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Il bikini compie 74 anni: la storia di un capo che ha rivoluzionato costumi e società

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Il bikini è, insieme alla minigonna, il capo d’abbigliamento più rivoluzionario del ventesimo secolo. Deve il suo nome ad un atollo nelle Isole Marshall dove gli Stati Uniti conducevano esperimenti nucleari: il suo inventore, Louis Réard, aveva intuito il potenziale “esplosivo” della sua creazione. Presentò il primo modello il 5 luglio del 1946.

Il bikini era già utilizzato dalle donne dell’antica Roma, non per prendere il sole o fare il bagno, ma per dedicarsi all’attività fisica. Lo testimoniano numerosi affreschi e mosaici. Uno dei più famosi è quello nella Villa romana a Piazza Armerina (Enna), che risale al IV secolo dopo Cristo. Gli affreschi nella  “Sala delle dieci ragazze” raffigurano alcune donne impegnate in esercizi ginnici, tutte rigorosamente in bikini.

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I mosaici della Villa romana di Piazza Armerina (EN)

Fino al Dopoguerra si andava in spiaggia vestiti

Nei secoli successivi, e fino a inizio Novecento, uomini e donne andavano in spiaggia completamente vestiti. I modelli femminili erano dei veri e propri abiti balneari, corredati da accessori come scarpette e visiere, anche perché  l’abbronzatura era considerata volgare. Apparteneva ai contadini che lavoravano al sole, mentre la nobiltà mostrava una pelle diafana. 

Le cose iniziarono a cambiare con il diffondersi del culto della villeggiatura estiva, a partire dai primi anni del Novecento. Le prime personalità a mostrarsi in spiaggia – rigorosamente vestite – furono la Regina Margherita e la famiglia Agnelli.

Dagli anni Venti in poi iniziò a prendere piede l’abitudine di andare in spiaggia: dopo il Lido di Venezia, che fu una delle prime e delle più elegante stazioni balneari europee, gli italiani che potevano permettersi una vacanza iniziarono a frequentare le spiagge della Versilia, della Liguria, della Costiera Amalfitana, della Romagna e del litorale laziale. Fino alla fine della seconda guerra mondiale, il costume era intero e molto castigato.

Precisamente un anno dopo la fine del conflitto, il sarto francese Louis Réard sgancia la sua bomba: disegna il primo bikini della storia, e lo chiama con il nome dell’atollo dove gli Stati Uniti conducevano esperimenti nucleari, avendo sicuramente intuito l’impatto dirompente che quel micro indumento avrebbe avuto sulla società dell’epoca, sul comune senso del pudore, che in effetti nell’arco di pochi decenni contribuì a mutare radicalmente.

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Brigitte Bardot in bikini nel 1953 – Photo Credits:  ©Patrick Morin/Rue des Archives

La prima a indossarlo fu una spogliarellista, Brigitte Bardot ne fece una moda

Réard ebbe difficoltà a trovare una modella che osasse indossare un indumento così “scandaloso”: l’unica che accettò fu Micheline Bernardini, spogliarellista al Casino de Paris, che non aveva problemi a mostrarsi quasi nuda. Louis Réard presentò il primo modello di bikini il 5 luglio 1946.

Ci vollero parecchi anni prima che l’opinione pubblica accettasse il bikini. Il Vaticano lo dichiarò “peccaminoso”. Negli anni Cinquanta era vietato in Spagna, Portogallo, Italia, Belgio, Stati Uniti e Australia.

In Francia, invece, Brigitte Bardot sfoggiava il bikini sulle spiagge di Cannes già nel 1953, e rese popolare il costume in Costa Azzurra. Nel 1956 poi B.B. indossò il bikini sul set del film E Dio creò la Donna, e fece esplodere la moda tra le star del cinema.

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Marisa Allasio e Renato Salvatori in Poveri ma belli (1956)

Marisa Allasio mostrò il suo fisico da maggiorata in un bikini che lasciava poco all’immaginazione nel film Poveri ma belli di Dino Risi, del 1956. Nel 1962 Ursula Andress, la Bond Girl Honey Ryder, ne sfoggiò uno in 007 – Licenza di uccidere che divenne un’icona della moda. Da quegli anni in poi, grazie al cinema e alle riviste che cominciarono a pubblicare foto di famose attrici in bikini, il costume divenne popolare e cominciò a diffondersi in tutti i paesi occidentali.

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Ursula Andress in 007 – Licenza di uccidere (1962)

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