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Paola Lavini, candidata al Globo d’Oro per il film su Ligabue: «Con “Volevo Nascondermi” ho scoperto la mia femminilità e una nuova Paola»

paola latini
Dopo aver recitato in moltissimi film e fiction televisive ed aver attraversato tutti i generi, dalla commedia al cinema d’autore, Paola Lavini è stata scelta da Giorgio Diritti per il ruolo della “Pina” in Volevo Nascondermi,  il film sulla vita di Antonio Ligabue. Questa interpretazione di un’attrice bellissima e sensuale che si accosta all’artista geniale ma dal fisico deforme è valsa a Paola la candidatura al Globo d’Oro come migliore attrice protagonista.

Paola Lavini è un’artista a tutto tondo: attrice, cantante e performer di musical. È difficile riassumere tutti i ruoli che ha interpretato nella sua carriera. Ha iniziato in teatro, con la Compagnia della Rancia. Il primo ruolo al cinema è nel film Balletto di guerra di Mario Rellini. Fin da subito ha collaborato con i più importanti registi italiani, da Pupi Avati a Marco Bellocchio, da Marco Tullio Giordana ad Alice Rohrwacher.

L’abbiamo vista anche anche in molte commedie, ultima in ordine cronologico Cetto c’è, senzadubbiamente di Antonio Albanese. È stata protagonista di numerosi musical e fiction TV, tra le quali Gente di mare, La squadra, Non uccidere e la serie pluripremiata di Niccolò Ammanniti Il miracolo.

paola Lavini
Photo Credits: Alessandro Bachiorri©

Paola si definisce “una secchiona”: una che si è sempre impegnata al massimo, sia a scuola che nella professione. Parla e recita in inglese, francese, tedesco e spagnolo, ed ha iniziato a studiare arabo. È abilissima anche a recitare in qualsiasi dialetto. Frutto del suo grande talento, ma anche di un’enorme dedizione allo studio, fin da quando era bambina.

E di questo, oggi, Paola ringrazia i suoi ex compagni di scuola che da piccola l’hanno fatta sentire un po’ come il brutto anatroccolo. Oggi si chiamerebbe body shaming, fatto sta che alle elementari e alle medie Paola veniva presa in giro e chiamata “maschiaccio”, per via dei capelli, che la mamma le tagliava corti, e del fisico minuto e magrolino.

Crescendo Paola Lavini è sbocciata, e oggi – a tratti – è consapevole della sua bellezza. L’insicurezza le è rimasta dentro, ma qualche volta adesso, guardandosi allo specchio, si definisce sorridendo “una gran gnocca”. Proprio in Volevo Nascondermi ha avuto per la prima volta l’opportunità di mostrare questa “nuova Paola”. Dopo essersi imbruttita in quasi tutti i film che ha interpretato, Giorgio Diritti l’ha voluta per un ruolo dove, oltre all’immenso talento, si mostra anche in tutta la sua femminilità e sensualità.

paola Lavini
Paola Lavini in “Volevo Nascondermi”

Paola, ci racconti i tuoi inizi?

Ho esordito come tutte le grandi star americane: in parrocchia (ride, ndr). La mia era una parrocchia molto rock, quella di Maranello. Facevamo spettacoli di ogni tipo, dalla recitazione al canto. A Modena, dove sono cresciuta anche se ho origini calabresi, ho fatto tutti i corsi di recitazione. Ho iniziato anche per vincere la timidezza che mi attanagliava, da adolescente. Parallelamente prendevo lezioni di canto. Dopo l’Università ho deciso di andare in Calabria, un po’ allo sbaraglio e con i miei che mi osteggiavano completamente. Avrebbero preferito che mi fossi trovata un lavoro “normale” con la mia laurea in Lingue. Ho studiato all’Accademia d’Arte Drammatica della Calabria, che all’epoca era diretta da Giorgio Albertazzi. Uno degli insegnanti un giorno mi sentì cantare, e quello fu l’unico anno accademico che si concluse con un saggio de L’Opera da Tre Soldi di Brecht, dove io cantavo e recitavo, invece che con un classico di Euripide o di Seneca. Da lì ho deciso che avrei sempre cercato di portare avanti sia il canto che la recitazione. Per questo poi ho frequentato a Bologna la Scuola Americana di Musical BSMT. 

Dopo tanti lavori importanti, sei arrivata nel cast di Volevo nascondermi, il film su Antonio Ligabue, Orso d’Argento alla 70esima Berlinale. Che ruolo interpreti?

