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Sanremo 70, la terza serata del Festival della canzone italiana

Il racconto della terza serata del Festival di Sanremo: assente Fiorello, c’è il premio Oscar Roberto Benigni, che dedica il Festival a Federico Fellini e Alberto Sordi e legge il Cantico dei Cantici. Bravissima Alketa Vejsiu, la co-conduttrice albanese. Sul palco anche Georgina Rodriguez, modella argentina fidanzata di Cristiano Ronaldo. Super ospite della serata Mika, e a sorpresa “Una, nessuna, centomila”, l’iniziativa di sette cantanti italiane contro i femminicidi.

di Stefano Miliani per ilgiornaledellospettacolo

La terza serata del Festival di Sanremo ha avuto le sue sorprese non annunciate e il tema che più ricorre è la violenza alle donne. Innanzi tutto sette cantanti, Fiorella Mannoia, Elisa, Giorgia,  Emma, Gianna Nannini, Alessandra Amoroso, Laura Pausini, presentano il loro concerto-iniziativa “Una nessuna centomila” per settembre al quale invitano anche gli uomini. 

Dal canto suo  Roberto Benigni, dopo un ingresso in teatro con banda, all’Ariston interpreta il Cantico dei Cantici della Bibbia in chiave erotica come inno all’amore fisico, al desiderio, al sesso. L’attore non è nuovo ad affrontare testi religiosi e qui l’essere così esplicito avrà turbato qualcuno. “Forse l’ha scritto una donna”. Recita una versione “che non troverete nella Bibbia”: l’attore appoggia chi smonta interpretazioni ufficiali della Chiesa (e tra i consulenti ha avuto monsignor Ravasi, lo dice lui). Nell’introduzione non si lascia scappare qualche frecciatina a Salvini: “Al festival da quest’anno si può votare per citofono, venite qui e dite di aver sentito che qualcuno canta”. E ad Amadeus: “Hai pieni poteri”. Sui social incontra reazioni contrastanti. Va registrato che Benigni nella sua Divina Commedia raggiungeva maggior pathos, modulava più sfumature. 

Nella serata delle cover dei 24 big la graduatoria l’ha stabilita con voto l’Orchestra sanremese:

 La classifica dei musicisti prima Tosca, ultimi Morgan e Bugo.

Amadeus ha impaginato più sorprese, si diceva. 

Efficace l’ingresso – non annunciato in scaletta – delle sette cantanti introdotte da un’immagine di sette microfoni color rosso sangue per annunciare il concerto “Una nessuna centomila“. Tra i big Piero Pelù a fine esibizione (ottima, di Cuore matto) ha esclamato di vergognarsi come uomo per ogni femminicidio. Il tema ricorre. 

Altra mossa a sorpresa: Cristiano Ronaldo in platea. Con la sua compagna Georgina co-conduttrice il campione sarà forse stato una clausola dell’ingaggio. 

Bravissima e con la parlantina a raffica Alketa Vejsiu, la co-conduttrice albanese. La quale ha concluso la serata, alle due di notte, con un discorso su albanesi, Italia e integrazione partendo dagli anni della dittatura nel suo Paese fino a Ermal Meta vincitore nel 2018. Perfettamente a suo agio nel reggere la scena. 

In avvio Amadeus ha ricordato le vittime dell’incidente ferroviario. Riuscito show di Mika come super ospite con omaggio a De André. Tra le 24 canzoni storiche sanremesi scelte dai 24 big prevale la gran tristezza tra amori disperati, finiti, oppure situazioni drammatiche. Poche le eccezioni, sarà segno dei tempi. 

Infine una nota di demerito: finire alle 2 di notte è troppo tardi. Non è neppure la finale. 

La cronaca della serata dalla fine all’inizio

Alketa Vejsiu canta con Bobby Solo in “Una lacrima sul viso”. Ha agganciato la canzone in modo molto fluido al testo. E dimostra di saper cantare: è anche una cantante. 

