Intervista ad Angelo Severini alla Negroni Week 2025 al Rome Cavalieri: sette interpretazioni del celebre cocktail italiano tra creatività e tradizione.
Nel cuore della Città Eterna, dove la tradizione incontra l’innovazione, il Rome Cavalieri A Waldorf Astoria Hotel si prepara a celebrare uno dei rituali più eleganti della mixology internazionale. La Negroni Week 2025 trasforma il raffinato Tiepolo Lounge & Terrace in un laboratorio di eccellenza, dove ogni sera dal 22 al 28 settembre si rende omaggio al cocktail che ha conquistato il mondo.
Protagonista di questa settimana straordinaria è Angelo Severini, Cocktail Curator del prestigioso hotel romano, che ha ideato sette interpretazioni del celebre drink, ognuna capace di raccontare una storia diversa attraverso equilibri di sapore, colore e aroma. Dal classico intramontabile alle contaminazioni più audaci – come lo Spicy Negroni con tequila e liquore Ancho Reyes, o il Green Negroni dalle note erbacee – Severini dimostra come la mixology contemporanea possa rispettare la tradizione innovandola con eleganza.

Tra le opere d’arte della collezione privata dell’hotel e la vista mozzafiato sulla capitale, abbiamo incontrato Angelo Severini per esplorare la sua visione del Negroni, il rapporto tra creatività e tradizione, e il futuro della mixology nel luxury hospitality internazionale.
E nell’atmosfera intima del Tiepolo Lounge, mentre il sole del pomeriggio romano illumina le terrazze panoramiche, Angelo Severini ci accoglie con la naturalezza di chi ha fatto dell’ospitalità la sua arte. Sul tavolo, alcuni ingredienti che raccontano già la storia delle sue creazioni: dal classico Campari alle spezie più esotiche. È qui che inizia il nostro viaggio nel mondo del Negroni contemporaneo.
Intervista ad Angelo Severini alla Negroni Week 2025
C’è chi considera il Negroni “il cocktail italiano per eccellenza”: è un titolo che pesa o uno stimolo a reinventarlo ogni volta?
Il Negroni è senza dubbio il cocktail italiano per eccellenza e questo rappresenta sia un titolo importante da onorare che uno stimolo costante a reinterpretarlo. Le sue varianti ci permettono di restare fedeli allo spirito originale, aggiungendo però un tocco contemporaneo. Un esempio? Basta guardare la nostra cocktail list creata appositamente per la Negroni Week.

C’è un sorso di Negroni che ricorda come il più indimenticabile?
Ricordo una serata estiva in giardino, tra amici, dove abbiamo passato ore a chiacchierare sorseggiando Negroni. L’atmosfera rilassata, il clima perfetto e la compagnia giusta hanno reso ogni sorso davvero speciale e indimenticabile.
Lei firma sette variazioni, dal Pink allo Spicy, fino al Negroni Centenario. In quale di queste creazioni sente di aver lasciato la sua firma più personale?
Scegliere tra i vari twist di Negroni può essere un po’ come scegliere un figlio preferito. Detto questo, credo che lo Spicy Negroni, con l’aggiunta di liquore Ancho Reyes, sia quello in cui ho messo maggiormente la mia firma personale: quel tocco piccante e inaspettato lo rende complesso e memorabile.

Come reagisce il palato italiano a queste contaminazioni?
Direi con una combinazione di curiosità e apertura. Noi italiani abbiamo una grande tradizione nei cocktail classici, ma allo stesso tempo sappiamo essere molto ricettivi verso l’innovazione e la sperimentazione e questo ci permette di apprezzare anche interpretazioni nuove e originali.
Lo Spicy Negroni e la firma personale di Severini
Quali sono le sfide nel bilanciare sapori così intensi come la Tequila Espolòn Blanco e il liquore Ancho Reyes nello Spicy Negroni? O i profili erbacei e vibranti del Green Negroni con Midori, Chartreuse e Biancosarti? E quale dei sette le ha dato più filo da torcere?
Non è una sfida, ma semplicemente trovare il giusto equilibrio tra i vari sapori per avere un’esplosione di gusto sorso dopo sorso. Forse direi lo Spicy Negroni per la sua complessità e la difficoltà nell’assemblare e bilanciare gli ingredienti.

Gli ospiti del Rome Cavalieri arrivano da tutto il mondo. Nota differenze culturali nell’approccio ai cocktail classici rivisitati? C’è una nazionalità particolarmente ricettiva alle sue sperimentazioni?
Sì, sicuramente. In particolare, il pubblico americano è molto ricettivo verso cocktail creativi e rivisitazioni: hanno una forte cultura del bere miscelato e sono sempre curiosi di provare qualcosa di nuovo, soprattutto se ben raccontato.
Osservando i trend del luxury hospitality mondiale, come sta evolvendo la figura del Cocktail Curator rispetto al bartender tradizionale?
Sono due figure complementari. Il Cocktail Curator si concentra sulla creazione di esperienze uniche e personalizzate, mentre il bartender è l’anima operativa, colui che esegue, interpreta e serve. Insieme, rappresentano la mente e il braccio di un’offerta di mixology di alto livello.

Nel futuro della mixology vede più contaminazioni globali o un ritorno all’essenzialità dei grandi classici?
La mixologia del futuro sembra essere un equilibrio tra innovazione e tradizione. Da una parte, vedremo sempre più innovazione globale: ingredienti esotici, fermentazioni, distillati artigianali, esperienze sensoriali. Dall’altra, assisteremo anche a un ritorno ai grandi classici, alla loro essenzialità e perfezione senza tempo.
Qual è il suo rapporto con il Negroni classico? Lo beve ancora o è ormai inevitabilmente legato alle sue reinterpretazioni creative?
Non potrei mai rinunciare a un Negroni classico. Le reinterpretazioni sono stimolanti, ma il gusto, l’equilibrio e l’eleganza dell’originale restano per me un punto di riferimento imprescindibile.
Se dovesse raccontare il Negroni a chi non l’ha mai assaggiato, quale sarebbe la sua definizione in tre parole?
Amaro, Elegante, Intramontabile.


