Performance artistica per le vie del centro storico di Monte San Savino per la maison Giovanni Raspini. I topi d’argento del brand evadono dal loro Palazzo!
Una vera iniziativa di arte contemporanea di Giovanni Raspini ha invaso tutto il centro storico di Monte San Savino in provincia di Arezzo. I Topi d’Argento di Raspini sono evasi simbolicamente dal meraviglioso Palazzo che li ospita, dando così vita a un’installazione diffusa, permanente e in continuo divenire. Un progetto artistico concettuale e sperimentale, in cui scultura, design e spazio urbano dialogano in modo davvero inedito.

Le vie e le piazze del borgo rinascimentale, la patria di Andrea Sansovino e di papa Giulio III, si trasformano così nel fantastico palcoscenico di un intervento che ha reinterpretato la tradizione in chiave ultra contemporanea. Il palazzo, un luogo vivo e super dinamico, rimane anche aperto gratuitamente tutto l’anno, ogni venerdì, sabato e domenica dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00. È gradita comunque la prenotazione al sito www.ilpalazzodeitopidargento.com.
I topi d’argento di Giovanni Raspini
Cinquanta sculture, realizzate a grandezza naturale con dettagli estremamente realistici, sono state collocate dall’artista nei punti più iconici del centro storico del borgo. Sono cinquanta i topi argentati, scolpiti a mano utilizzando l’antica tecnica della fusione a cera persa. Che divengono così protagonisti di un gesto artistico sorprendente, di stampo concettuale, che offre nuova linfa creativa al progetto stilistico del brand.

L’installazione vede dialogare materia e idea, eccellenza artigianale e azione concettuale. Un connubio che si inserisce pienamente nel solco dell’arte contemporanea e che pone in collegamento reale il Palazzo dei Topi d’Argento con la cittadina di Monte San Savino che lo ospita. Una sorta di fil-rouge artistico che si dipana ora fra le antiche pietre, nei luoghi più significativi del centro storico. Quasi una “caccia al tesoro”, che conduce alla scoperta dell’universo animalier di Giovanni Raspini.