Alketa Vejsiu ha un minuto e parla lei. Dimostra personalità. 

La co-conduttrice ringrazia l’Italia perché, dice, ci avete accolto, noi albanesi. C’era un tempo – ricorda – in cui guardare Celentano voleva dire rischiare la galera, in Albania, e anche essere biondi significava essere guardati con sospetto. Qui è un simbolo di integrazione, Ermal Meta, quel ragazzo è un grande della musica italiana e con la sua vittoria nel 2018 ha risollevato lo spirito degli albanesi. Ai Mondiali di calcio il gol degli azzurri per noi albanesi è il nostro gol. La musica non costruisce muri, non ha bisogno di passaporti e bandiere. Ricorda la tragedia di Otranto (la nave speronata e affondata piena di albanesi) e chiosa: Grazie Italia. 

Sanremo

Francesco Gabbani da solo interpreta L’italiano (Toto Cutugno, 1983): il trucco qui è la tuta da astronauta e la bandiera italiana, vuole vincere puntando sulla nostalgia. Agli applausi e al “francesco” risponde con un “Viva l’Italia”. Era l’ultimo dei 24 e sono quasi le 2 di notte.  

Sanremo

Elettra Lamborghini con Myss Keta, in Non succederà più (Claudia Mori, ospite a Sanremo 1982, non in gara a differenza di tutti gli altri brani). La malizia è nel bacio sfiorato tra le due cantanti. Elettra ha poca voce. 

Paolo Jannacci con Francesco Mandelli e Daniele Moretto in Se me lo dicevi prima del padre Enzo (1989). Su un uomo che ha bisogno di aiuto. Paolo qui ricorda davvero il padre. 

Piero Pelù da solo in Cuore matto (Little Tony e Mario Zelinotti, 1967) fa sperare bene: una canzone rock. “Mi vergogno di essere un uomo ogni volta che c’è un femminicidio”. Corona così la sua esibizione piuttosto travolgente, con inserto video in ricordo di Little Tony mentre canta “cuore matto”. La miglior versione della serata. 

Irene Grandi con Bobo Rondelli in La musica è finita (Ornella Vanoni – che guarda caso ha fatto coppia stasera con Alberto Urso – e Mario Guarnera, 1967). Lei si guadagna un sonoro “brava” dalla platea. Buona versione. 

Bugo e Morgan in Canzone per te (Sergio Endrigo e Roberto Carlos, 1968): il guaio sono le voci, proprio non ci siamo. 

Achille Lauro con Annalisa in Gli uomini non cambiano, canzone dolente di Mia Martini del 1992. Il “big” sfoggia un look alla Bowie anni 70. Non malvagia, come versione, ma restituiva solo in parte tutto il dolore che trasmetteva Mia.

Sanremo

Alle una passate ancora mancano sette big. No comment. 

Rita Pavone con Amedeo Minghi in 1950 del cantante stesso (1983). Una canzone storica (altro che il “trottolino amoroso”). Manca un po’ di fiato, lettura dignitosa. 

Tosca con Silvia Perez Cruz affrontano un pezzo stupendo , Piazza Grande di Lucio Dalla e Ron del 1972. Versione con chitarra e violoncello spagnoleggiante, bene l’originalità e non imitare Dalla, tuttavia non decolla e il coretto ‘da ri da’ o simile potevano risparmiarcelo.  

Diodato con Nina Zilli fanno 24mila baci di Adriano Celentano e Little Tony, (1961). Perché Diodato ci infila dei falsetti? A che pro? Buona l’idea di un mini-balletto. C’era da aspettarsi di più.  

Le Vibrazioni con i Canova in Un’emozione da poco, brano scritto da Ivano Fossati per Anna Oxa nel 1978. La Ox punk e albanese, rimarca Alketa rallegrandosi nel presentarla. La loro versione: retorica, tronfia. 