In Volevo nascondermi sono la Pina, una donna emiliana doc, molto bella. Nel corso della sua vita, quando aveva raggiunto fama e successo, Ligabue prese parte ad un documentario autobiografico. La Pina è l’attrice che recita con lui in questo documentario. Tra i due nasce un rapporto, che però non si trasforma in una relazione. Ligabue ha sempre inseguito l’amore, chiedeva alle donne «dam un bes», ma ne era anche intimorito. Era conscio dei suoi limiti, sapeva di non essere affatto bello né attraente, il suo aspetto fisico certamente non lo aiutava. La Pina lo avvicina per opportunismo, attratta dalla sua fama e dalla sua ricchezza. Ligabue la porta in giro sulla macchina con l’autista, la mostra un po’ come un trofeo. Tra i due si crea un rapporto molto sottile, fatto di poche parole, che però non sfocia in null’altro.

paola Lavini
Paola Lavini ed Elio Germano in una scena di “Volevo Nascondermi”

 

Che ricordi hai del periodo trascorso sul set accanto a Elio Germano e Giorgio Diritti?

Con Diritti avevo già fatto un provino una decina d’anni fa per L’Uomo che verrà, ma non fui presa. Ci conoscevamo già, è un regista del quale ho sempre amato molto la poetica, e anche il suo essere un po’ fuori dal giro romano. Abbiamo mantenuto un dialogo negli anni, e ci siamo ritrovati in questo film. È uno dei primi registi a scoprire una mia bellezza diversa, perchè in tutti i film che ho interpretato fino ad oggi mi sono imbruttita, sono invecchiata. Invece in Volevo Nascondermi interpreto una donna bella, anche provocante. Un ruolo totalmente nuovo per me. Elio Germano è un uomo straordinario, gli ho detto che amerei essere il suo alter ego al femminile. Recitare con Elio è stimolante, è un bravissimo attore: lavora sul dialetto, sulla postura, ammiro il suo approccio verso i personaggi che interpreta. Anche nella vita è una persona straordinaria, sfacciatamente vera. Sul set né Diritti né Germano parlavano molto. Abbiamo girato in estate, faceva caldissimo, specialmente Elio con il trucco e i vestiti pesanti soffriva parecchio. Tuttavia con entrambi ho un rapporto molto delicato, vero. Li trovo due persone di poche parole, ma di molta sostanza. 

Questa interpretazione ti è valsa la candidatura al Globo d’oro come migliore attrice. Te lo aspettavi?

Assolutamente no, per niente! Quando l’ho saputo ne sono stata molto onorata. Nel film non sono la protagonista assoluta, la storia è incentrata su Ligabue, la Pina non è in tutte le scene. Quindi a maggior ragione credo sia un riconoscimento fantastico. Evidentemente la Stampa Estera è stata molto attenta a tutte le interpretazioni. È vero il detto: «Non esistono piccole parti, ma piccoli attori». La nomination come miglior attrice era proprio inaspettata, e mi ha fatto un piacere enorme.

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Photo Credits: Alessandro Bachiorri©

Quest’estate sarai in tournée con il Maestro Vince Tempera con il recital Cento anni di magica amicizia, Fellini e Sordi,1920 – 2020 che ripercorre le colonne sonore dei più importanti film di Fellini e Sordi. Qual è secondo te l’eredità che questi due artisti hanno lasciato al cinema e alla cultura italiana?

Fellini è sempre stato molto coraggioso. Ha avuto il coraggio di osare, andando contro anche ai produttori perché i suoi film avevano dei budget altissimi. Il coraggio di sognare, e di portare i suoi sogni sulla pellicola ricreando quelle atmosfere circensi che amo moltissimo. E poi, le donne di Fellini non erano solo belle, ma vere nella loro fisicità, dalla Gradisca di Amarcord a Saraghina di 8 e mezzo. Fellini e Sordi erano amici, hanno condiviso la povertà, le difficoltà degli esordi, si sostenevano a vicenda. Alberto Sordi ci lascia la sua grandezza di interprete: come alla Magnani, a lui bastava la faccia per comunicare. Era una maschera, con un talento smisurato e la capacità di passare dalla commedia ai film drammatici. 

Sarai anche a Reggio Emilia come guest di The Soul of the Tower, una serata di letture e canti sui quattro elementi. Qual è il tuo rapporto con la natura?

Sono come Antonio Ligabue: sono cresciuta in campagna, fino a 9 anni vivevo circondata da mucche e conigli perché mio nonno aveva un’azienda agricola. Anche oggi ho un legame viscerale con la natura, soprattutto con quella selvaggia, incontaminata. Quando ho bisogno di ricaricarmi cerco rifugio sotto agli alberi.

