Dallo Sky Restaurant dell’Aleph Rome Hotel, una cena che unisce stagioni, storie e tavole lontane. Una serata tra tacchino ripieno e ravioli di castagne, dove la gratitudine si declina all’italiana.
Roma ha sempre saputo accogliere il mondo, rifarlo suo, restituirlo più bello. Giovedì 27 novembre, lo Sky Restaurant si prepara a scrivere un nuovo capitolo di questa vocazione internazionale. Sotto la regia dell’Executive Chef Carmine Buonanno, il Thanksgiving 2025 diventa un dialogo tra due culture del gusto, dove il tacchino arrosto stringe la mano ai ravioli di castagne senza che nessuno debba rinunciare alla propria storia.
Sky Restaurant, il menù di Chef Carmine Buonanno
L’apertura: mini promesse di stagione. Si inizia con il benvenuto dello chef: mini tartellette di zucca e rosmarino che stanno sul palmo di una mano. Sono piccole, quasi timide, ma bastano per capire dove si sta andando. La dolcezza della zucca, il profumo resinoso del rosmarino: è l’autunno che si presenta, educato ma inequivocabile.

Il primo atto: quando il cavolo nero diventa elegante. Poi arriva l’insalata tiepida di cavolo nero, noci pecan e mirtilli rossi. Sembra una contraddizione, eppure funziona: il cavolo nero, contadino, rustico, romano fino al midollo, si fa leggero, quasi aristocratico, grazie alla vinaigrette al melograno e alle scaglie di Parmigiano. È il primo segnale che questa non sarà una semplice cena a tema, ma una vera traduzione gastronomica.
L’intermezzo italiano: ravioli che raccontano boschi. I ravioli di castagne e ricotta di pecora chiariscono la direzione del menu. Burro nocciola, salvia croccante e un crumble di amaretti che non esagera. È un piatto che resta italiano, ma parla la stessa lingua di chi, oltreoceano, festeggia la stagione dei raccolti.
«La castagna e il crumble di amaretti richiamano i profumi autunnali del Thanksgiving», racconta lo chef Carmine Buonanno, «mentre ricotta di pecora, pasta fresca, burro e salvia parlano la lingua più autentica della nostra cucina. È un ponte, non un compromesso: ogni boccone invita a viaggiare da una cultura all’altra.»
Thanksgiving 2025, il protagonista del menù dello Sky Restaurant: il tacchino che non ti aspetti
E poi, naturalmente, lui: il tacchino arrosto. È ripieno di pane rustico, mele e castagne, servito con una salsa gravy al vino bianco che sa di domeniche in famiglia, e una composta di mirtilli rossi che chiude il cerchio. È un tacchino che ha imparato l’italiano, si potrebbe dire. Ha mantenuto la solennità del ruolo – è comunque il re della tavola del Thanksgiving – ma ha acquisito una grazia, una morbidezza che lo rende più interessante.

«La sfida più grande», spiega Buonanno, «è stata far vivere una tradizione profondamente americana accompagnandola però con sapori vicini al palato italiano e con quel senso di ospitalità che ci appartiene. Perché alla fine, che sia America o Italia, il cuore di ogni festa è lo stesso: stare insieme e sentirsi accolti.»
Ad accompagnarlo, una selezione di contorni che sono un manifesto: purè di patate con olio EVO e rosmarino (non burro, olio: la differenza è sostanziale), zucca al forno con miele di castagno e timo, fagiolini saltati con mandorle tostate. Ogni piatto è un equilibrio, ogni ingrediente è una scelta.

Il gran finale: un trio di dolcezza. E si chiude, come ogni Thanksgiving che si rispetti, con i dolci. Ma anche qui, nessuna concessione alla banalità. Pumpkin pie con panna montata alla vaniglia: classicissima, intoccabile. Cheesecake al sidro di mele e cannella: un ponte tra New York e Roma. E pecan pie con crosta al burro, dove i pecan tostati diventano quasi gioielli incastonati in una dolcezza caramellata.

Sono tre dessert, ma sono anche tre modi di dire grazie: per le tradizioni che attraversano l’oceano, per gli ingredienti che la stagione regala, per la possibilità di condividere una tavola.
Aleph Rome Hotel, dove il cosmopolita incontra l’ospitalità
Tutto questo accade nell’atmosfera particolare dell’Aleph Rome Hotel, dove il design contemporaneo e l’heritage romano convivono senza sforzo. È un luogo che sa di mondo, ma che rimane profondamente radicato nella sua città. Un po’ come questo Thanksgiving reinterpretato da Carmine Buonanno: americano nell’anima, italiano nell’accento, universale nella capacità di creare convivialità.
Perché in fondo è questo che il Thanksgiving celebra, ovunque venga festeggiato: il momento in cui ci si ferma, ci si guarda, e si dice grazie. E se lo si può fare davanti a un piatto di ravioli di castagne prima del tacchino, tanto meglio.