Tiziano Ferro protesta per gli orari

Tiziano Ferro, ospite, in “In mezzo a questo inverno”. A mezzanotte e 24: su Instagram si è arrabbiato per finire tardi in scaletta come ieri. Cui segue un pezzo che, dice, esegue per la prima volta in pubblico: “Amici per errore”. Quindi: se un artista di fama può portare un inedito all’Ariston senza essere in competizione, ad altri cosiddetti big in futuro non conviene seguire l’esempio ed evitare il possibile smacco di un esito poco lusinghiero nella classifica finale?

Tocca a Giordana Angi con il Solis String Quartet nella Nevicata del ‘56 (Mia Martini, 1990). Versione piatta. 

Mika, una lezione di umiltà e fa De André: “ho preso un sacco di lezioni non solo sulla lingua ma anche per capire l’Italia, ma più la conosci meno la capisci. Però ho capito con le vostre canzoni. Dalla, Battiato, e De André che mi ha fatto capire anche qualcosa di me. Così per rendere omaggio qui alla canzone italiana mi sono spaventato”. Poi: “non devo spaventarmi, c’è il mio amico De André che ha scritto quello che penso dell’amore: comincia e finisce. Possiamo perdonare l’amore anche quando se ne va. Fa “Amore che viene, amore che va”. Poi non giochiamoci intorno: con De André il brano aveva molte sfumature in più. 

Mika impianta un vero show. Coro gospel tutto in rosso che balla, lui canta in maniera impeccabile e balla, va sui registri acuti con un’agilità stupefacente. Ha  capacità sorprendenti. 

Georgina Rodriguez con ballerino in un tango alla “Roxanne” dei Police nella versione rauca dal film “Moulin Rouge” con Ewan McGregor e Nicole Kidman. I conoscitori non avranno apprezzato come balla il tango. Lei lo sigilla con fiori e bacetto a Ronaldo in platea.

Sanremo

Enrico Nigiotti canta insieme a Simone Cristicchi, l’autore stesso, “Ti regalerò una rosa”. La storia di una malattia mentale vissuta dal di dentro. Una della canzoni più toccanti che abbiano vinto Sanremo, era il 2007. Li hanno introdotti Gaia Girace e Margherita Mazzucco, le interpreti di Lila e Lenù nella “Amica geniale 2 – storia del nuovo cognome”, lancio di Rai1 per la sua fiction da lunedì 10 in onda. 

Dopo Benigni riprendono le cover. I Pinguini Tattici Nucleari in abbigliamento ognuno di un colore diverso compongono un bel medley. Da Nilla Pizzi ad Achille Lauro passando per Caterina Caselli e Max Gazzé, rendono tutto personale. Bravi.  

Benigni interpreta il “Cantico dei Cantici”. Una lettura che esalta il corpo, il sesso, le immagini erotiche. Canta la donna: le viscere “dentro di me”, ventre, bocca, testicoli come “rose stillanti mirra”, il sesso è “un astuccio d’oro”, “amplesso”, “dolcezza da succhiare”. Una lettura di altissima sensualità. Non raggiunge però il livello né il pathos della “sua” Divina commedia.  

Benigni parla del Cantico dei Cantici: è l’inno dell’amore e del desiderio

Benigni: il Cantico dei cantici rappresenta tutte le coppie, uomo e donna, donna e donna, uomo e uomo. L’attore dice di essersi fatto aiutare da esperti autorevoli tra cui cita monsignor Ravasi. “Il mistero si dissolve. Vi faccio una versione che non troverete nella Bibbia, è il testo primitivo. Lei fa un sogno erotico. Parla del frutto di lei nella bocca di lei, usa il verbo ‘penetra’, è esplicito. Ogni parola è un diamante, chi lo ha scritto, lei o lui, è un orafo della parola”. 

