I Giardini Segreti di Villa Paola a Tropea, ex convento cinquecentesco, uniscono storia, natura e cucina del territorio nella Costa degli Dei.
Nella Costa degli Dei, un ex convento del Cinquecento si trasforma in rifugio di dodici camere dove gli orti producono il menù, le arnie danno miele e i tramonti diventano cerimonia Quest’anno a Villa Paola a Tropea sono arrivate le api. Accanto agli aranci e alle acacie, le nuove arnie producono un miele che profuma di Tirreno e racconta una filosofia: radicamento, lentezza, territorio.

Ma c’è un altro odore che non si dimentica, appena si arriva. È l’odore dei gelsomini che si intreccia con l’aria salmastra del porto, un respiro dolce e pungente che accompagna i primi passi lungo i viali della villa.
Sulle mura di cinta crescono capperi tenaci, i limoni punteggiano le scalinate che scendono verso il mare, e l’acqua delle fontane accompagna con un ritmo lento e familiare. È come se la natura, qui, avesse deciso di comporre una sinfonia discreta ma costante, che accoglie il viaggiatore con gesti invisibili eppure potentissimi.

Dall’alto delle sue terrazze, Villa Paola si affaccia sul porto di Tropea. Ma non è solo una vista: un sentiero unisce il silenzio ovattato della villa, attraversa gli orti della villa e conduce gli ospiti, passo dopo passo, fino alla marina. È questo il segreto di Villa Paola: non stare sopra il paesaggio, ma dentro di esso, come se fosse parte organica di quella terra che scende verso il Tirreno.

Villa Paola non è un semplice hotel. Con dodici camere, giardini terrazzati e una piscina a sfioro, è un rifugio esclusivo che intreccia storia e raffinatezza in un paesaggio unico, quello della Costa degli Dei.
Villa Paola, una storia tra leggenda e mondanità a Tropea
Costruita nel Cinquecento come convento dell’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, la villa ha custodito per secoli il silenzio dei frati. La leggenda vuole che sia stato il santo stesso, in viaggio verso la Sicilia, a indicare questo luogo per la costruzione. Dopo la soppressione voluta da Gioacchino Murat, divenne conceria: le gebbie, vasche per la tintura e il lavaggio delle pelli, sono ancora visibili lungo la cinta muraria.

Nel Novecento, la famiglia Toraldo ne affidò il restauro all’architetto Basile di Palermo, che creò i giardini terrazzati e un sistema di irrigazione innovativo. Negli anni Sessanta, Villa Paola entrò nell’immaginario mondano, ospitando personalità come Luchino Visconti e Claudia Cardinale.
Dal 2001, un restauro conservativo dell’architetto Bruno Huber ha restituito autenticità a chiostro, pavimenti in cotto, legno e marmo di Trani. Oggi, Villa Paola unisce l’eleganza della sua storia all’accoglienza raffinata di una dimora privata.
Le camere e i giardini di Villa Paola
Entrare a Villa Paola significa accettare una piccola rivoluzione dei sensi. Le camere, luminose e sobrie, con le loro finestre aperte sul borgo antico o sul blu del Tirreno, raccontano un minimalismo essenziale che non cancella ma esalta la memoria. Il cotto calabrese, il lino, il marmo di Trani dialogano con il chiostro originale, come se la leggerezza contemporanea fosse il completamento naturale di quei muri che hanno custodito secoli di silenzio.

Il cuore pulsante, però, sono i giardini e le terrazze. Bouganville fucsia, ibiscus gialli, palme che si muovono al vento: un giardino mediterraneo con echi esotici, dove la natura detta il ritmo.
Su richiesta, poi, la villa si trasforma in dimora esclusiva per matrimoni ed eventi privati, con la possibilità di prenotare l’intera proprietà: dodici camere, giardini e ristorante stellato per celebrazioni che non dimentichino il genius loci.
Orti e miele
Gli orti della villa non sono solo un vezzo scenico, ma una parte integrante dell’esperienza. Qui si coltivano agrumi, ortaggi e verdure che riforniscono sia la colazione sia il ristorante De’ Minimi. Gli ospiti possono passeggiare tra i filari, attraversare l’agrumeto o scendere lungo il sentiero che conduce al porto.

Quest’anno, accanto agli aranci e alle acacie, sono arrivate anche le arnie: con la collaborazione di un apicoltore locale è nato un miele delicato di arancio e acacia. «Un progetto semplice ma che racconta la nostra filosofia: radicamento nel territorio e sostenibilità», sottolinea la direttrice Deborah Muzzopappa.
La cucina del De’ Minimi
Il ristorante De’ Minimi, segnalato da Michelin e Gambero Rosso, porta avanti un’idea di cucina che è identità prima ancora che lusso. «Abbiamo voluto omaggiare i frati che vissero qui», spiega la direttrice. Non a caso, i piatti intrecciano essenzialità e creatività.

Lo chef Emanuele Pucci, trent’anni, calabrese di ritorno dopo esperienze in Toscana e da Cracco, ha preso in mano la cucina nel 2023. Una crescita interna che riflette la filosofia della villa: valorizzare le risorse locali. Dai suoi orti nascono piatti come la “Pasta, cipolla e origano”: 42 tuorli per un impasto dorato, la cipolla di Tropea declinata in infinite sfumature, e quel gesto finale, l’origano a pioggia, che trasforma un atto popolare in rito gastronomico.

Il baccalà di Mammola, cucinato in tutte le sue parti, restituisce un racconto di Calabria spogliata del superfluo. Un piatto “total white”, candido e rigoroso, che chiede silenzio per essere ascoltato. Accanto, la rivisitazione di pipi e patate (peperoni e patate fritte) diventa simbolo di come la cucina sappia guardare avanti senza dimenticare le radici.
Il bar e i tramonti
Al tramonto, tutto si trasforma in un palcoscenico naturale: il cielo si incendia di arancio e rosa, il borgo si accende di luci, e il mare si fa specchio silenzioso.

Al calare del sole, le terrazze si trasformano in un rituale. Qui, la mixology segue la stessa filosofia del ristorante: ingredienti stagionali, fermentazioni, botaniche mediterranee. Il cocktail simbolo è il Sunset Clover, ideato dal bartender: una rivisitazione del Gin Sour, dove l’acidità è sostituita dalla fermentazione del lampone con il sale. Il risultato è un gusto quasi umami, che accompagna il tramonto con una nota salina e sorprendente.
Villa Paola, un rifugio segreto
Ogni momento della giornata è un rito. La colazione è un risveglio dolce, tra croissant fatti in casa e spremute fresche. Le ore centrali invitano al silenzio: la piscina a sfioro, la library room, il tempo che rallenta. La sera, gli ospiti si ritrovano con un calice di vino in mano, lasciandosi attraversare da quella bellezza che non chiede nulla se non di essere guardata. Mentre la notte cala con il rumore del mare.

Villa Paola non è un semplice soggiorno, ma un rifugio segreto. È un giardino da attraversare, un tramonto da guardare, un piatto che racconta il territorio. Un luogo dove la bellezza non è mai gridata, ma sussurrata; dove la memoria incontra il presente senza stridori; dove la natura non è cornice, ma anima. È un invito a rallentare, a respirare, a lasciarsi sorprendere da ciò che spesso dimentichiamo di guardare.


