. «Ho pubblicato un video semplice, in cui spiegavo come mantenere le unghie in sicurezza. È diventato virale in pochissimo tempo. Ma più dei numeri, mi hanno colpito i messaggi: persone che non chiedevano solo un consiglio tecnico, ma una guida, qualcuno di cui fidarsi in un momento fragile. Lì ho capito che la community mi stava riconoscendo un ruolo diverso: quello di riferimento, di voce competente e rassicurante».
Nel tuo HQ di Milano nascono Effettonessuneffetto e i protocolli prestige…
Effettonessuneffetto non è nato al primo tentativo. È il risultato di test, prove e aggiustamenti prima di trovare la combinazione giusta che mi permettesse di lavorare davvero sulla personalizzazione. Nel nostro HQ studiamo ogni dettaglio: effetti, strutture, forme e proporzioni. Nulla è standard, perché ogni mano richiede un equilibrio diverso. Un effetto, così come una forma, deve valorizzare senza imporsi.

I social sono uno strumento importante, ma il vero banco di prova resta sempre il lavoro quotidiano in studio. Spesso arrivano nuove clienti che chiedono semplicemente “unghie naturali” senza conoscere Effettonessuneffetto. E quando consigliamo uno stile spiegandolo, succede qualcosa: non lo scelgono perché lo proponiamo noi, ma perché si riconoscono nel risultato. Quando un effetto o una forma sono giusti, non vanno forzati: vengono accolti.
Dal tuo tavolo passano celebrities e clienti che vengono una volta l’anno. Cosa conta di più?
Per me ogni cliente è una celeb. Ogni persona che entra nel mio studio ha diritto alle stesse attenzioni, allo stesso ascolto e alla stessa cura, perché ogni mano porta con sé una storia diversa. Le collaborazioni con chi lavora nei media o nello show business hanno sicuramente una risonanza ed è giusto riconoscerne il valore in termini di visibilità.

Ma la relazione più importante resta quella silenziosa e continuativa con la cliente che sceglie di tornare, magari una volta l’anno o per anni di seguito, perché lì c’è la fiducia vera. È quella relazione, più dei nomi che fanno notizia, a dare senso e solidità al mio lavoro.
Cosa serve per diventare un LCDU Point?
Non basta saper fare bene il gel. Ci sono requisiti importanti: una zona strategica, una location curata e innovativa, uno spazio che possa rappresentare correttamente l’identità LCDU. Ma il criterio decisivo è il team. Cerchiamo persone che abbiano voglia di mettersi in gioco e di migliorarsi continuamente.

Professioniste che abbiano già una base tecnica solida, sì, ma soprattutto la disponibilità ad apprendere, confrontarsi e crescere. Un LCDU Point nasce quando tecnica, estetica e visione si incontrano. È questo che rende una location davvero pronta a far parte della rete.
Quando hai capito che potevi creare una rete?
Quando il mio metodo ha iniziato a essere richiesto in tutta Italia. Le richieste arrivavano da città diverse, da professioniste e clienti che volevano vivere quell’esperienza anche dove non potevo essere presente in prima persona. A quel punto la domanda non era più se espandere, ma come farlo senza perdere identità e qualità.

Da lì è nata l’idea degli LCDU Point: centri che rispondono a una policy precisa, che condividono valori, metodo e visione, e che possono garantire al cliente finale la stessa esperienza, ovunque si trovi. Non una copia, ma un’estensione coerente del mio modo di lavorare.
Chi entra oggi in Academy?
Può entrare chiunque. Ci sono ragazze alla prima esperienza, professioniste che vogliono migliorarsi o apprendere il mio metodo, e anche donne che sentono il bisogno di strutturarsi come imprenditrici. Quello che accomuna tutte è la ricerca di un posto giusto nel mondo nails. L’Academy nasce proprio per questo: perché chi non si riconosce in modelli standardizzati possa trovare uno spazio in cui sentirsi valorizzata. Credo profondamente che ogni onicotecnica abbia un valore e un’identità.
Quando inizi un corso base, qual è la prima cosa che smonti?
L’insicurezza personale. Prima ancora della tecnica o dei pregiudizi sul lavoro, quello che cerco di smontare è l’idea che una onicotecnica non sia abbastanza, che debba imitare qualcuno o adattarsi a modelli che non le appartengono. Così la tecnica migliora: il gesto diventa più sicuro, le scelte più consapevoli, il lavoro più coerente.
E chi non può venire in studio?
C’è LCDU Cosmetics, che ho creato proprio per portare a casa una parte di quello che facciamo in studio e per insegnare l’arte dell’handcare. LCDU Cosmetics nasce per arrivare anche a chi non vuole fare il gel, ma desidera prendersi cura della pelle delle mani in modo continuativo.

I prodotti sono formulati partendo dalle tecniche professionali e dalle esigenze reali delle mie clienti e della community. Le mani sono il nostro primo biglietto da visita, una delle prime cose che notiamo in una persona. Migliorare la pelle delle mani significa spesso sentirsi più rappresentate, più sicure di sé. Ogni prodotto LCDU Cosmetics nasce per accompagnare proprio questo passaggio.
Se dovessi consigliare un punto da cui partire per la handcare?
Partirei sempre da tre gesti fondamentali: detersione, esfoliazione e idratazione. Senza questa sequenza la handcare resta un’intenzione, non una routine. Nella mia linea questo si traduce nella D.E.I. ManiRoutine, il cuore dell’handcare quotidiano: Fluffy Mousse, Jelly Scrub e Crema Mani Ristrutturante, pensati per lavorare insieme in modo semplice e accessibile.
Sei imprenditrice e creator: come costruisci fiducia senza nascondere che LCDU è un’azienda?
Non ho mai sentito il bisogno di nascondere nulla, perché ho sempre scelto la trasparenza nel rapporto con la mia community e con le mie clienti. Racconto apertamente che dietro la mia persona c’è anche un’azienda, fatta di lavoro, scelte e responsabilità. Non credo che questo tolga autenticità, anzi: la rafforza.

La community non cerca una famiglia finta, ma relazioni vere, basate su rispetto, chiarezza e valore condiviso.
Ti è mai capitato di vedere la stessa persona attraversare più “stanze” del tuo mondo?
Sì. A Firenze c’è Carla: follower, poi cliente, poi allieva. Oggi lavora in uno degli LCDU Point più fidelizzati, quello di Laura, che ci seguiva già da tempo. Quel centro oggi è un Point perché non ha solo adottato una tecnica, ma un modo di lavorare e di accogliere. Ed è questo il tipo di percorso che mi conferma che la direzione è quella giusta.
Il prossimo passo per LCDU?
Continuare a costruire spazi in cui ogni onicotecnica possa sentirsi riconosciuta. E portare l’handcare dove ancora non è arrivata: non solo come gesto, ma come consapevolezza.