Sanremo

“Nel Cantico c’è sesso, si è voluto nascondere il messaggio”

“Un rabbino – dice l’attore – disse che tutta la storia del mondo non vale il giorno in cui ci è stato donato il Cantico dei Cantici. È come se uno avesse sentito una canzone troppo bella da mettere nel Vangelo. La sua presenza nella Bibbia è strana, ci sono corpi frementi, erotismo, baci, cose molto forti quindi deve esserci stato un momento di distrazione. Imbarazza tanti, per tenerlo nella Bibbia si sono inventate cose come se l’autore fosse Salomone o interpretazoini allegoriche per tenere nascosto che l’amore fisico”. 

L’attore prende un passaggio: “Lui dorme tutta la notte tra i seni di lei e la scuola allegorica dice: sono simboli, non hanno fatto all’amore, lui è Dio lei la Chiesa i seni sono le cupole della chiesa. Poi si è voluto nascondere il messaggio d’amore. Ed è un poema dediato alla femminilità, l’amore è visto dal punto di vista femminile, è protagonista”.

Ancora Robertaccio: “Molti autorevoli commentatori pensano che l’autrice sia una donna che 2400 anni fa ha scritto una cosa scandalosa. Una donna potrebbe aver scritto il libro più santo e voluttuoso della Bibbia: è un canto erotico santissimo. Dopo tanti anni di buio dove l’amore era considerato pecato scoprire che la Bibbia benedisce l’amore del sesso, la Bibbia è piena di sciagure e violenza e al cantico la violenza scompare. Nel Cantico ci sono cose che fanno più ppaura degli assassini, c’è l’erotismo è unlibro pieno d’amore, è il tema di Sanremo, è l’infinito alla portata di ognuo di noi. Non esiste vita che almeno per un momento non sia stata immortale, almeno ognuno di noi è stato immortale, noi che abbiamo avuto in sorte questo scherzo di essere al mondo”. 

Benigni: A Sanremo vi può votare per citofono

Benigni: mandai il mio Inno del corpo sciolto e la canzone non fu accettata. Ricorda di aver visto tutti i festival. Da Gino Paoli a Bobby Solo con le sorelle innamorate. Ricorda le grandi cantanti. E Rosanna Sannia che aveva sette fratelli: lei era conturbante ma con sette fratelli dovevi fare un passo indietro. 

Benigni: si può votare adesso anche per citofono, venite qui e dite chi hanno detto che qualcuno qui canta. E ad Amadeus: ti hanno dato pieni poteri. Le allusioni a Salvini già iniziano. 

Benigni dedica il festival a Fellini e Alberto Sordi

Benigni: è la serata delle cover, a Baudo toccai i soliti ignoti, sarebbe bello rifare i grandi successi. Presentai il Festival di Sanremo nell’80, era il 30esimo, ora il 70esimo, abbiamo raggiunto quota 100. 

Roberto arriva al teatro Ariston accompagnato dalla banda sul tappeto rosso 

Primo degli ospiti, lo scozzese Lewis Capaldi: tonalità abbastanza intimiste. Sembra un po’ sul filone di Paolo Nutini, scozzese pure lui. Canzoni composte con personalità.  La sua squadra? Il Celtic Glasgow.

Rancore con Dardust al piano e La rappresentante di lista fanno Luce (tramonti a nord est) di Elisa (2001). Versione decorosa di uno dei pezzi più riusciti della canzone italiana. Difficile eguagliare Elisa. 

Elodie con Aeham Ahmad al pianoforte coglie in Adesso tu di Eros Ramazzotti (1986) i risvolti più affettuosi e malinconici. Quasi meglio dell’originale.

Alketa Vejsiu, la co-conduttrice albanese: “Amo tutta l’Italia, hai fatto qualcosa che nessuno ha fatto in 70 anni per le donne. L’Italia è un esempio unico di integrazione”. Parla l’italiano a raffica. Rivela che il suo paese dopo 58 anni di un festival analogo ha affidato la direzione artistica a una donna: a lei. Dice a tutti gli albanesi invia un saluto in albanese. Presentatrice professionalissima. Addirittura risale le temute scale per dire che lì è arrivata al punto più alto della sua felicità professionale. “Tu ami le donne”. “Sì, amo tutte le persone”, risponde il conduttore.  

