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4 ottobre, San Francesco diventa festa nazionale: perché e chi era il Patrono d’Italia

San Francesco riceve le stigmate sul monte della Verna, affresco attribuito a Giotto
Dal 2026 il 4 ottobre, giorno di San Francesco d’Assisi, è festa nazionale. Perché è stata istituita e la storia del Patrono d’Italia.

Il 4 ottobre 2026, giorno di San Francesco d’Assisi, ha un significato particolare. Da quest’anno la ricorrenza dedicata al Patrono d’Italia è infatti diventata festa nazionale, a seguito della legge n. 151 dell’8 ottobre 2025, entrata in vigore il 1° gennaio 2026.

La data assume un valore ancora più simbolico perché cade nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco. Il santo morì ad Assisi la sera del 3 ottobre 1226, ma la sua festa liturgica viene celebrata il giorno successivo, il 4 ottobre.

San Francesco predica agli uccelli nell’affresco di Giotto ad Assisi
Predica agli uccelli, Giotto, 1295-1299 circa. Basilica Superiore di San Francesco, Assisi

La nuova festa nazionale vuole riportare al centro una figura che appartiene alla storia religiosa italiana, ma che da secoli parla anche oltre i confini della fede. Povertà, fraternità, pace, rispetto per il creato e attenzione verso gli ultimi sono alcuni dei valori ai quali il nome di Francesco continua a essere associato.

Perché il 4 ottobre San Francesco è festa nazionale

Il Parlamento ha istituito la festa nazionale di San Francesco d’Assisi con la legge 8 ottobre 2025, n. 151, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 10 ottobre dello stesso anno. La norma è entrata in vigore il 1° gennaio 2026: quello di quest’anno è quindi il primo 4 ottobre interessato dalla nuova legge.

Francesco non è stato scelto casualmente. È uno dei Patroni d’Italia, insieme a Santa Caterina da Siena. A proclamarli Patroni Primari d’Italia fu Papa Pio XII nel 1939.

San Francesco davanti al Sultano nell’affresco attribuito a Giotto ad Assisi
San Francesco davanti al Sultano (Prova del fuoco), Giotto, 1295-1299 circa. Basilica Superiore di San Francesco, Assisi

Il 2026, inoltre, segna esattamente otto secoli dalla sua morte. Una coincidenza che rende la prima celebrazione nazionale particolarmente significativa.

Chi era San Francesco d’Assisi

Prima di diventare il santo della povertà, Francesco aveva conosciuto una vita molto diversa. Nacque ad Assisi intorno al 1182, figlio del ricco mercante di stoffe Pietro di Bernardone. Il suo nome di battesimo sarebbe stato Giovanni, cambiato poi dal padre in Francesco.

Da giovane amava la vita brillante e sognava la carriera militare. Partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia, venne fatto prigioniero e trascorse un periodo in carcere. Dopo la liberazione si ammalò gravemente e tentò ancora una volta la strada delle armi, prima di abbandonarla definitivamente.

San Francesco d’Assisi, la cui festa si celebra il 4 ottobre,  raffigurato da Cimabue
Dal 4 ottobre 2026 San Francesco è Festa Nazionale (Cimabue, Museo della Porziuncola, Assisi)

La trasformazione avvenne poco alla volta. Francesco cominciò ad avvicinarsi ai poveri e ai malati, in particolare ai lebbrosi, che all’epoca vivevano ai margini della società. Rinunciò quindi alla ricchezza della famiglia e scelse una vita fondata sulla povertà e sulla predicazione del Vangelo.

Attorno a lui si raccolsero presto altri giovani. Da quella prima comunità sarebbe nato l’Ordine dei Frati Minori; alla sua esperienza spirituale sono legati anche l’ordine delle Clarisse e il Terz’Ordine francescano.

Il presepe di Greccio e il Cantico delle Creature

Alcuni episodi della sua vita sono entrati nell’immaginario collettivo anche al di fuori della tradizione religiosa. Nel 1223 a Greccio, nel Lazio, Francesco volle ricreare la scena della nascita di Gesù. Quell’esperienza viene considerata all’origine della tradizione del presepe vivente.

Due anni più tardi compose il Cantico delle Creature, conosciuto anche come Cantico di Frate Sole. Scritto in volgare umbro, è uno dei testi più antichi e importanti della letteratura italiana. Francesco celebra Dio attraverso il sole, la luna, le stelle, l’acqua, il fuoco e la terra, guardando alla natura come a una comunità di creature legate fra loro.

È anche da queste parole che nasce l’immagine, oggi universalmente riconosciuta, di Francesco come santo particolarmente vicino alla natura e agli animali.

Gli ultimi anni e la morte ad Assisi

Negli ultimi anni della sua vita Francesco era molto provato fisicamente. Nel 1224, sul monte della Verna, secondo la tradizione ricevette le stigmate. Soffriva inoltre di una grave malattia agli occhi che lo rese quasi cieco.

Sentendo avvicinarsi la morte, volle tornare alla Porziuncola, il luogo vicino ad Assisi dove aveva vissuto alcuni dei momenti più importanti della sua esperienza religiosa. Morì la sera del 3 ottobre 1226, circondato dai suoi frati. Aveva circa 44 anni. Meno di due anni dopo, il 16 luglio 1228, fu proclamato santo.

A ottocento anni di distanza, il suo nome continua a parlare anche a chi non appartiene alla tradizione cattolica. Francesco d’Assisi è rimasto nell’immaginario italiano come una figura legata alla pace, alla semplicità, alla fraternità e al rapporto dell’uomo con la natura. Valori che spiegano perché, proprio nell’anno dell’ottavo centenario della sua morte, il 4 ottobre acquisti una nuova dimensione nazionale.

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