Sei un’attrice che non ha problemi a passare da un registro all’altro: alterni ruoli brillanti a ruoli drammatici. Prima di Volevo Nascondermi hai girato Cetto c’è, senzadubbiamente, di Antonio Albanese. Qual è il segreto di  questa tua versatilità?

Potrà sembrare un’affermazione banale o retorica, ma credo che più cose un attore sappia fare e meglio è. Le corde comiche secondo me sono molto legate a quelle drammatiche. Spesso sono stata prestata al cinema d’autore, da Pupi Avati alla Rohrwacher, recitando anche in altri dialetti. Ma nella vita sono una persona godereccia, gaudente, e mi piace esprimere questa mia vena nei film brillanti. Mi viene naturale. Il segreto è lasciarsi andare a più cose, e non porsi alcun limite. Il saper recitare in tutti i dialetti poi mi aiuta molto, anche nelle commedie.

paola Lavini
Photo Credits: Alessandro Bachiorri©

E dove hai imparato a parlarli? Le lingue si studiano all’università, ma i dialetti?

Diciamo che è nato tutto da una necessità: serviva un’attrice che parlasse con accento romeno per una commedia di Oldoini, I mostri oggi. Così mi sono messa a studiare l’accento delle ragazze dell’Est, che ti posso ripetere anche oggi (e inizia a parlare con accento romeno, ndr). Ho un talento di base, un orecchio musicale. Studio i dialetti e mi rimangono dentro, come le lingue. Li memorizzo molto facilmente, forse perchè cantando ho l’orecchio già allenato ad imitare i suoni.

Sbirciando sul tuo Instagram ho visto che hai mille interessi, oltre al canto e alla recitazione: disegni, dipingi, cucini. Sono tutti modi per sfogare la tua creatività?

Ho sempre pensato di non saper cucinare, invece durante il lockdown ho scoperto di avere un certo talento. Anche la cucina è una forma d’arte: è appagante partire dagli ingredienti e riuscire a trasformarli in un piatto. La pittura l’avevo abbandonata anni fa, poi l’incontro con Ligabue mi ha stimolata a tornare di nuovo a creare. Anzi, se prima mi limitavo a copiare i quadri degli impressionisti, che è lo stile che amo di più in assoluto, ora riesco a dare sfogo al mio estro e a dipingere cose originali.

Paola Lavini
Paola Lavini sul red carpe della Berlinale 2020 (Instagram: @paolalaviniofficial)

Pochi giorni fa hai pubblicato una foto dei tuoi esordi, commentando che ti dicevano che eri “bruttina”. Ti va di parlarne? 

Molto volentieri. Da piccola ho avuto questo tormento che ancora oggi faccio fatica a superare. Avevo i capelli ricci, e mamma per fare prima me li tagliava alla maschietta. In più ero molto magra, non avevo forme femminili. Ricordo che tra la quarta e la quinta elementare, quando la mia famiglia cambiò paese e mi ritrovai in una scuola diversa, venivo bersagliata dai nuovi compagni di classe. I bambini possono essere tremendi. Mi dicevano che ero un maschio. Da lì si è scatenato in me un senso di rivalsa.

Mi sono detta: «Non sono bella, allora sarà brava». Infatti studiavo come una matta e avevo voti altissimi. Però dentro di me soffrivo, e questa sofferenza me la porto ancora dietro. Ancora oggi, quando riguardo quelle foto, mi vedo brutta, perché questa convinzione si è radicata in me. Anche i commenti delle compagne e delle amiche mi mettevano in crisi. Criticavano il mio aspetto, le mie gambe, mettevano in dubbio il fatto che potessi avere fidanzati belli, che potessi essere corteggiata. Tutt’ora non riesco a vedermi come una bella donna, anche se gli altri me lo dicono. È un trauma che mi porto dentro, dall’infanzia non si guarisce.

Anche se crescendo la mia femminilità è sbocciata, faccio ancora fatica a vedermi bella guardandomi allo specchio. Mi vedo sempre più selvaggia che glamour, e questo da un lato è il mio punto di forza. Dall’altro ho sempre bisogno di darmi delle conferme. Sul set  non ho problemi a mostrare il mio corpo, nella vita invece ancora faccio i conti con lo specchio, non mi alzo con l’idea di essere una bella donna. Per questo dico che i genitori, gli adulti, i compagni di classe, devono stare molto attenti a quello che dicono ai bambini.

Prima della pandemia hai girato in Tunisia L’isola del Perdono di Ridha Behi, con Claudia Cardinale, The Big Other di Jan  Schomburg e Anima bella, di Dario Albertini. Quando usciranno questi film?

Purtroppo non si sa ancora nulla, per via del Covid la distribuzione dei film è ancora bloccata. Speriamo di vederli presto tutti e tre nelle sale cinematografiche. 

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