Alberto Urso con Ornella Vanoni rivisitano La voce del silenzio cantata da Tony Del Monaco e Dionne Warwick nel 1968. Urso, voce tenorile ma pop, punta sempre troppo sui toni enfatici, anche quando l’enfasi non serve. Più meditativa, e profonda, la rilettura della Vanoni. Gli applausi sono per la cantante: “la canzone finì 14esima, è bizzarro”, appunta lei. 

Levante con Francesca Michielin e Maria Antonietta affronta Si può dare di più, clamoroso successo di Umberto Tozzi, Enrico Ruggeri, Gianni Morandi di Sanremo 1987. La eseguono piuttosto bene, con un discreto piglio. Con meno rabbia dei tre originali, perà ben armonizzate. 

Sketch con Georgina che dà ad Amadeus interista un gagliardetto. Sembra dell’Inter, è della Juventus, allora il conduttore va a consegnarlo a Cristiano Rinaldo. Il quale ricambia con una maglia juventina. Amadeus accetta. Applausi in sala. “Ci sono campioni che sono di tutti”, dice più o meno. La modella argentina, ricordiamolo, è la compagna del campione. Seguito in tutto il mondo: la Rai avrà chiesto in tutti i modi che fosse in platea (se non era addirittura una clausola dell’ingaggio con Georgina).

Anastasio con Pfm canta Spalle al muro di Renato Zero. Con stoccate alla Rai e una bella rivisitazione rap con rock. Una spanna più in alto della media. 

La telecamera inquadra Cristiano Ronaldo in prima fila in platea. La Rai ha taciuto sul suo arrivo per lasciare la sorpresa. D’altronde Georgina è co-conduttrice perché è la compagna del campione. 

Raphael Gualazzi sempre al piano con la bella voce di Simona Molinari fanno “E se domani” (1964). Interpretazione tradizionale, comunque buona, appena una frazione di secondo in cui le voci hanno avuto un leggero scarto, per il resto se la sono cavata. 

La versione di Riki e Ana Mena dell’Edera di Nilla Pizzi è vivace, allegra, un bel modo di rivisitarla. 

“Una, nessuna, centomila”

Sette grandi cantanti dicono basta violenza sulle donne nell’iniziativa “Una nessuna e centomila”. Fiorella Mannoia a Elisa, da Giorgia ed Emma a Gianna Nannini, Alessandra Amoroso, Laura Pausini: parlano del concerto del 19 settembre a Verona contro la violenza, i fondi andranno a centri femminili in difficoltà, ricorda Fiorella, e nella più totale trasaprenza. Sette artiste per dare voce a chi non ne ha. Ci sarà un uomo al fianco di ognuna di loro “perché è giusto che uomini e donne uniscano le forze”. 

I primi tre duetti danno un responso impietoso: non c’è confronto con gli originali. Ma è questa è una constatazione prevedibile: vorremmo tanto evitarla.

Marco Masini e Arisa, bionda e capelli cortissime nelle “Vacanze romane” dei Matia Bazar. Il cantante fiorentino conla sua voce roca non tiene le note alte. Perché ha voluto cimentarsi con questo brano bellissimo?  L’accoppiata raccoglie applausi.  

Amadeus con Georgina, prima gag. Lui con sciarpa bianca in uno spagnolo improbabile e sciarpa bianca che scopre sotto la maglia della Juventus. Ma quando si toglie la giacca diventa a metà quella della sua squadra, l’Inter, con il 9 di Lukaku. Gag. Alla compagna di Ronaldo come di prammatica la doppia maglia non piace. 

Junior Cally e i Viito rifanno in versione reggae con innesti rap “Vado al massimo” di Vasco Rossi. Facile dire che non c’è confronto con l’originale. Almeno c’è lo sforzo di non copiarlo. Qualche buu in sala.  

Primo duetto Fausto Leali e Zarrillo. Il veterano nel suo stesso brano ha la voce più roca di un tempo.

 

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